Dai Veda indiani alle canzoni, 35 secoli di baci

(Adnkronos) - Il bacio più famoso della storia dell'umanità è quello di Giuda a Gesù. Un bacio di tradimento. Ma la Giornata Mondiale del Bacio, che si festeggia domani, non vuole celebrare certamente il pesante significato che questo gesto si porta addosso, ma quello più semplice e romantico che ricorda la passione, l'amore, l'amicizia e l'affetto. Il bacio è un gesto semplice, anche terapeutico, celebrato da sempre nell'arte, nella letteratura, nella musica, nel cinema e nella danza. La prima testimonianza letteraria del bacio si trova in un testo vedico indiano del XVI secolo a.C., ma anche nella Bibbia si trovano parecchi baci e nel Cantico dei Cantici ne viene descritto uno appassionato le cui "tenerezze sono migliori del vino".

Per gli antichi greci invece il bacio aveva più una valenza di saluto che erotico-passionale, come racconta lo storico Erodoto che fornisce un ampio catalogo del gesto in tempi classici, mentre per i romani le cose cambiano e due poeti come Ovidio e Catullo raccontano di baci appassionati tra amanti. Con l'arrivo del cristianesimo il bacio diventa "santo" e, ovviamente, casto. Ma il bacio più celebre della letteratura è forse quello tra Paolo e Francesca raccontato da Dante nel V canto dell'Inferno: "Quando leggemmo il disïato riso/esser basciato da cotanto amante,/questi, che mai da me non fia diviso/la bocca mi basciò tutto tremante/Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:/quel giorno più non vi leggemmo avante". Come non ricordare quello shakespearinao fra Romeo e Giulietta, quando lui prima di baciarla le dice: "E allora non ti muovere fin ch’io raccolga dalle labbra tue l’accoglimento della mia preghiera". E ancora 'Anna Karenina' di Tolstoj dove Lenin bacia "con cautela le labbra sorridenti" di Kitty.

Senza cautela è invece il bacio che il pittore italiano Francesco Hayez dipinge nel celebre quadro del 1859 custodito alla Pinacoteca di Brera, diventato icona del gesto passionale e manifesto dell'arte romantica italiana. I due giovani innamorati sono collocati in un contesto medievale e si baciano con grande passionalità. Altrettanto passionale sarà 'Il bacio' di Gustav Klimt, realizzato tra il 1907 e il 1908 e custodito nella Österreichische Galerie Belvedere di Vienna, dove due giovani, avvolti in lunghe tuniche mosaicate, sono avvinghiati e si baciano intensamente, stagliandosi su uno sfondo d'oro. Sono gli anni dell'arte secessionista viennese di cui questo dipinto è il manifesto.

Il bacio è sempre stato protagonista indiscusso della musica, sia quella leggera, sia quella colta. Assente nel melodramma italiano fino a Verdi, appare in grande forma nella romanza-valzer che Luigi Arditi, un violinista ottocentesco italiano, dedicò nel 1859 al celebre soprano senese Marietta Piccolomini, intitolata proprio 'Il bacio', il cui incipit è: "Sulle, sulle labbra, se potessi, dolce un bacio ti darei...". Un tripudio di virtuosismi vocali che hanno reso questa romanza cavallo di battaglia dei soprani più spericolati di tutti i tempi. E ancora "un bacio ancora" che Otello implora a Desdemona dopo averla strangolata nell'opera di Verdi. E i baci passionali tra Tristano e Isotta nell'omonima opera di Wagner, o quelli disperatamente evocati da Cavaradossi ("o dolci baci e languide carezze") nella 'Tosca' di Puccini, fino al bacio necrofilo di Salome alla testa mozzata del Battista nella 'Salome' di Strauss e a quello necro-saffico della contessa di Geschwitz a Lulu ormai morta ammazzata nella 'Lulu' di Alban Berg.

Quanto alla canzone, il repertorio 'bacistico' è assai vasto, tanto da spingere il compianto Ranieri Polese, critico e giornalista, a scrivere un libro edito da Archinto dal titolo eloquente 'Per un bacio d'amor. I baci nella canzone italiana'. Un viaggio attraverso i baci peccaminosi raccontati nelle canzoni dei café chantant, del varietà e dei tabarin, passando per gli anni Trenta, quando la censura vieta baci e amplessi a favore di desideri piccolo-borghesi come una casetta, mille lire al mese e matrimoni felici. I baci tornano nelle canzoni degli anni '50 e '60, trasformandosi lentamente e in maniera sempre più esplicita in veri e propri atti sessuali che ormai fanno ridere anche le educande.

Pochi, anzi, pochissimi, i baci nella danza. Appena accennati e combattuti in epoca di mee-too, come quello, timidissimo del principe per risvegliare la sua Bella dal lungo sonno, appassionati nella 'Carmen', giovanilmente entusiasti e timorosi in 'Romeo e Giulietta', ininterrotti come quello del balletto 'Le Parc' di Preljocaj, il bacio più lungo della storia della danza, interpretato più volte in scena all'Opéra Garnier di Parigi da Eleonora Abbagnato, che Air France volle per pubblicizzare la sua compagnia aerea. Negli ultimi anni ci sono stati anche baci più audaci e espliciti, baci gay come quelli di Calvin Royal II e Sergio Bernal protagonisti di 'Touchè' in prima mondiale la scorsa stagione all'Auditorium Parco della Musica di Roma.

Il bacio più lungo della storia del cinema fino a qualche anno fa, finito nel guinness dei primati, è stato quello tra Ingrid Bergman e Cary Grant in 'Notorious - L'amante perduta', un film del 1946 diretto da Alfred Hitchcock: ben tre minuti. Nel 2010 però è stato superato da quello che si scambiano le protagoniste del film 'Elena Undone'. Un bacio saffico della durata di ben 3 minuti e 24 secondi tra Necar Zadegan e Traci Dinwiddie nel film a tematica Lgbtq della regista Nicole Conn. Impossibile dimenticare infine la scena dei baci tagliati di 'Nuovo Cinema Paradiso' di Giuseppe Tornatore in cui il protagonista Totò, ormai adulto, visiona una bobina che gli ha lasciato l'amico Alfredo come ultimo dono, contenente le scene tagliate dei più celebri baci cinematografici.