Dal '68 al liceo ai "tortellini", chi è il neocardinale Zuppi

Ska

Città del Vaticano, 4 ott. (askanews) - Contestatore al liceo (era il '68), la comunità di Sant'Egidio, la mediazione per la pace in Mozambico, e poi Bologna, assurto da ultimo alle cronache per la vicenda dei "tortellini" halal: Matteo Zuppi, che Papa Francesco eleverà domani alla dignità cardinalizia nel corso di un Concistoro pomeridiano a San Pietro, mescola un pedigree ecclesiastico di eccellenza e la semplicità del prete da strada.

"Romano de Roma", Matteo Zuppi è nato 63 anni fa a Roma. L'Avvenire ricorda che l'arcivescovo è figlio di Enrico, storico direttore dell'Osservatore della Domanica, ed è, da parte di madre, pronipote del cardinale Carlo Confalonieri. Al liceo è un contestatore. "La mia generazione", racconterà anni dopo ai ragazzi bolognesi, "ha iniziato ad andare al liceo nel Sessantotto. Per alcuni era l'inizio della fine e in effetti quegli anni hanno significato una rottura. Sbagliavamo? Su molte cose sì. Ma l'ambizione di voler cambiare il mondo e di vincere il formalismo con il contenuto non era sbagliata". Matteo Zuppi incontra preso quel gruppo di ragazzi che diventerà poi la comunità di Sant'Egidio: intorno ad Andrea Riccardi, il fondatore, vanno nei baraccati delle periferie romane e aiutano i ragazzini a studiare, sul modello del fiorentino Don Lorenzo Milani. "Io che prendevo sempre l'autobus per andare in centro, sono salito per andare nella direzione opposta". Università alla Sapienza (laurea in storia del cristianesimo), poi la scelta religiosa. Ordinato sacerdote nel 1981, viceparroco e poi parroco a Santa Maria in Trastevere, la chiesa di riferimento della comunità di Sant'Egidio. Nel 1990 svolge fa parte dei mediatori che portano agli accordi di pace del Mozambico firmati a Roma nel 1992 alla sede di Trastevere della comunità. Viene nominato da Benedetto XVI vescovo ausiliare di Roma nel 2012. Il 27 ottobre 2015 Papa Francesco lo ha nominato arcivescovo metropolita di Bologna.

Bologna ha una storia gravida, ma Zuppi si inserisce con bonomia e cordialità. Cattedra del cardinal Lercaro, il "progressista" emarginato dopo il Concilio vaticano II, qui, dopo Antonio Poma (1968-1983) e Enrico Manfedini (morì pochi mesi dopo la nomina), Giovanni Paolo II nominò Giacomo Biffi (1984-2003) e poi il ciellino Carlo Caffarra (in pensione nel 2015). Bologna la rossa ha incontrato, e a volte si è scontrata, con gli ultimi vescovi: Biffi e Caffarra, in particolare, erano campioni dei conservatori. Caffarra, per dire, bioeticista affilato, è stato uno dei quattro cardinali a criticare aperamente le aperture di Papa Francesco in materia di pastorale famigliare. Eppure Zuppi no è arrivato per cancellare il passato, ed ha anzi subito intessuto col suo predecessore, morto nel frattempo, un rapporto umano cordiale.

L'uomo, del resto, ha carisma. Le sue aperture infastidiscono i conservatori, ma non sono mai fatte con intento polemico. Tra le più note, promuove un incontro sull'ecologia sulla scia della Laudato si' di Papa Francesco; firma l'introduzione alla traduzione italiana del libro del gesuita statunitense James Martin sul mondo lgbt, "Un ponte da costruire. Una relazione nuova tra Chiesa e persone Lgbt" (Marcianum press). Eredita da Caffarra, e gestisce con intelligenza, il gruppo Faac ereditato dall'arcidiocesi: nel 2017 l'azienda chiude con un fatturato consolidato di 427 milioni di euro, i dipendenti salgono a 2.500, e 43 milioni di utile netto.

L'inclusione del suo nome tra i 13 cardinali del Concistoro di domani ha fatto sobbalzare qualche monsignore in giro per l'Italia per almeno due motivi. Il primo è che tra i molti vescovi italiani, Zuppi è uno degli uomini di Chiesa più orientato politicamente: non con un partito, beninteso, ma nell'impegno sociale, a favore dei poveri e dei migranti. Il secondo è che il Papa aveva abituato la Conferenza episcopale italiana ad una inversione di tendenza: se prima del Papa vi erano sedi episcopali italiane che da secoli ricevevano la berretta cardinalizia, Jorge Mario Bergoglio ha preferito "premiare" sedi secondarie (Perugia, Agrigento, Ancona) e lasciare senza cardinali sedi "aristocratiche" come Venezia, Palermo e... Bologna! E ora, contravvenendo ad una consuetudine che egli stesso aveva introdotto (che peraltro non sta scritta da nessuna parte), crea cardinale proprio l'arcivescovo di Bologna.

Tornato sulle prima pagine dei giornali solo pochi giorni fa per la vicenda del tortellino con carne di pollo, una notizia, ha precisato in una nota l'arcidiocesi di Bologna, che il cardinale designato ha appreso dai media. "Era all'oscuro dell'iniziativa annunciata ieri in conferenza stampa dal Comitato cittadino per le manifestazioni petroniane. Il Comitato ha previsto che accanto ai quintali di tortellini conformi alla ricetta depositata, siano preparati anche pochi chilogrammi senza maiale per chi non può mangiarne per diversi motivi. Nella città in cui il cardinal Farnese nel 1661 emise il bando contro la contraffazione della mortadella con tanto di pene pecuniarie e corporali per i trasgressori, il prossimo cardinale Zuppi non poteva certo cambiare la tradizione. E' sorprendente che una fake news sia utilizzata per confondere bolognesi e italiani e tanto più che una normale regola di accoglienza e di riguardo verso gli invitati sia interpretata come offesa alla tradizione. Infatti la preoccupazione è che tutti possano partecipare alla festa, anche chi ha problemi o altre abitudini alimentari o motivi religiosi. Alcune polemiche e strumentalizzazioni non sono accettabili neanche in campagna elettorale. Con la festa di san Petronio continueremo a vivere la tradizione della nostra città e della nostra Chiesa. Sarà come sempre un momento di unità intorno al Padre defensor di tutti i bolognesi". E sotto l'egida di un arcivescovo che si staglia come protagonista della vita della Chiesa italiana dei prossimi anni.