Dal "momento Merkel" al "momento Draghi": un Paese migliore in un’Europa migliore

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German Chancellor Angela Merkel (L) and Italy's Prime Minister Mario Draghi leave after a press conference after talks ahead of the Euro summit 2021 at the Chancellery in Berlin, on June 21, 2021. (Photo by Odd ANDERSEN / various sources / AFP) (Photo by ODD ANDERSEN/AFP via Getty Images) (Photo: ODD ANDERSEN via Getty Images)
German Chancellor Angela Merkel (L) and Italy's Prime Minister Mario Draghi leave after a press conference after talks ahead of the Euro summit 2021 at the Chancellery in Berlin, on June 21, 2021. (Photo by Odd ANDERSEN / various sources / AFP) (Photo by ODD ANDERSEN/AFP via Getty Images) (Photo: ODD ANDERSEN via Getty Images)
German Chancellor Angela Merkel (R) and Italy's Prime Minister Mario Draghi give a press conference after talks ahead of the Euro summit 2021 at the Chancellery in Berlin, on June 21, 2021. (Photo by Odd ANDERSEN / various sources / AFP) (Photo by ODD ANDERSEN/AFP via Getty Images) (Photo: ODD ANDERSEN via Getty Images)
German Chancellor Angela Merkel (R) and Italy's Prime Minister Mario Draghi give a press conference after talks ahead of the Euro summit 2021 at the Chancellery in Berlin, on June 21, 2021. (Photo by Odd ANDERSEN / various sources / AFP) (Photo by ODD ANDERSEN/AFP via Getty Images) (Photo: ODD ANDERSEN via Getty Images)

Pubblichiamo il DINNER SPEECH di Renato Brunetta, Ministro per la Pubblica amministrazione, all’EPP GROUP BUREAU MEETING del 20-22 Settembre 2021, il summit del gruppo del Partito popolare europeo che si è svolto a Roma.

Onorevoli parlamentari,
signore e signori,

ci ritroviamo qui, stasera, mentre l’Europa rialza la testa dopo oltre un anno
e mezzo di emergenza sanitaria, di crisi economica e sociale, di sofferenze
e paure. Diciotto mesi che hanno visto l’Unione europea ritrovare, dopo
iniziali sbandamenti, unità e solidarietà, capacità di reazione alle avversità
comuni, spirito di innovazione. Come ci ha ricordato qualche giorno fa la
Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, oggi l’Unione è
leader mondiale per popolazione vaccinata (il 79%), ha distribuito
gratuitamente 700 milioni di dosi in 130 Paesi, è pronta a condividere altre
450 milioni di dosi con gli Stati più poveri, ha fatto scuola nel mondo
introducendo il green pass, come strumento per incentivare le vaccinazioni,
e ha risposto alle difficoltà economiche, scatenate dalla pandemia e dai
lockdown, decidendo di indebitarsi sui mercati per finanziare la ripresa e la
resilienza dei Paesi membri, e per disegnare un futuro di crescita e
sostenibilità per la Next Generation EU. Grazie a questi passaggi, entro la
metà del prossimo anno l’Unione europea avrà completamente recuperato il
gap di crescita aperto dalla pandemia, collocandosi su un sentiero di ripresa
tendenzialmente più alto. Se continueremo a fare le scelte giuste.

I padri fondatori possono essere fieri di noi. L’Europa è viva e vegeta, a
dispetto di chi la credeva e voleva morente. La grande famiglia del PPE sta
vedendo rafforzarsi l’Europa cristiana, liberale e solidale che ha sempre
rappresentato, l’Europa convinta che nessuno debba essere lasciato indietro, l’Europa dell’economia sociale di mercato, l’Europa delle libertà e dei diritti. I valori del PPE non sono i valori di una parte. Sono i valori universali dell’Europa. Essi includono tutti, non escludono nessuno. Questa è la nostra grande forza, in ogni Paese e nell’Unione. Non si stanca di ripeterlo Silvio Berlusconi insieme a noi di Forza Italia, tornati al governo dopo nove anni per sostenere come Presidente del Consiglio l’italiano più autorevole, Mario Draghi.

Dopo la Comunità europea del Carbone e dell’acciaio, e la creazione della
moneta unica, la risposta alla pandemia rappresenta un’altra tappa
fondamentale del nostro percorso di integrazione. Lo scrisse nel 1976 Jean
Monnet: «L’Europa sarà forgiata dalle crisi e sarà la somma delle soluzioni
adottate per quelle crisi».

