Dagli scavi della metro di Milano spuntano fuori una necropoli e un cavallo

Manuela d'Alessandro

Dai lavori per la nuova linea della metropolita di Milano, è emersa una necropoli con oltre 250 scheletri, che appartengono a epoche diverse, e i resti di un cavallo. A portarli alla luce sono stati gli scavi di fronte alla Basilica di San Vittore al Corpo, vicino al cantiere per la Stazione Sant'Ambrogio della M4.

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"Quest'area - spiega Antonella Ranaldi, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano - ha conservato nel tempo, dall'epoca romana fino al sedicesimo secolo, una destinazione a necropoli".

Secondo Cristina Cattaneo, medico legale e direttrice di Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, la rivelazione è importante "perché gli scheletri sono fondamentali per la ricostruzione della storia di Milano. Alcune scoperte sono estremamente interessanti, ad esempio il primo caso di tubercolosi. Proprio qui, infatti, abbiamo trovato una spina dorsale con le lesioni tipiche della tubercolosi. Nelle fosse comuni abbiamo rinvenuto scheletri con segni di lesioni contusive alla testa e pensiamo si tratti di esecuzioni capitali. Il tutto ci aiutera' molto a ricostruire la storia perché le ossa a volte raccontano storie diverse dai testi o implementano ciò che i testi magari non dicono".

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Scoperto anche lo scheletro di un cavallo ritenuto dall'archeologa Giuliana Cuomo, responsabile di cantiere per la Cooperativa Archeologia, "il primo caso di sepoltura equina rinvenuta a Milano".

"È un fatto di per sé insolito - aggiunge la soprintendente Ranaldi - che incuriosisce e pone degli interrogativi sul perché si trovasse proprio in quest'area dove esistevano delle tombe pregiate. Insieme allo scheletro non abbiamo trovato altro e, quindi, resta l'interrogativo. Se gli hanno dedicato una sepoltura in quest'area sicuramente sarà appartenuto a qualche personaggio importante". Tutti i reperti sono stati portati via dal cantiere per essere catalogati e studiati. Non sono quindi visibili al pubblico.