Atti secretati Cts: dal Governo Streaming al Governo Stasi

Pietro Salvatori
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GENOA, ITALY - 2020/08/03: Italian Prime Minister Giuseppe Conte wearing a facemask arrives at the official inauguration ceremony of the new San Giorgio bridge. The new San Giorgio bridge designed by architect Renzo Piano replaces Morandi bridge that collapsed in August 2018 and the new bridge is set to reopen on 05 August 2020 during the inauguration ceremony. (Photo by Mattia Ozbot/SOPA Images/LightRocket via Getty Images) (Photo: SOPA Images via Getty Images)
GENOA, ITALY - 2020/08/03: Italian Prime Minister Giuseppe Conte wearing a facemask arrives at the official inauguration ceremony of the new San Giorgio bridge. The new San Giorgio bridge designed by architect Renzo Piano replaces Morandi bridge that collapsed in August 2018 and the new bridge is set to reopen on 05 August 2020 during the inauguration ceremony. (Photo by Mattia Ozbot/SOPA Images/LightRocket via Getty Images) (Photo: SOPA Images via Getty Images)

Una volta era tutto uno streaming da quelle parti, mille telecamerine piazzate nella scatoletta di tonno, che Pierluigi Bersani ci perse un paio di anni di vita e qualche residuo capello, con la Roberta Lombardi che si rendeva conto incredibilmente che la politica non era stare sul divano a guardare Ballarò e Vito Crimi, proprio quel Crimi, a spiegare al fu mai premier che il governo con i brutti e cattivi del Pd non l’avrebbero mai fatto (sì, proprio quel Crimi) e che quella diretta era semplicemente una trovata per diversificare il palinsesto dei talk per il pubblico amico. “Non ci saranno più incontri segreti”, gongolava Alessandro Di Battista spiegando che ci avrebbero sommerso di dirette fino allo sfinimento, salvo poi licenziare in tronco Daniele Martinelli, primo responsabile comunicazione alla Camera, perché osò fare il livetwitting di una delle mitologiche assemblee dei primi mesi.

Lì si iniziò a capire che lo streaming andava bene quando si poteva cavalcarlo per la propaganda, un po’ meno bene quando si sarebbe messa in pubblica piazza una litigata per il posto di vicecapo strapuntino, o un’assemblea infuocata per decidere se fare un’assemblea. Fu Beppe Grillo a certificare la morte dello streaming durante uno streaming, l’ultimo, con Renzi, nel quale entrò con l’idea di uscirsene il prima possibile, possibilmente ridicolizzando prima l’interlocutore. Poco tempo prima aveva chiuso i battenti La Cosa, mitologica e sgangherata web-tv alternativa, perché sì, dai, ammettiamolo, i telegiornali della casta sono un filo meglio.

Anche i fan più accaniti non immaginavano che dal Governo Streaming si sarebbe passati al Governo Stasi. “L’avvocato del popolo italiano” (cit.), quello del governo trasparente, del confronto con il Parlamento, ha provato fino all’ultimo a tenere segrete le minute del Comitato tecnico scientifico. Come a dire: vi limito con trasparenza le libertà personali, ma sul perché fatevi i fatti vostri. Tant’è che quando la Fondazione Einaudi, che di vedere quei verbali ne ha fatto questione di sostanza e di puntiglio, ha ricorso al Tar, il governo vi si è opposto, venendo respinto al mittente. L’esecutivo ha dunque prima fatto ricorso al Consiglio di stato, salvo poi improvvisamente cambiare idea. Per amore della verità, forse, più probabilmente perché “nell’udienza del 10 settembre avremmo perso, meglio non fare questa figuraccia”, come spiega a Huffpost chi ha lavorato a questa storia.

Che poi cosa ci doveva essere di segreto in quelle sbobinature non si sa, così come è vero che un buon pezzo dell’hype nel vederle risiedeva banalmente nel fatto che le volevano tenere segrete. Però forse l’onestà non è andata a farsi benedire, o quantomeno da queste parti aspettiamo il terzo grado di giudizio, ma la trasparenza un pochino sì, e per passare dal Governo Streaming al Governo Stasi ci si è messo un attimo, con tutto il rispetto della Stasi, che comunque era sì una roba brutta e cattiva, ma anche una roba seria.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.