Qualcuno ha chiamato questo momento il “momento Hamilton” d’Europa,
ricordando come Alexander Hamilton alla fine del 1700 riuscì a trasformare
il debito accumulato dalle 13 colonie per raggiungere l’indipendenza dal
Regno Unito in debito pubblico del nuovo Stato federale, ponendo le basi
per la nascita degli Stati Uniti d’America.In Europa le cose sono un po’ diverse, e dunque a me piace chiamarlo “momento Merkel”, riconoscendo alla cancelliera tedesca il merito, da grande statista, di aver cambiato idea sul debito comune, e di aver permesso di disegnare una risposta condivisa e solidale a una crisi simmetrica. Il risultato è un pacchetto da 750 miliardi di euro che ha l’obiettivo di accompagnare gli Stati fuori dall’emergenza Covid-19 e di porre le basi per un’Europa più verde, più digitale, più coesa e più inclusiva.

Il “momento Draghi” dentro il “momento Merkel”

Oltre al “momento Merkel”, dallo scorso febbraio è nato in Italia anche il
“momento Draghi”. Che sia un magic moment ce lo ha confermato lo sport,
con tutta la sua potenza simbolica: Wimbledon, Wembley, Tokyo, i successi
delle Paralimpiadi, i trionfi della nostra pallavolo femminile e maschile a
Belgrado e Katowice. Una congiuntura astrale favorevole per il mio Paese,
che dal punto di vista economico e sociale vede oggi nel nostro Piano
nazionale di ripresa e resilienza – un “contratto” da 191 miliardi siglato con
la Commissione europea – la stella polare per recuperare un ruolo primario
in Europa e nella comunità internazionale. Nell’insieme dei programmi del
Piano – ha sottolineato Draghi presentando il PNRR alle Camere lo scorso
aprile – «c’è anche e soprattutto il destino del Paese, la misura della sua
credibilità e reputazione come fondatore dell’Unione europea e protagonista
del mondo occidentale».

L’Italia è il maggior beneficiario del Next Generation EU in termini assoluti.
Siamo consapevoli dell’importanza del successo italiano
nell’implementazione del Piano anche in chiave europea. Ad oggi, abbiamo
dimostrato di meritare la fiducia dell’Europa: abbiamo trasmesso il PNRR
alla Commissione europea entro il 30 aprile, abbiamo ottenuto una
valutazione eccellente (dieci “A” e una “B”), abbiamo approvato e
convertito in legge prima della pausa estiva le prime due riforme abilitanti
– semplificazioni e governance da un lato, reclutamento e riforma della
Pubblica amministrazione dall’altro – che ci hanno permesso di ricevere a
metà agosto l’anticipo di 25 miliardi. Sono fiero che questi decreti portino
la mia firma.

Il progetto di integrazione proiettato nel futuro

L’azione riformatrice che permea l’intero Piano e la stessa riforma della
Pubblica amministrazione raccolgono la sfida del miglior popolarismo
europeo e proiettano nel futuro il progetto originario di integrazione,
scommettendo assieme agli altri Paesi sulla valorizzazione del capitale
umano, sulla transizione digitale, sulla transizione ecologica, sull’inclusione
sociale.

La pronta risposta europea alla pandemia ha rappresentato un argine al
dilagare di scetticismi, sovranismi e negazionismi: ha reso possibile toccare
con mano come i vantaggi economici derivanti dall’integrazione europea
siano di gran lunga superiori ai costi. Il binomio libertà-responsabilità,
valore centrale per il PPE, ci ha guidati anche nell’imboccare con decisione
in Italia, come Governo, nei giorni scorsi, la strada del green pass
obbligatorio per tutti i lavoratori, pubblici e privati, per garantire la sicurezza
sanitaria, con esiti talmente soddisfacenti da essere indicati da Anthony
Fauci come «un esempio per il mondo».

Come Ministro del Governo Draghi, come esponente di Forza Italia e come
membro della famiglia del PPE, non posso che gioire per un Paese tornato
credibile, saldo nella sua collocazione euroatlantica e nella sua identità di
democrazia liberale consapevole del valore della coesione sociale. Un Paese che crescerà quest’anno al 6% e più e che è diventato profittevole per gli investitori. Un Paese dotato di una Pubblica amministrazione rifondata sulla base di un nuovo alfabeto: A come accesso, B come buona amministrazione, C come capitale umano, D come digitalizzazione. Un Paese efficiente e gentile. Non solo sole, pizza e amore!

Grazie a Draghi e grazie al PNRR stiamo mettendo in sicurezza la nazione
dal punto di vista sanitario, con le vaccinazioni, e dal punto di vista
economico, con l’avvio delle riforme. Sicurezza sanitaria come la migliore
strategia di politica economica.

