Dal Pd a M5S, scricchiola sempre di più il fronte del sì al ddl Zan

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(Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)
(Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)

A quattro giorni dall’inizio della corrida parlamentare sul ddl Zan si apre un fronte nel Pd che investe direttamente la segreteria di Enrico Letta. Andrea Marcucci, ex capogruppo dei Dem al Senato, apre a Italia viva: “Difendere il ddl Zan rifiutando qualsiasi mediazione, significa perdere un appuntamento storico con i diritti”. Poi continua: “Il disegno di legge va sostenuto con equilibrio ed intelligenza, ammettendo qualche piccola modifica sui punti più controversi”. Al Nazareno suona l’allarme rosso, i numeri sono risicati, le incognite del voto segreto elevatissime. Se si sbrindella il fronte composto da Pd, M5s e Leu la legge non ha alcuna possibilità di passare così com’è. E se a sinistra il drappello di senatori è compatto, anche tra i 5 stelle si ondeggia. Tutti a parole sono per l’approvazione senza modifiche, ma spiega un esponente di lungo corso dei pentastellati: “Alcuni dei nostri hanno molti dubbi. E ci potrebbe essere un’operazione politica”. Quale? Quella dei contiani, sospettati di voler tendere un agguato in una delle votazioni segrete per impallinare la legge, allo scopo di far addossare le colpe su chi Giuseppe Conte l’ha destituito da Palazzo Chigi: Matteo Renzi.

Ed è lo stesso Renzi d’altronde ad aver sempre motivato la volontà di mediare con la preoccupazione che i 5 stelle senza capo possano andare in ordine sparso e che i cattolici del Pd si pongano un’obiezione di coscienza. Dopo giorni di silenzio, il Vaticano è tornato a battere un colpo. Anzi due. Sulla Stampa monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, dice che la legge non va bloccata, ma modificata sì, perché “rischia di discriminare la religiosità della gente, perché impone un’ideologia, quella del gender, inaccettabile per la Chiesa, e non solo, secondo me anche per la società”. Il carico da novanta arriva poi da Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana: “C’è il rischio che, oltre all’istigazione all’odio, venga sanzionata la libera espressione di convincimenti etici e religiosi e sia inoltre messo in discussione il diritto umano universale dei genitori all’educazione dei figli secondo i propri convincimenti”.

Il Pd non risponde, sembra aver perduto quella capacità d’interlocuzione con Oltretevere che è stata una caratteristica per anni peculiare della sinistra moderata. A preoccupare ancor più Letta è tuttavia l’uscita di Alessandro Alfieri. Il portavoce di Base riformista a parlato al mondo del centrodestra dalle colonne del Giornale: “Se Italia viva pensa a qualche emendamento mirato siamo sempre pronti all’ascolto”. Nel partito scoppia un putiferio, l’interessato è costretto a correggere il tiro, parlando di soli “ordini del giorno” sui quali potrebbe esserci una convergenza. Il fronte scricchiola, in serata si rincorrono voci di contiani pronti all’imboscata dopo che la mediazione sulla giustizia non è andata proprio giù ad Alfonso Bonafede e, pare, allo stesso Conte.

“Letta è arrivato da poco e già c’è chi sogna di fargli le scarpe, e questa vicenda ha buone possibilità che si trasformi in una sconfitta”, dice un senatore Dem. I big considerati vicini al mondo cattolico rimangono defilati. Non una parola da Lorenzo Guerini, che di Base riformista è uno dei leader, silenzio radio anche da parte di Dario Franceschini. Tre giorni fa, all’inaugurazione di una chiesa insieme all’architetto Santiago Calatrava, gli è stata posta la domanda. “Stiamo parlando di Capodimonte”, la lapidaria risposta del ministro della Cultura.

C’è tempo per trovare una quadra, almeno interna, anche se non sembra più così scontata. Il 13 il ddl Zan arriva in aula, la settimana passerà tra pregiudiziali di costituzionalità, discussione generale e presentazione degli emendamenti. Dal numero di questi ultimi si capirà se se ne dovrà riparlare a settembre, tra due decreti in arrivo dalla Camera che avranno la precedenza e l’incombente pausa estiva. Se si marciasse spediti, le insidie dei voti non arriveranno prima della settimana successiva. Ma sulle votazioni segrete già sono iniziati calcoli e veleni.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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