Dal Cts ai politici. Cresce il fronte dell'obbligo vaccinale

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A sinistra Luca Ricolfi, in mezzo Franco Locatelli, a destra Matteo Renzi (Photo: Getty e Ansa)
A sinistra Luca Ricolfi, in mezzo Franco Locatelli, a destra Matteo Renzi (Photo: Getty e Ansa)

C’è chi è sempre stato a favore e negli ultimi giorni ha ribadito le proprie argomentazioni. Chi invece ha cambiato idea dopo il sensibile aumento di contagi dovuto alla diffusione della variante Omicron. Chi poi lo ritiene una sorta di “rimedio” all’inadeguatezza delle altre soluzioni prese dal governo. Negli ultimi giorni si è assistito ad un fiorire di reazioni favorevoli all’ipotesi di obblòigo vaccinale. Sociologi, scienziati, politici, ma anche personaggi della società civile hanno spiegato le motivazioni per cui sostengono l’obbligo. Uno degli ultimi è stato il sociologo e politologo Luca Ricolfi, che oggi, in un’analisi scritta su laRepubblica dal titolo “Le ragioni dell’obbligo” ha spiegato come l’obbligo vaccinale, pur non essendo una soluzione che lo aggrada del tutto, ”è però l’unica che resta”.

Ricolfi però è solo l’ultimo in ordine di tempo a esporsi pubbicamente a favore dell’obbligo. Eccone alcuni.

SCIENZIATI

Franco Locatelli, coordinatore del Cts, ha espresso il suo favore nei confronti dell’obbligo vaccinale ieri, in un’intervista a Repubblica. “L’obbligo vaccinale è una scelta che spetta alla politica perché non ha valenze solo sanitarie, ma anche etiche e sociali. Sono sempre stato un fautore del vaccino facoltativo. Ora però da tecnico della sanità dico che le condizioni sono mature per l’obbligo per rispondere alle esigenze di salute dei pazienti con Covid o con malattie diverse” ha affermato. “Siamo in una fase di crescita pressoché esponenziale dei contagi. L’incidenza settimanale per 100mila abitanti è più che raddoppiata in 7 giorni” ha aggiunto Locatelli.

Fabio Ciciliano, componente del Cts, ha affermato di volere l’obbligo vaccinale in un’intervista ad Huffpost del 30 dicembre. “Dal punto di vista tecnico, sarebbe la soluzione ideale poiché in grado di aumentare la protezione del maggior numero di persone possibili. Ma ovviamente, in definitiva, la valutazione spetta al governo” ha dichiarato.

Donato Greco, epidemiologo, membro del Cts ed ex direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, ha sostenuto l’obbligo vaccinale oggi a La Stampa. Greco ha detto che le condizioni per l’obbligo vaccinale sono “mature”.“Sono mature perché il 90 per cento degli over 12 ha almeno una dose, la vaccinazione dei bambini va bene, ma restano 6 milioni di adulti non vaccinati. Di questi un milione e mezzo ha più di 50 anni e 180mila più di 80. Tutte persone che rischiano l’ospedalizzazione e fanno cambiare colore alle regioni. Non sono solo No vax, pensiamo agli ultraottantenni, ma italiani poco raggiunti dalla prevenzione” ha osservato.

Sergio Abrignani, immunologo dell’università di Milano e membro del Cts ha dichiarato in un’intervista a laRepubblica del 31 dicembre: “Se fossimo tutti vaccinati oggi avremmo 440 ricoverati in terapia intensiva invece di 1.200 e saremmo tutti in zona bianca”. Per tale motivo, secondo Abrignani, “questo sarebbe il momento dell’obbligo vaccinale”. “Perché i casi gravi si possono controllare con i vaccini e l’epidemia di forme severe oggi riguarda i No Vax, il 10% del Paese. Il 60-70% dei ricoveri in terapia intensiva è di persone non immunizzate e dalle terapie intensive dipendono sia i colori delle Regioni che la possibilità di curare malattie diverse dal Covid. Non è possibile che le scelte irrazionali del 10% determinino la sorte del restante 90%. Se torneremo in zona arancione o peggio rossa, chi pagherà i danni?” ha spiegato l’immunologo.

