Dai teatri ai ristoranti, i ministri vanno in ordine sparso sulle riaperture

Paolo Molinari
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AGI - Riaprire sì, ma con cautela. La postilla è l'unica cosa su cui convergono tutti i ministri del governo Draghi impegnati, in queste ore, a perorare le cause di quei settori produttivi di cui hanno la responsabilità. Così al ministro della Cultura Dario Franceschini che chiede di riaprire cinema e teatri, risponde il responsabile dell'Agricoltura, Stefano Patuanelli, che mette in cima alla lista la ristorazione. A tirare il freno rimane così il ministro della Salute Roberto Speranza, alle prese con la recrudescenza dei contagi spinti in alto dalle varianti arrivate anche in Italia.

Ne è una spia il 'caso' di Brescia e dei comuni della Bergamasca che sono tornati ad essere duramente colpiti, tanto da far parlare di un "lockdown mirato" e con il commissario lombardo, Guido Bertolaso, che parla apertamente di "terza ondata". In questo scenario, il procedere in ordine sparso dei ministri mal si concilia con la sfida prima che si è posto il governo, ovvero sconfiggere una volta per tutte la pandemia. Qualche elemento di chiarezza potrebbe arrivare dopo la riunione operativa convocata dal presidente del Consiglio e alla quale parteciperanno - oltre ai ministri Speranza, Franceschini, Patuanelli, Maria Stella Gelmini, Giancarlo Giorgetti e Daniele Franco - anche il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro e il coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Agostino Miozzo.  

"Dobbiamo trovare i protocolli per garantire la sicurezza delle persone, la salute dei cittadini, ma anche la possibilità per il settore della ristorazione di ripartire", è la linea di Stefano Patuanelli che ricorda come "nelle settimane conclusive della mia esperienza al ministero dello Sviluppo economico, attraverso il Cts, stavamo lavorando a dei protocolli per consentire una rivalutazione degli orari di apertura del settore". Una linea condivisa da una sorta di "asse del Nord" che si è venuto a creare all'interno della maggioranza e che comprende ministri ed esponenti politici di 'colori' diversi: c'è il triestino M5s Stefano Patuanelli, il milanese Matteo Salvini e il presidente dell'Emilia Romagna ed esponente Pd, Stefano Bonaccini.

Un asse che si è manifestato plasticamente stamane, quando il governatore ha sposato apertamente la linea della Lega: "Io penso che quello che ha detto Salvini sui ristoranti aperti anche alla sera laddove ci sono territori che non hanno troppi rischi di contagio, è ragionevole”. Parole che hanno fatto guadagnare a Bonaccini una 'card' sul profilo Twitter di Salvini e che lo stesso segretario leghista commenta con entusiasmo: "Fa piacere trovare consenso trasversale su una proposta di assoluto buonsenso, che salvaguardi sia il diritto alla salute che il diritto al lavoro".

Meno entusiasmo manifestano quegli esponenti del Pd impegnati a difendere "l'identità del Pd" quale "forza alternativa alle destre", come Marco Miccoli: "Dico a Bonaccini che le proposte di Salvini non sono mai ragionevoli, sono sempre strumentali. Più che a Salvini, mi affiderei ai tecnici e alla scienza". E quanto ai ristoratori: "Dobbiamo sostenerli economicamente non dilungare le loro difficoltà", sottolinea Miccoli. Meno fortuna sembrano riscuotere fra colleghi di governo ed esponenti di maggioranza le istanze del responsabile della Cultura che, alle ragioni dei ristoratori, frappone quelle dei lavoratori dello spettacolo, oggi in sit in davanti a Montecitorio: "Penso che teatri e cinema, con severe e adeguate misure, siano più sicuri di altri locali già aperti oggi, dice il ministro che preme per arrivare alla "riapertura di tutti i luoghi della cultura". Ad oggi, “teatri e cinema sono chiusi in Francia, Germania, Regno Unito, Belgio, Portogallo”, ricorda lo stesso Franceschini: "Siccome l'Italia è l'Italia vorrei che fossimo i primi a riaprire"