Dal dopoguerra ad oggi, Berengo Gardin racconta la sua “Roma”

Dal dopoguerra ad oggi, Berengo Gardin racconta la sua “Roma”

Roma, 27 set. (askanews) – Il casale di Santa Maria Nova, nel Parco archeologico dell’Appia Antica, ospita “Roma” (dal 29 settembre al 12 gennaio 2020), la prima grande mostra di Gianni Berengo Gardin dedicata unicamente alla Capitale.

75 scatti del maestro, 89 anni il 10 ottobre, ligure di nascita, veneziano d’origine, ma che conosce Roma fin dalla sua infanzia. Il grande fotografo viveva al rione Celio durante gli anni dell’occupazione tedesca e della liberazione ed è alla fine degli anni Cinquanta che vi torna da professionista, al servizio del celebre settimanale Il Mondo. Immagini che sono documentazione del clima di un’epoca, colgono gesti e atmosfere della città e soprattutto dei romani, con i loro sguardi franchi e alle volte sfacciati.

“È una visione di Roma un po’ personale, non ci sono molte vedute di Roma, ma più che le vedute di Roma i romani, giovani sposi, un po’ di tutto, preti. E quindi sono più le mie foto di reportage che quelle di architettura”.

Non mancano immagini scattate lungo l’Appia Antica nella mostra, promossa dalla Soprintendenza speciale di Roma, con l’organizzazione di Electa e in collaborazione con Fondazione per la Fotografia, è curata da Giuliano Sergio:

“Il fotografo ci ha permesso di entrare nei suoi archivi, di cercare immagini non pubblicate, ci sono su 75 immagini 25 inedite. È stata l’occasione di entrare nella memoria di uno dei più grandi fotografi italiani, dei più grandi narratori dell’Italia per vedere la sua memoria su Roma”.

“Che cosa ci dobbiamo aspettare? La possibilità di rivedere la Roma dal dopoguerra in poi, di ritornare sulla memoria della città. La mostra ci racconta questo: i gesti, i volti, le persone i romani. La città viene fuori attraverso le espressioni, il carattere, gli sguardi dei romani”, ha aggiunto.

La soprintendente Daniela Porro:

“Siamo riusciti a presentare al pubblico una selezione di queste fotografie straordinarie che ci raccontano una Roma che non c’è più, le piazze, i monumenti, le fontane, il fiume, una città quasi deserta, ma dove c’è sempre la figura umana, le coppie che si fanno fotografare dentro Palazzo dei conservatori, i bambini che giocano con le figurine a Piazza Navona”.