Dal corpo alle sue spoglie: Corpus Domini a Palazzo Reale Milano

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Milano, 29 ott. (askanews) – Si parte con la Body art, con le sue manifestazioni anche difficili, e si arriva a una montagna di vestiti, tutti neri, illuminati dalla luce spettrale dell’assenza. Potremmo metaforicamente dire che la mostra “Corpus Domini”, curata da Francesca Alfano Miglietti a Palazzo Reale a Milano, si muove tra questi due momenti, attraversando le varie declinazioni che il corpo ha subito nella Società dello Spettacolo e nella lettura del periodo che ne hanno fatto gli artisti. Una mostra, come ci ha spiegato la stessa curatrice, che racconta, in fondo, una serie di mutazioni. “C’è un corpo prima – ha detto FAM ad askanews – che è un corpo vero, ed è quello di Gina Pane e di Urs Luthi, un corpo vero fatto ancora di carne, di sangue, di ferite, di paura, di disturbi mentali e così via. Poi questo corpo diventa perfetto, ma finto, che è il corpo dell’iperrealismo. E adesso ci sono le spoglie, soprattutto le spoglie di una categoria umana che sono i poveri, i lavoratori, i migranti, che non hanno diritto a un’immagine”.

Questa negazione, le cui tracce restano negli oggetti o negli archivi, è il punto interrogativo che si colloca, drammaticamente, al culmine del percorso espositivo, al culmine di un’indagine artistica che è anche domanda sul nostro stare nel mondo, sullo stare in relazione agli altri. “Se a qualcuno di noi succede qualcosa – ha aggiunto Alfano Miglietti – succede anche agli altri. Quindi per proteggere noi stessi dobbiamo innanzitutto proteggere gli altri, e quando avremo bisogno d’aiuto ci sarà qualcuno che ci darà una mano. Però gli altri bisogna vederli, non bisogna percepirli come pericolo o nemici, ma come alleati. Questa è una mostra che vuole progettare amicizia”.

Ecco, l’altro aspetto che forse all’inizio non si poteva prevedere è che, pur in presenza di opere spesso molto dure, quello che rimane è una sensazione di possibile sollievo, di possibile e inattesa speranza. Come se i lavori di tanti artisti importanti, da Christian Boltanski a Robert Gober, da Carole Feuerman a Chiharu Shiota, da Duane Hanson a Joseph Kosuth, fossero in grado di aggiungere una luce ai corpi e, in un certo senso, riscattarli in una sorta di visione. Quella per esempio che viene proposta da AES+F la cui serie dedicata al Mediterraneo racconta in salsa pop il salvataggio dei migranti in mare. “Siamo soddisfatti da questa mostra nel centro di Milano a Palazzo Reale, ci hanno dato una bellissima sala, una meravigliosa istallazione” ha detto Lev Evzovich. “E una fantastica squadra a livello di curatori”, ha aggiunto Tatiana Arzamasova, entrambi esponenti del collettivo artistico.

Concepita inizialmente come un progetto sulla Body Art con Lea Vergine, “Corpus Domini” ha poi preso una strada diversa, allargando il campo, fino ad arrivare a una delle opere più forti del contemporaneo in Italia, quel “Muro Occidentale o del Pianto” di Fabio Mauri che è una sorta di grande altare dolente al centro dell’esposizione.

La mostra, prodotta in collaborazione con il Comune di Milano e Marsilio Arte, è anche l’occasione per apprezzare il modo in cui Palazzo Reale si presta a ospitare installazioni di arte contemporanea, forse anche con più naturalezza rispetto alla pittura più tradizionale.

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