Dal pastore Jacobson a de Blasio: come nasce l'obbligo vaccinale negli Stati Uniti

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Il sindaco di New York de Blasio - la preparazione di una dose di vaccino - il pastore Henning Jacobson che rifiutò il vaccino contro il vaiolo. Una storica sentenza della corte Suprema dichiarò lecito l'obbligo (Photo: Other)
Il sindaco di New York de Blasio - la preparazione di una dose di vaccino - il pastore Henning Jacobson che rifiutò il vaccino contro il vaiolo. Una storica sentenza della corte Suprema dichiarò lecito l'obbligo (Photo: Other)

Sul sito della City University of New York c’è una scritta che compare in alto, su sfondo giallo: “Per frequentare le lezioni in presenza gli studenti dovranno essere vaccinati”. C’è un termine per l’immunizzazione, scade a fine settembre. Chi non lo rispetta, e si presenta lo stesso alle lezioni dal vivo, rischia di non ricevere borse di studio o, peggio, di vedersi annullare l’iscrizione. Non va meglio per i professori e tutto il personale universitario. Alla State University of New York docenti e impiegati che non si vaccinano, oltre a dover fare un tampone a settimana, per il momento non potranno accedere in alcune strutture dell’Università e ad alcuni eventi. Potrebbero poi non ricevere l’adeguamento salariale per il 2021 né eventuali incentivi di merito. “Agisci ora per evitare questa e altre conseguenze in futuro”, si legge sul portale. E tra le conseguenze c’è anche il demansionamento.

All’indomani dell’approvazione definitiva del vaccino Pfizer da parte della Fda - fino ad ora era stata concessa l’approvazione d’emergenza - aumentano negli Stati Uniti i casi di obbligo di vaccino anti Covid. Il dibattito sul tema andava avanti da settimane, dopo che alcuni Stati - 16 per l’esattezza - avevano imposto l’obbligo per i sanitari e che numerose aziende private hanno chiesto ai loro dipendenti di vaccinarsi per poter lavorare, lasciando comunque la possibilità di chiedere l’esenzione per motivi medici o religiosi.

Per la stampa Usa era prevedibile che subito dopo l’ulteriore via libera della Fda, che garantisce ancor di più - semmai ce ne fosse bisogno - sulla sicurezza del farmaco Pfizer, ad altre categorie sarebbe stato imposto l’obbligo. Non si tratta di una legge statale che pure - hanno spiegato alcuni giuristi sulla stampa americana - non sarebbe impossibile. Ma della decisione di alcuni amministratori, che si aggiungono a quelle dei privati. E del Pentagono, che in procinto di imporre l’obbligo a tutti i soldati.

“Non appena il vaccino riceverà l’ulteriore autorizzazione - aveva detto a Usa Today Dorit Rubinstein Reiss, docente di Diritto all’Hastings College of the Law di San Francisco - sarà difficile discutere contro l’obbligatorietà. Renderà le obiezioni molto più deboli”. Qualche obiezione, in verità, c’è, soprattutto tra i conservatori. Non è un caso se gli stati governati dai Repubblicani sono più restii a imporre le dosi. In Arizona, ad esempio, il governatore ha vietato alle Università di chiedere ai propri studenti la vaccinazione anti Covid. Il governatore del Texas, Greg Abbott, già a fine luglio aveva emesso un ordine esecutivo in cui vietava agli enti pubblici di imporre il vaccino. Una scelta che è stata osteggiata da alcuni sindaci.

Qualche ostilità all’obbligo vaccinale dunque c’è ma - anche forse in considerazione del fatto che quasi certamente non si arriverà a un provvedimento che riguarderà tutti gli americani - non sono state alzate barricate. Al contrario, aumentano gli enti, pubblici o privati, che impongono l’immunizzazione.

L’ulteriore via libera della Fda ha accelerato questo processo, anche se già a luglio il Dipartimento della Giustizia, con un provvedimento di 18 pagine, aveva affermato che non c’erano ostacoli normativi alla previsione dell’obbligo vaccinale per alcune categorie. La spinta data dalla Fda è comunque evidente non è un caso se i siti delle Università prima citate sono stati aggiornati subito dopo l’annuncio. La decisione più rilevante sul tema è però quella del sindaco di New York, Bill de Blasio. Tutti i lavoratori della scuola dovranno ricevere entro il 27 settembre almeno la prima dose di vaccino. Il provvedimento riguarda 148mila persone e molto probabilmente sarà il primo di una lunga serie in giro per gli Stati Uniti.

Anche se una decisione a livello centrale difficilmente arriverà - almeno non per imporre un obbligo universale - il presidente Biden vede di buon occhio gli enti pubblici o privati che prevedono una forma di obbligo. Perché è un modo per immunizzare quante più persone è possibile. E per tentare di ostacolare la variante delta.

Del resto, che il vaccino possa essere imposto senza che venga ferito nessun principio americano, né violata alcuna legge, è pacifico anche per gli chi conosce bene la materia. Joseph G. Allen, esperto di salute pubblica e professore associato di Harvard, in un editoriale sul Washington Post, ai principi di agosto scriveva che non era più tempo della persuasione. Che bisognava andare avanti con l’obbligo.

Per risalire alle origini dell’apertura all’obbligo vaccinale negli Stati Uniti bisogna tornare indietro al 1905. Il pastore protestante Henning Jacobson si rifiutò di essere immunizzato contro il vaiolo e, poiché la vaccinazione era stata resa obbligatoria, fu multato. Il caso finì davanti alla corte Suprema, che lasciò pochi dubbi: l’imposizione era lecita “per tutelare la salute pubblica”. Il pastore Jacobson, no vax ante litteram, non avrebbe mai potuto immaginare che il suo caso sarebbe stato preso come esempio oltre un secolo dopo. E che la decisione contro di lui avrebbe fatto scuola, venendo considerata un baluardo inespugnabile, che mette d’accordo anche alcuni giudici conservatori.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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