L’appropriazione collettiva di NGEU e la sua eredità

Ma perché NGEU possa adempiere al suo ruolo di doppio catalizzatore delle
riforme, nei singoli Paesi e nell’Unione nel suo complesso, per garantire
crescita duratura all’Europa, non possiamo fermarci a questi primi successi.
Innanzitutto, manca ancora un ingrediente, indispensabile: occorre, in Italia
e in tutti i Paesi dell’Unione, l’appropriazione collettiva del Next Generation
EU. Le decisioni che assumeremo oggi saranno decisive per il benessere
delle generazioni future. Bisogna accendere l’entusiasmo dei giovani:
devono essere loro vettori e protagonisti del cambiamento, all’interno di un
sistema che fa del lavoro e dell’occupazione di qualità il pilastro per lo
sviluppo dell’Europa. Serve coinvolgere le università, i lavoratori, le
imprese, i sindacati, le banche, gli amministratori locali, la società civile.

In secondo luogo, bisogna iniziare a discutere, nel processo di revisione
delle regole di finanza pubblica europea che si avvierà nei prossimi mesi,
dell’eredità di NGEU. È evidente che la Recovery and Resilience Facility
risponda a un’esigenza finanziaria straordinaria dell’Europa colpita dalla
pandemia. È altrettanto evidente che, dopo il successo delle prime emissioni
dei titoli di debito europeo di NGEU, niente sarà più come prima. Anche se
questo sforzo finanziario europeo è stato concepito come temporaneo, non
è da escludere, anzi c’è da augurarsi, che possa diventare uno strumento
ordinario del bilancio comunitario. Da Ministro del Governo Draghi, eletto
in Forza Italia e aderente alla famiglia del PPE, sento la responsabilità che
il mio Paese ha nell’impiegare efficacemente (spendere bene) questi fondi.
Ne va non solo del futuro del mio Paese, ma anche del futuro della nostra
Unione europea.

Il dibattito sulla governance economica appare cogente, perché
caratterizzerà la capacità delle nostre economie di crescere e competere con quelle del resto del mondo. Le nuove regole di finanza pubblica definiranno la fisionomia della nuova Europa. Dobbiamo dunque iniziare serenamente una riflessione su come conciliare sempre meglio politica monetaria comune, con un coordinamento delle politiche fiscali che acquisisca progressivamente una componente autonoma a livello comunitario, nel rispetto della sostenibilità della finanza pubblica (il problema della trasmissione della politica monetaria all’economia reale).

Non possiamo più permetterci un’Europa incompiuta

Questo è il momento del coraggio per la costruzione di una nuova Europa,
anche da un punto di vista geo-politico, a maggior ragione davanti al rischio
di un neo isolazionismo degli Stati Uniti, che la vicenda afghana ha fatto
emergere con nettezza, e davanti all’espansionismo cinese. Ecco perché la
Conferenza sul futuro dell’Europa apertasi lo scorso 9 maggio rappresenta
un importante test paneuropeo. La Conferenza deve rappresentare il
parallelo strategico e più intrinsecamente politico del Next Generation EU,
per accelerare anche sulla costruzione dell’Unione europea della difesa: non
tanto realizzando un esercito comune, quanto procedendo con l’analisi
condivisa della minaccia, con un’agenda politica comune, con un’effettiva
capacità militare e di intervento.

Quella europea deve essere una voce autorevole e autonoma, che nel dialogo con gli Stati Uniti rafforzi la cultura occidentale nel nuovo scenario globale. È stato un errore pensare che fosse sufficiente il soft power per esercitare influenza: all’Europa serve anche un hard power, per dimostrare di essere in grado di tutelare i propri interessi ogni qualvolta sono messi in
discussione. Solo così realizzeremo quella “autonomia strategica”
recentemente indicata dalla presidente Von der Leyen come tratto distintivo
dei prossimi passi dell’Unione. Meglio se con una Commissione più forte,
meno costretta ad agire come un segretariato dei governi nazionali e più
come un potere esecutivo in senso proprio.

Una forte leadership europea non è più soltanto un’ambizione: è un’esigenza per la stabilità, la sicurezza, il benessere, la giustizia sociale. L’Italia popolare, l’Italia delle riforme, l’Italia di Berlusconi, l’Italia di Draghi c’è. Consapevoli, noi tutti di Forza Italia, che la posta in palio è un Paese
migliore, il nostro, in un’Europa migliore: il nostro sogno comune.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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