Dal 2015 al 2019 attacchi a oleodotti passati da 165 a 3

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Roma, 31 ott. (askanews) - In Italia il fenomeno degli attacchi agli oleodotti è esploso nel 2015, quando si sono registrati 165 casi. Un modus operandi per trafugare carburante con una perforazione della condotta e un innesto per il travaso. Con conseguenze che vanno ben oltre la sottrazione e il danno economico puro e semplice per la perdita del carburante, ovvero il danno alle strutture e il rischio per l'ambiente. In Italia ci sono circa 2700 chilometri di oleodotti, e questo tipo di attacchi ha subìto una impennata nel 2015, le aziende associate all'Up, l'Unione petrolifera, hanno da allora messo in campo tutta una serie di misure per contrastare il fenomeno che ha dato i suoi frutti: in 4 anni questi attacchi da 165 sono scesi a tre.

Ieri, per fare il punto della situazione al ministero dell'Interno, si è tenuto un incontro tra il presidente dell'Unione petrolifera, l'ingegnere Claudio Spinaci, e il vice direttore generale della pubblica sicurezza - direttore centrale della polizia criminale, il prefetto Vittorio Rizzi, per tracciare un bilancio delle attività congiunte, volte alla prevenzione ed al contrasto dei reati in danno degli impianti di distribuzione di carburanti e degli oleodotti e fornire un ulteriore impulso alla collaborazione e allo scambio informativo.

Partendo da un dato: abbattimento degli attacchi agli oleodotti passati da 165 casi di effrazione nel 2015 a 3 nel 2019, "un risultato positivo raggiunto grazie ad una puntuale analisi delle attività delittuose ai fini della pianificazione di mirate strategie anticrimine". Tutti hanno lavorato insieme: a livello centrale, con il supporto di analisi della Direzione centrale della polizia criminale e dell'Unione petrolifera ed a livello locale, le forze di polizia in sinergia con le aziende proprietarie degli oleodotti.

La collaborazione continua anche per il futuro con l'obiettivo di ridurre i rischi legati alla movimentazione del contante presso gli impianti di distribuzione carburanti, connessi anche all'interesse della criminalità in questo settore.

E sarà fornita ai gestori degli impianti una check list su cosa fare in caso di rapina per tutelare l'incolumità degli operatori e fornire utili informazioni alle forze di polizia.

"La sicurezza passa anche attraverso il coinvolgimento attivo del mondo imprenditoriale ed i risultati ottenuti e quelli che ci aspettiamo con Unione Petrolifera ne sono testimonianza" ha sottolineato il prefetto Vittorio Rizzi a margine dell'incontro. Il presidente Up Claudio Spinaci, nell'esprimere il proprio apprezzamento al prefetto Rizzi per il prezioso lavoro sinora svolto, ha ribadito la "piena disponibilità" dell'Unione petrolifera a mettere a disposizione tutte le informazioni in possesso per contrastare efficacemente i fenomeni di illegalità che minano la tenuta del settore, con ingenti danni sia per l'erario che per la collettività, ed auspicato una sempre maggiore collaborazione tra istituzioni ed operatori che rappresenta "il vero modello vincente".