Giorgio Sestili, fisico e comunicatore scientifico, ha parlato di obbligo vaccinale al Corriere della Sera lo scorso 31 dicembre. “Se non vogliamo mandare al collasso le strutture sanitarie l’unico vero strumento sono appunto i vaccini” ha detto. “Io sono stato sempre favorevole all’obbligo vaccinale, il green pass è una misura meno efficace. L’obbligo è più egualitario e semplice da capire. Siamo in pandemia, c’è un’emergenza sanitaria mondiale, abbiamo trovato un vaccino che può portarci fuori dall’emergenza e ricordiamoci che anche in passato è accaduto così. Se avessimo tutti le terze dosi di vaccino potremmo essere più tranquilli sulle conseguenze perché la malattia rimarrebbe a un livello basso. Le persone sarebbero ben protette e ci potremmo quasi permettere di far circolare il virus” ha aggiunto il fisico.

Giorgio Garattini, decano dei farmacologi italiani e fondatore dell’Istituto Mario Negri, ha espresso la sua opinione lo scorso 29 dicembre in un’intervista a QN. “Non c’è più tempo da perdere, l’esecutivo deve avere più coraggio” ha dichiarato. “I dati dicono che c’è necessità e siamo in ritardo” ha aggiunto. Secondo il farmacologo, se l’Italia inserisse l’obbligo vaccinale, molti Paesi europei la seguirebbero. “Siamo in una situazione paradossale in cui i governi stanno fermi in attesa che qualcuno faccia la prima mossa”, ha spiegato.

Anche Fabrizio Pregliasco, virologo e docente della Statale di Milano, è per l’obbligo vaccinale. Per Pregliasco “non è più tempo di indugiare” e tra le ipotesi al vaglio del Governo per una stretta ulteriore, che verrà decisa mercoledì in Cdm, opta per la più drastica. “Non è più tempo di andare per gradi - afferma all’Adnkronos Salute - serve l’obbligo almeno per gli over 18”.

Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale, ha detto oggi all’Adnkronos Salute: “In questa fase, per come stanno andando i numeri dei contagi Covid, gli obblighi vaccinali sono determinanti, sia per la terza dose sia per chi non si è vaccinato affatto. Un allargamento dell’obbligo sarebbe utile. Credo che la scelta della politica debba essere decisa”.

POLITICI

Andrea Costa, sottosegretario alla Salute, ha ribadito ultimamente il suo favore nei confronti dell’obbligo vaccinale a ‘Timeline’, su Sky Tg24. “Sono favorevole all’obbligo vaccinale - ha sottolineato il sottosegretario - e non ho nessuna difficoltà ad ammetterlo. Tuttavia credo sia semplicistico pensare che basti introdurlo per risolvere il problema perché si aprirebbero altri problemi di applicazione, di rispetto delle regole, da affrontare e da gestire”.

Enrico Letta, segretario del Pd, ha detto in un’intervista a laRepubblica dello scorso 29 dicembre che “il passo successivo a cui bisogna prepararsi nella lotta alla pandemia, è l’obbligo vaccinale”. Letta si è detto “convinto che l’obbligo aumenterebbe molto i numeri. Tanti non si sono vaccinati non per volontà ideologica, ma perché, nel dubbio, di fronte all’assenza di obbligo hanno preferito non farlo”. Il leader dem ritiene che la scelta della profilassi obbligatoria verrebbe subito imitata dagli altri Paesi europei. “Il primo che introduce l’obbligo produrrà un effetto domino in tutti gli altri” ha spiegato.

Matteo Renzi, leader di Italia viva, ha parlato di obbligo vaccinale in un’intervista a “Il Messaggero” di ieri. “Non ha più senso rinviare la decisione relativa all’obbligo vaccinale. Peraltro la scienza ci dice che, per i vaccinati, il Covid sta diventando un malanno di stagione, si sta ‘raffreddorizzando’. Quindi i vaccini sono decisivi” ha dichiarato Renzi. Secondo il leader di Iv “bisogna accelerare sulle terze dosi e seguire il modello di Israele sulle quarte”. Ma è lo stesso partito di Renzi Iv ad aver lanciato, il 30 dicembre, una petizione a favore dell’obbligo. “La più efficace arma di contrasto al Covid-19 sono i vaccini. Il fatto che, ad oggi, ci sia ancora una fetta di popolazione non vaccinata e refrattaria alla vaccinazione è l’elemento che più ostacola l’uscita dall’emergenza. Occorre che lo Stato si assuma di fronte ai propri cittadini e cittadine la responsabilità di imporre l’obbligo vaccinale”, si legge nel documento.

