Dal Palazzo di Londra sei nuove indagini penali aperte in Vaticano

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La prima udienza del processo per la gestione dei fondi della Segreteria di Stato, svoltasi nella Sala polifunzionale dei Musei Vaticani, allestita come Aula di Tribunale, 27 luglio 2021. ANSA/VATICAN MEDIA (Photo: VATICAN MEDIA ANSA)
La prima udienza del processo per la gestione dei fondi della Segreteria di Stato, svoltasi nella Sala polifunzionale dei Musei Vaticani, allestita come Aula di Tribunale, 27 luglio 2021. ANSA/VATICAN MEDIA (Photo: VATICAN MEDIA ANSA)

Il caso del processo dell’acquisto del palazzo di Londra non smette di produrre sorprese. In Vaticano sono state aperte sei nuove istruttorie di cui finora non si sapeva nulla e a cui si riferiscono gli omissis apposti dai Promotori di giustizia sull’immenso materiale depositato a disposizione delle difese. Circa il 2 per cento di uno sterminato apparato documentale costituito da centinaia di ore di dichiarazioni: 53 DVD (52 audio e audiovideo degli interrogatori e delle deposizioni e 1 relativo a 90 intercettazioni ambientali avvenute nel settembre 2019, dopo le denunce dello Ior e del Revisore generale, che hanno fatto partire l’inchiesta) .

L’allegato 12 alle Note dei pubblici ministeri e della Gendarmeria, depositate insieme agli atti, riporta la segnalazione degli omissis per gli audiovideo. L’allegato 13 la segnalazione di quelli per i soli audio. Molti degli omissis riguardano gli interrogatori della primavera 2020 cui è stato sottoposto monsignor Alberto Perlasca, capo ufficio amministrativo della segreteria di Stato, quando era ancora indagato, ma per cui, apprendiamo dagli stessi documenti, è stata richiesta quest’anno l’archiviazione.

Per domani è fissata la nuova udienza del processo, il cui imputato principale è monsignor Angelo Becciu, che Papa Francesco ha privato dei diritti del cardinalato e nei confronti del quale le udienze vanno avanti per due capi d’imputazioni su quattro: l’accusa più grave relativa all’acquisto del Palazzo di Londra e per i soldi (oltre mezzo milione di euro) fatti arrivare a Cecilia Marogna alla fine del 2018.

Mentre le posizioni dei principali imputati laici (come il finanziere Raffaele Mincione e l’ex impiegato vaticano Fabrizio Tirabassi) sono state stralciate in attesa di nuovi interrogatori e quella del broker Gianluigi Torzi è sospesa (aspettando che si definisca la validità del mandato di cattura italiano nei suoi confronti e quindi della sua eventuale estradizione pendente nel Regno Unito).
Monsignor Perlasca è diventato, diciamo così, il testimone della Corona e ha reso deposizioni decisive per completare il quadro accusatorio nei confronti degli imputati. Ma (al contrario degli altri indagati per cui sono stati sottoposti a sequestro in Italia, Lussemburgo e Svizzera 56 milioni di euro) gli accertamenti patrimoniali sul suo conto hanno dimostrato che neppure un penny è entrato nelle sue tasche. Nelle deposizioni di Perlasca in quanto testimone d’accusa (agosto/settembre 2020) non è stato apposto alcun omissis. Ma nei suoi interrogatori precedenti sì. Così come alcuni interrogatori del finanziere Enrico Crasso o dell’architetto Luciano Capaldo.

Ma come dicevamo le parti ancora segrete non hanno niente a che fare con il processo per l’acquisto del palazzo di Sloane Avenue 60 (numero di Registro generale penale 45/19), ma sono relative appunto a sei nuovi procedimenti penali aperti tra il 2019 e il 2021 in Vaticano. Huffpost è in grado di chiarire che uno di essi è addirittura precedente a quello dello stabile di Londra dal momento che è rubricato 11/19 Ris, mentre gli altri sono successivi (8/20; 55/20; 45/21, 46/21; 49/21). La dizione Ris evidenzia istruttorie che riguardano materie coperte dal Segreto di Stato. Oggetto di questi procedimenti sarebbero pagamenti di riscatti relativi a sequestri di persona. Quindi si tratta di un’inedita area di indagine su cui si vuole valutare se esista una qualche evidenza di scandali finanziari.

Oltre ai nuovi procedimenti penali, alcuni omissis riguardano approfondimenti investigativi che sono in corso da parte del Corpo della Gendarmeria. Di presunti pagamenti in relazione al sequestro della suora colombiana Gloria Cecilia Narváez, delle Francescane di Maria Immacolata, rapita dai jihadisti in Mali il 7 febbraio 2017 si è occupato incidentalmente il processo per il palazzo di Londra in relazione alla presunta motivazione del finanziamento ottenuto da Cecilia Marogna (la cosiddetta “dama del Cardinale”) da parte della Segreteria di Stato pquando Angelo Becciu era già diventato Cardinale e Prefetto delle cause dei Santi, a fine 2018. Oltre mezzo milione di cui la Gendarmeria vaticana però ha ricostruito, fino all’ultimo euro, la destinazione nell’acquisto di beni di lusso.

Pende su questa vicenda anche un’ inchiesta slovena per riciclaggio. Dopo tre anni la suora è stata liberata il 9 ottobre 2021 grazie al Governo italiano e al servizio segreto estero, l’Aise, guidato dal generale Gianni Caravelli, (e non attraverso Marogna, che in base alla Relazione del Dis inviata al Copasir non ha mai partecipato ad operazioni della nostra intelligence). La suora che per un periodo ha risieduto a Santa Marta e il giorno dopo la sua liberazione era in San Pietro con Papa Francesco ha voluto pubblicamente ringraziare in un’intervista ai media vaticani il nostro governo e la nostra intelligence , tanto per suggellare a chi si deve il suo ritorno in libertà .

Intanto a Londra, secondo il Financial Times è in dirittura d’arrivo la vendita da parte del Vaticano del famigerato palazzo ex magazzini Harrods’ nel prestigioso London Knightsbridge district, “al centro di indagini criminali internazionali“, ha annotato il quotidiano finanziario della City, un’operazione con una perdita stimata di oltre 100 milioni di sterline.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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