Dal fiume Po segnali positivi per la raccolta della plastica

Dal fiume Po segnali positivi per la raccolta della plastica

Rimini, 7 nov. (askanews) – Oltre l’85% di tutti i rifiuti di plastica che arrivano in mare provengono solo da 10 fiumi a livello mondiale. Da questo studio fatto dall’Università di Lipsia è partita la sperimentazione di Corepla, il Consorzio per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli imballaggi in plastica, che ha deciso di indagare sullo stato di salute del Po. La prima barriera è stata realizzata nel 2018 a Pontelagoscuro, nel ferrarese, e ora è partita la sperimentazione a Torino. Christian Aimaro, presidente di Amiat, azienda che si è occupata della raccolta dei rifiuti.

“Abbiamo recuperato 29 kg di materiale in un mese, di questo il 50% sono materiali plastici riciclabili, il resto sono frazione estranea composta sia da materiali vari, dalle scarpe al polistirolo, o materiali che pur essendo riciclabili non sono riciclabili secondo i parametri Corepla perché hanno delle problematiche, per esempio la bottiglietta di plastica piena d’acqua”.

Po d’Amare – questo il nome del progetto di Corepla – prende in esame un fiume che attraversa sette regioni e con i suoi affluenti dà un quadro dello stato di salute e di comportamento civico di circa il 30% della popolazione italiana. Il presidente Antonello Ciotti.

“I primi risultati sono estremamente positivi, perché quello che abbiamo raccolto è di gran lunga inferiore di quello che l’algoritmo tedesco ci diceva, per cui è un buon segnale per l’andamento della raccolta differenziata in Italia. Dopo Torino faremo una tappa intermedia vicino a Parma e stabiliremo in questo modo che cosa finisce nel fiume e chiaramente che cosa non deve finirci. Prenderemo delle misure onde far sì che possa essere sempre più pulito e possa sempre meno plastica arrivare a mare”.

Al progetto ha aderito anche Iren, azienda specializzata nella raccolta dei rifiuti. Il presidente, Renato Boero: “Noi abbiamo aziende che raccolgono rifiuti per strada e trasformano la raccolta differenziata in materia prima seconda. Per la plastica abbiamo un accordo di partnership con una società che riuscirà a trasformare anche la parte meno nobile, il cosiddetto plasmix, cioè lo scarto della plastica in materia prima seconda, nel solco dell’economia circolare come anche altri materiali che riusciamo a trasformare in materia prima seconda come per esempio la frazione organica dei rifiuti”.

Un riconoscimento della validità del progetto è arrivato anche da Edo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo sostenibile: “Questa iniziativa sperimentale ha dato buoni risultati, perché le plastiche intercettate ci sono ma in quantità ridotta. Bisogna comunque proseguire con queste iniziative in modo da aumentare l’attenzione dell’opinione pubblica per evitare che venga buttata anche una sola bottiglia di plastica nel Po, bottiglia che poi finisce in mare”.