Carlo Calenda, leader di “Azione” ha dichiarato di aver cambiato idea sull’obbligo vaccinale e di essere ora a favore. A Omnibus, su La 7, lo scorso 28 dicembre Calenda ha detto: “Misure per fronteggiare Omicron? Onestamente è molto difficile fare una proposta alternativa non avendo una base di dati strutturata a cui avere accesso, forse questo è uno dei temi di cui si dovrebbe parlare… Incomincio ad essere favorevole istintivamente all’obbligo vaccinale, cosa che prima non ero, perché credevo che piano piano avremmo convinto tutti a vaccinarsi ma così non è. Sapendo che chi non si vaccina verrebbe licenziato, e diventerebbe una situazione molto tosta”.

Anche Licia Ronzulli e Mariastella Gelmini di Forza Italia hanno espresso il loro parere favorevole all’obbligo vaccinale negli ultimi giorni. “Il preoccupante aumento dei contagi e soprattutto dei ricoveri, che rischia di mandare nuovamente in tilt la sanità italiana, impongono la necessità di intervenire con decisione e prontezza. [...] È quindi giunto il momento di una nuova stretta contro i no vax, sopperendo alla mancanza di coraggio a causa della quale non si è introdotto l’obbligo vaccinale già mesi fa, attraverso l’estensione del super green pass all’intero mondo del lavoro”. Queste le parole di Ronzulli lo scorso 30 dicembre. “Nel Governo é aperta una discussione sull’obbligo vaccinale e sull’obbligo del super green pass nei luoghi di lavoro. Forza Italia è favorevole a entrambe le soluzioni” ha affermato invece la ministra per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini, in una intervista al Tg1.

Francesco Laforgia, senatore LeU, anche si è detto d’accordo con l’obbligo vaccinale. “Penso sia maturo il tempo per introdurre l’obbligo vaccinale. Il governo costruisca rapidamente questo obiettivo che, insieme a un tracciamento più efficace di quello fin qui realizzato, può rappresentare la vera svolta per chiudere la partita contro il covid” ha commentato.

AMMINISTRATORI

Giovanni Toti, governatore della Liguria, ha ribadito di essere d’accordo con l’obbligo vaccinale il 30 dicembre, intervistato da SkyTg24. “L’obbligo vaccinale per me si può fare domani mattina, semplificherebbe la vita e le regole per tante persone: qui posso entrare - lì non posso entrare, punto fine”. Secondo Toti l’obbligo renderebbe quindi più chiare le regole. “Ai non vaccinati restano solamente i luoghi di lavoro in cui accedere in qualche modo con il tampone - ha detto - e mi chiedo se è ragionevole pensare che un non vaccinato si rechi sul posto di lavoro a piedi o in bicicletta, non possa mangiare alla mensa con i colleghi, ma possa stare dentro a un ufficio. Francamente è un qualcosa di incongruente”. Toti aveva sottolineato di essere a favore dell’obbligo già a novembre. Su Facebook aveva scritto: “Rilancerei anche l’obbligatorietà della vaccinazione, oltre l’estensione del Green Pass e la terza dose a tutti”.

Anche il presidente della Campania Vincenzo De Luca in questi giorni ha chiesto nuovamente al governo di imporre l’obbligo vaccinale. ”È indispensabile decidere subito l’obbligatorietà della vaccinazione, o, comunque, un lockdown per i No-Vax lungo, serio e controllato” ha scritto in una nota il 30 dicembre diretta al governo. Secondo De Luca le azioni dell’esecutivo risultano “del tutto insufficienti”, per questo “sono necessari provvedimenti drastici”.

