Dal '68 al liceo ai "tortellini", chi è il cardinale Matteo Zuppi

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Città del Vaticano, 11 gen. (askanews) - Contestatore al liceo (era il '68), tra i pionieri della comunità di Sant'Egidio, in prima linea nella mediazione per la pace in Mozambico, e poi arcivescovo di Bologna, assurto da ultimo alle cronache per la vicenda dei "tortellini" halal: Matteo Zuppi, che oggi ha preso possesso della sua sede cardinalizia a Trasteverem mescola un pedigree ecclesiastico di eccellenza e la semplicità del prete da strada.

"Romano de Roma", Matteo Zuppi è nato 63 anni fa a Roma. Figlio di Enrico, storico direttore dell'Osservatore della Domanica, e, da parte di madre, pronipote del cardinale Carlo Confalonieri, ll liceo è un contestatore. "La mia generazione", racconterà anni dopo ai ragazzi bolognesi, "ha iniziato ad andare al liceo nel Sessantotto. Per alcuni era l'inizio della fine e in effetti quegli anni hanno significato una rottura. Sbagliavamo? Su molte cose sì. Ma l'ambizione di voler cambiare il mondo e di vincere il formalismo con il contenuto non era sbagliata". Matteo Zuppi incontra preso quel gruppo di ragazzi che diventerà poi la comunità di Sant'Egidio: intorno ad Andrea Riccardi, il fondatore, vanno nei baraccati delle periferie romane e aiutano i ragazzini a studiare, sul modello del fiorentino Don Lorenzo Milani. "Io che prendevo sempre l'autobus per andare in centro, sono salito per andare nella direzione opposta". Università alla Sapienza (laurea in storia del cristianesimo), poi la scelta religiosa. Ordinato sacerdote nel 1981, viceparroco e poi parroco a Santa Maria in Trastevere, la chiesa di riferimento della comunità di Sant'Egidio. Nel 1990 svolge fa parte dei mediatori che portano agli accordi di pace del Mozambico firmati a Roma nel 1992 alla sede di Trastevere della comunità. Viene nominato da Benedetto XVI vescovo ausiliare di Roma nel 2012. Il 27 ottobre 2015 Papa Francesco lo ha nominato arcivescovo metropolita di Bologna. A ottobre scorso, infine, lo ha creato cardinale.

Bologna ha una storia gravida, ma Zuppi si inserisce con bonomia e cordialità. Cattedra del cardinal Lercaro, il "progressista" emarginato dopo il Concilio vaticano II, qui, dopo Antonio Poma (1968-1983) e Enrico Manfedini (morì pochi mesi dopo la nomina), Giovanni Paolo II nominò Giacomo Biffi (1984-2003) e poi il ciellino Carlo Caffarra (in pensione nel 2015). Bologna la rossa ha incontrato, e a volte si è scontrata, con gli ultimi vescovi: Biffi e Caffarra, in particolare, erano campioni dei conservatori. Caffarra, per dire, bioeticista affilato, è stato uno dei quattro cardinali a criticare aperamente le aperture di Papa Francesco in materia di pastorale famigliare. Eppure Zuppi no è arrivato per cancellare il passato, ed ha anzi subito intessuto col suo predecessore, morto nel frattempo, un rapporto umano cordiale.

L'uomo, del resto, ha carisma. Le sue aperture infastidiscono i conservatori, ma non sono mai fatte con intento polemico. Tra le più note, promuove un incontro sull'ecologia sulla scia della Laudato si di Papa Francesco; firma l'introduzione alla traduzione italiana del libro del gesuita statunitense James Martin sul mondo lgbt, "Un ponte da costruire. Una relazione nuova tra Chiesa e persone Lgbt" (Marcianum press). Eredita da Caffarra, e gestisce con intelligenza, il gruppo Faac ereditato dall'arcidiocesi: nel 2017 l'azienda chiude con un fatturato consolidato di 427 milioni di euro, i dipendenti salgono a 2.500, e 43 milioni di utile netto.

L'inclusione del suo nome tra i 13 cardinali del Concistoro di ottobre ha fatto sobbalzare qualche monsignore in giro per l'Italia per almeno due motivi. Il primo è che tra i molti vescovi italiani, Zuppi è uno degli uomini di Chiesa più orientato politicamente: non con un partito, beninteso, ma nell'impegno sociale, a favore dei poveri e dei migranti. Il secondo è che il Papa aveva abituato la Conferenza episcopale italiana ad una inversione di tendenza: se prima del Papa vi erano sedi episcopali italiane che da secoli ricevevano la berretta cardinalizia, Jorge Mario Bergoglio ha preferito "premiare" sedi secondarie (Perugia, Agrigento, Ancona) e lasciare senza cardinali sedi "aristocratiche" come Venezia, Palermo e... Bologna! E all'ultimo concistoro, contravvenendo ad una consuetudine che egli stesso aveva introdotto (che peraltro non sta scritta da nessuna parte), ha creato cardinale proprio l'arcivescovo di Bologna.

Che questa sera, circondato da membri della comunità di Sant'Egidio, abitanti del quartiere, parenti e amici, ha preso possesso del titolo cardinalizio di Sant'Egidio nella omonima chiesa, prima di presiedere messa nella basilica di Santa Maria in Trastevere. Presenti alla cerimonia di insediamento, tra gli altri, il fondatore della comunità di Sant'Egidio, Andrea Riccardi, e il presidente, Marco Impagliazzo. Don Francesco Tedeschi ha letto la bolla pontificia che eleva la chisa di Sant'Egidio a titolo presbiteriale cardinalizio. Nel corso dell'omelia successiva, Zuppi, commentando il Vangelo della domenica che parla del battesimo di Gesù nel Giordano, ha anche fatto riferimento ai venti di guerra che stanno attraversando, in modo preoccupante, il mondo, lanciando un forte appello di pace: "Gesù, battezzato nel Giordano, uscì dal fiume e, sopra di lui, si aprirono i cieli, da cui discese lo Spirito come colomba. L'aprirsi dei cieli è segno della fine dei tempi dell'ira: oggi i cieli sono chiusi, troppo chiusi, in tante parti del mondo. Tornano i tempi dell'ira e della guerra. Penso al Medio Oriente, che in modo particolare negli ultimi giorni è stato teatro di gravi tensioni. Ma penso anche ad altre parti del mondo, come la Libia, così vicina a noi e tanto ingiustamente travagliata. E non voglio dimenticare l'amato Mozambico. Tante volte, da molti anni, da questa basilica, nel cuore di Roma, si è levata una preghiera per la pace. Anche oggi, vorrei che questa liturgia fosse un momento in cui si alza fiduciosa e insistente la nostra preghiera di pace al Signore, 'luce delle nazioni': si aprano i cieli della pace; si allontani la tempesta della guerra! Non vengano mai i giorni dell'ira! E anche la nostra voce si leva, umile e convinta dopo tante dolorose esperienze di guerre sempre inutili: non si può mettere in gioco la pace, cerchiamo sempre una via giusta per vivere insieme! Si aprano i cieli di pace!".