Dal cinema ai piatti light: per i Millennial è Anni 90 mania

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Image from askanews web site
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Milano, 4 ago. (askanews) - Dal successo delle serie tv su Netflix ispirate a quell'epoca, ai podcast e remix sulla dance music disponibili su Spotify fino al ritorno nei menù di piatti antesignani di tendenze attualissime, non ultima quella dei cibi "light": lo spirito degli anni 90 sembra essere più che mai attuale, complici gli ultimi due anni incerti e caotici che ci mosso a nostalgia verso l'ultimo decennio del '900.

Due crolli, quello del Muro di Berlino e quello delle Torri Gemelle, hanno determinato la durata di quel decennio che ha avuto, come tutti, le sue "icone pop": dai Mondiali Italia 90, al Festivalbar e Non è la Rai ai must della tavola come l'intramontabile bresaola della Valtellina (certificata Igp nel 1996) con rucola e grana o l'insalata di riso. E ancora in radio le boy band (Spice Girls e Take That), in televisione i teen drama (Beverly Hills, Melrose Place, Dawson Creek) e il karaoke con Fiorello.

Internet era lontano dall'essere un fenomeno di massa, i social e gli smartphone impensabili, e le pizze arrivavano a domicilio solo dopo una telefonata. Con i single che prendono sempre più il posto delle famiglie numerose nascono le prime confezioni "monoporzione", si moltiplicano i fast food e i discount accanto, senza troppo spazio per la coerenza, al successo di Dieta Mediterranea e cibi light, con la riscoperta delle tradizioni e dei territori locali, delle Dop e delle Igp. In cucina, come nella moda e in altri settori, si assiste ad una "fuga dagli eccessi" che negli anni 80 avevano fatto sfoggio. La forma fisica diventa fondamentale e in cucina sono banditi cibi iconici come la panna che aveva dominato anni 70 e 80. E a tavola quali furono i piatti protagonisti?

La bresaola della Valtellina è una di questi: ha iniziato la sua popolarità proprio a partire dagli anni 90, quando, forte del suo essere il più light tra i salumi, ha valicato i confini lombardi proponendosi nella versione più semplice con un filo d'olio e qualche goccia di limone, o in quella più mediterranea su un letto di rucola e ricoperta di scaglie di grana. Negli anni però, si è evoluta arrivando a proporsi anche in accostamenti più arditi come la frutta di stagione (intraprendente con il melone, il mango, l'avocado, l'arancia, il caco, l'albicocca e la melagrana), la frutta secca e persino zenzero e rosso d'uovo.

In questo breve elenco impossibile non citare il formaggio spalmabile che, pur essendo lontano dalla nostra tradizione casearia, in quegli anni soppianta la panna. Una ragazza giapponese di nome Kaori suggerirà più di un ricordo a chi ha vissuto quegli segnati dal boom di un altro prodotto del largo consumo, la Philadelphia che porta il nome dell'omonima città americana non perché sia stato creato in quel luogo ma perché all'epoca Philadelphia era considerata la patria del cibo di qualità.

Se parliamo di piatti, invece, allora un posto nel menù anni 90 lo merita la paella, probabilmente una delle prime incursioni di cucina etnica nei gusti a volte un po' "conservatori" degli italiani. Simbolo di europeismo e di apertura deve il suo nome (significa padella) al basso recipiente di ferro a due manici nel quale viene cucinata e servita. E come spesso accade ai piatti più amati ha origini decisamente umili, come un insieme di avanzi ottenuti dalle tavole nobiliari e consumati dalla servitù. Sempre il riso è il protagonista di un altro piatto iconico, l'insalata di riso, la cui origine si perde nel tempo. La prima ricetta codificata di cui c'è traccia è quella del riso freddo citato nel trattato di cucina di un Anonimo Padovano (probabilmente cuoco di origine romana dell'Arcivescovo di Padova), che i critici stimano ultimato tra il 1475 ed il 1502. Nel secondo Dopoguerra, divenuto il riso un alimento a buon mercato, arriva il boom dell'insalata di riso che negli anni '90 si accompagna a sottoli e sottaceti fino a trovare una declinazione più raffinata, light e talvolta anche gourmet ai giorni nostri, meritandosi una giornata nazionale tutta sua (8 luglio).

Immancabili, infine, due dolci: il plumcake e lo yogurt gelato. Il primo non ha bisogno di presentazioni: preparato con pochi ingredienti e nella sua inconfondibile forma deve il suo nome a un "errore" di cui possiamo rivendicare la paternità. In origine questa torta, in realtà, si chiamava Pflaumenkuchen (torta alle prugne), nacque in Germania e si diffuse in seguito nei Paesi anglossassoni. In particolare, in Inghilterra viene chiamato poundcake, dove il termine pound (libbra) sta ad indicare la stessa unità di misura per ciascun ingrediente, l'equivalente n Francia della torta quattro quarti. Infine i gelati allo yogurt che in verità arrivarono sul mercato negli anni 70, con il nome di frogurt ma solo negli anni 90 diventano un trend, sempre per rispondere alle esigenze di un cibo più light, con un più basso contenuto di grassi ma dal gusto simile al gelato. Nei fatti non ha mai scalzato il classico gelato tradizionale ma ha ottenuto anche lui un posto al sole, segnando anche l'avvento di una nuova tipologia di locale, la yogurteria.

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