Eugenio Giani, governatore della Toscana, ha dichiarato ieri di essere a favore del’obbligo. “Il vero motivo ostativo al sistema di protezione sanitaria antiCovid nel suo funzionamento generale sono i non vaccinati. Questi ci riempiono di tamponi, perché se li devono fare tutti i giorni, se c’è tutto il caos molto è per i tamponi ad hoc che questi vogliono. E contemporaneamente, quando sono poi contagiati, non è che se lo gestiscono in casa, perché non avendo fatto il vaccino hanno problemi di crisi respiratorie, vengono in ospedale, entrano in terapie intensive e così via. Trovo veramente sempre più incomprensibile un atteggiamento ideologico che porta danni a se stessi e a tutto il sistema. Per questo io sono per l’obbligo vaccinale” ha dichiarato a margine di una visita all’ospedale di Careggi dove ha visitato il pronto soccorso e i reparti.

Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna, ha ribadito in questi giorni come l’Emilia Romagna sia stata una delle prime regioni a chiedere l’obbligo del vaccino. “Il 70% dei nostri posti di terapia intensiva - ha sottolineato Bonaccini - sono occupati da non vaccinati (nonostante siano un decimo rispetto ai vaccinati tra coloro che hanno più di dodici anni) e questo impedisce di svolgere altri interventi sanitari indispensabili. Inoltre l’Italia deve compiere fino in fondo la scelta del vaccino rispetto a quella delle chiusure: tra no vax e scuole in presenza, attività economiche e sociali aperte io non ho dubbi, sto col 90% dei cittadini responsabili che stanno facendo il proprio dovere”. Secondo Bonaccini, “le forze politiche che stanno facendo resistenza su questo pensando di lucrare qualche voto in più commettono un gravissimo errore a danno della salute dei cittadini, del diritto allo studio dei nostri figli e del diritto al lavoro”.

Alessio D’Amato, assessore alla Salute del Lazio, è da tempo a favore dell’obbligo, ma lo ha sottolineato ancora una volta lo scorso 20 dicembre, a “Il Messaggero”. “Il Governo deve introdurre l’obbligo vaccinale. Faccio l’esempio del Lazio: ci sono ancora 400mila persone non vaccinate. Potranno sembrare poche rispetto a una popolazione di quasi 6 milioni. Ma in termini assoluti è un numero altissimo, che mette a rischio gli altri abitanti” ha detto. “Personalmente, quando si dice che oltre al Super Green pass ci vuole un tampone per andare al cinema, si manda un messaggio sbagliato: si rischia di sostenere che la copertura della vaccinazione sia poco efficace. E che questo farmaco non sia l’arma principale contro il Covid. Invece abbiamo visto che la dose booster ha aumentato le difese contro le varianti” ha aggiunto.

Anche il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, negli ultimi giorni ha aperto all’ipotesi di obbligo vaccinale, strada che fino a poco tempo non prendeva in considerazione. In un’intervista al Corriere della Sera del 31 dicembre ha dichiarato: “Noi possiamo anche arrivare a quel risultato, ma a due condizioni: escludere chi è esentato per patologie certificate; fare una valutazione sulla legge 210 del ’92 affinché venga interpretata in modo tale che lo Stato garantisca il risarcimento ai cittadini che dovessero subire danni dai vaccini”. Fedriga ha però detto che per prendere una decisione è necessaria una valutazione di alcuni giorni. “Non continuiamo a buttare la palla in avanti. Non si può firmare un decreto dietro l’altro senza che si sia atteso che il precedente abbia dato i suoi effetti. Tra 10-15 giorni valuteremo a che punto è l’emergenza e decideremo con maggiore cognizione di causa” ha dichiarato.

Anche alcuni sindaci di importanti città italiane sono intervenuti fornendo argomentazioni a favore dell’obbligo. “Torno a sollecitare il governo affinché renda obbligatoria la vaccinazione. I messaggi incoraggianti e allarmanti che ormai si alternano da mesi non servono ad alimentare la fiducia dei cittadini e neanche alla ripresa delle attività economiche. Dobbiamo uscire fuori da questa condizione emergenziale e per farlo l’unica strada è rendere obbligatorio il vaccino” ha dichiarato il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. “Io credo che l’obbligo vaccinale sia l’unica strada. Come si dice in Toscana il Governo ha fatto 30, faccia 31: ha messo in campo misure utili e necessarie ma non sufficienti. Io sono preoccupatissimo per il sistema dei trasporti, per i luoghi di lavoro, penso sia necessario l’obbligo vaccinale nei luoghi di lavoro” ha invece dichiarato il sindaco di Firenze Dario Nardella, intervenuto a Tagadà su La7.

ANALISTI E RAPPRESENTANTI DI IMPRESE E LAVORATORI

Luca Ricolfi, in un’intervista a Repubblica riconosce chiaramente che “non mi è mai piaciuta granché l’idea di imporre un obbligo su un vaccino completamente nuovo. E penso che, con scelte di politica sanitaria più sagge, non saremmo mai arrivati a porci la domanda se rendere la vaccinazione obbligatoria per tutti”. Secondo il sociologo, l’ampliamento dell’obbligo, “più che essere giusto e risolutivo, è uno dei pochissimi rimedi disponibili al non fatto sin qui”. Il professore ritiene infatti che la macchina vaccinale in Italia al momento sia totalmente inadeguata a reggere l’aumento dei casi. “il numero di vaccinazioni giornaliere (circa 400 mila al giorno) è largamente insufficiente a fronteggiare la domanda”. Ricolfi ha cambiato parzialmente idea sull’obbligo vaccinale e sulla vaccinazione in genere nelle ultime settimane, presentando una posizione ora molto più favorevole. Solo alcuni giorni fa infatti il sociologo sosteneva che “la vaccinazione di tutta la popolazione poteva essere utile per rallentare l’epidemia, ma da sola non poteva bastare”. E che la politica, secondo lui sbagliando, stava spingendo verso la vaccinazione di massa come se fosse la salvezza. “Draghi si sta comportando come se stesse aspettando che la situazione precipiti al punto da consentirgli di imporre l’obbligo vaccinale senza colpo ferire” sosteneva Ricolfi. Il sociologo in un’intervista ad Huffpost osservava inoltre che era difficile stabilire se fossero più pericolosi i non vaccinati o i vaccinati. “I non vaccinati contagiano di più e si ammalano di più, ma hanno il vantaggio di essere pochi. I vaccinati contagiano di meno, ma sono tanti (circa il triplo dei non vaccinati), e non di rado si credono invulnerabili” aveva dichiarato.

Il segretario della Cisl, Luigi Sbarra, ha tenuto a ribadire, in un’intervista a QN, “che la strada migliore sarebbe l’introduzione per legge dell’obbligo vaccinale per tutti”. “Il Green pass rafforzato è sicuramente uno strumento utile che può spingere ulteriormente la campagna di diffusione del vaccino e rendere più sicuri tutti i luoghi di lavoro”. Ma la Cisl auspica un passaggio diretto all’obbligo vaccinale, perché “l’andamento dei contagi - afferma Sbarra - mette a rischio non solo la tenuta del nostro sistema sanitario, ma la stessa ripartenza del Paese”.

Anche il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha sottolineato ancora una volta il bisogno di rendere il vaccino obbligatorio. Il presidente ha parlato in riferimento all’obbligo di vaccinazione di “un percorso su cui dobbiamo avere il coraggio di fare una riflessione seria”.

Il segretario generale di Unimpresa, Raffaele Lauro, ha spiegato come “le ultime misure assunte dal governo per contenere la quarta ondata siano insufficienti e inapplicabili, nonché pericolosamente tardive, in quanto entreranno in vigore soltanto il 10 gennaio prossimo”. “Soltanto l’obbligo vaccinale generale, senza eccezioni, da varare, ad horas, con un decreto legge, che preveda sanzioni, anche penali, per i renitenti, comunque obbligati ad un immediato lockdown, potrà interrompere questa spirale distruttiva della salute e del futuro economico del popolo italiano” ha detto Lauro.

Giancarlo Leone, presidente dell’associazione Produttori Audiovisivi (APA), ha spiegato oggi che “le attività della produzione audiovisiva (serie tv, intrattenimento, film. documentari, animazione) sono a serio rischio a causa dell’incremento di contagi da Covid”. Per tale motivo l’APA chiede al governo l’adozione urgente di due misure: “l’obbligo vaccinale nei luoghi di lavoro e la cancellazione della quarantena per i lavoratori con terza dose di vaccino che abbiano avuto contatti stretti con positivi”. “In caso contrario - ha aggiunto Leone - l’attività subirà danni ingenti. I set e gli studi potrebbero chiudere a causa della mancata adozione di nuove misure sanitarie: le attività produttive riguardano oltre 150 mila lavoratori diretti e 300 mila con l’indotto per un valore annuo di circa 1 miliardo e mezzo di euro”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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