Dal taglio dei vitalizi al 'caso' Formigoni, le tappe di una storia lunga tre anni

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AGI - Dal 2018, anno in cui Camera e Senato approvano il taglio dei vitalizi degli ex parlamentari, fortemente voluto dal Movimento 5 stelle che ne aveva fatto uno storico cavallo di battaglia, il tema degli assegni versati a ex deputati e senatori ha continuato ad agitare le acque della politica. Fino al 'caso Formigoni', con il ribaltamento di fatto della decisione dei due rami del Parlamento sullo stop all'assegno per i condannati per reati gravi.

Nel frattempo, in questi anni, sono fioccati i ricorsi di chi si è visto dimezzare, se non annullare, il vitalizio. Alcuni ricorsi sono stati accolti, anche a Montecitorio, modificando la normativa. E ora l'Aula di palazzo Madama ha approvato tre diverse mozioni (una a firma M5s, Pd e Leu, la seconda del centrodestra e infine il testo presentato da Italia viva) che impegnano la stessa istituzione a rivalutare le regole vigenti, soprattutto per i casi di ex parlamentari condannati in via definitiva. 

Quanti sono i vitalizi e quanto si risparmia

Al momento delle delibere adottate da Camera e Senato, i vitalizi erogati agli ex parlamentari erano in tutto circa 2.700, per un importo totale di circa 200 milioni di euro. Sommando la cifra relativa alla Camera con quella del Senato si ottiene un risparmio di circa 56 milioni all'anno, e cioè circa 280 milioni a legislatura. 

Alla Camera sono 1.400 i vitalizi erogati da Montecitorio, tuttavia il taglio approvato dall'Ufficio di presidenza nel  luglio del 2018 riguardava una platea di 1.338 ex deputati. La delibera è stata approvata con i voti favorevoli del Movimento 5 stelle, della Lega, del Pd e di FdI, mentre FI si è astenuta e Leu e gruppo Misto non hanno partecipato al voto.

Secondo le stime fatte dal presidente Roberto Fico, ammonta a circa 40 milioni l'anno il risparmio per le casse della Camera, una cifra che si aggira intorno ai 200 milioni per l'intera legislatura. Il taglio ha avuto effetto a partire dal 1 gennaio del 2019. Sono però consentite riduzioni del taglio dell'assegno percepito in specifici casi di particolare difficoltà sociale ed economica. Gli assegni fino a quel momento erogati sono ricalcolati secondo il metodo contributivo e, quindi, subiscono una diminuzione che va dal 40 al 60%, fino all'80% dell'importo percepito. Anche se è difficile stabilire la quota esatta dei tagli, in base ad alcune proiezioni effettuate, si è calcolato che alcuni assegni subiranno una sforbiciata che può raggiungere anche i 5 mila euro.

Il taglio più consistente riguarderebbe 11 ex deputati. Sono previsti due tetti minimi: 980 mila euro o 1.470, che valgono per quei casi in cui sarebbe troppo basso l'importo dell'assegno ricalcolato. La riduzione più consistente per numero è quella che va dal 20 al 50% e riguarderebbe oltre 700 ex deputati. Si tratta, comunque, di una platea di ex parlamentari che hanno un'età avanzata (sarebbero oltre 140 gli ultra ottantenni).

Sono invece 'salvi' 67 ex deputati, il cui vitalizio non ha subito alcun ritocco ma per loro viene introdotto un tetto massimo. La ratio è che con il ricalcolo avrebbero incassato un assegno di importo maggiore e, quindi, viene messo un tetto limite che si calcola sulla base dell'ultimo vitalizio percepito al 31 ottobre 2018.  Ad ottobre 2018 il Consiglio di presidenza di palazzo Madama, con 10 voti a favore e 1 astenuto ha adottato la stessa delibera già approvata da Montecitorio.

Sulla base del raffronto con i dati della Camera e quelli forniti dall'allora presidente dell'Inps, Tito Boeri, in audizione in Parlamento, sono circa 16 milioni i risparmi per il Senato in un anno, 80 milioni nell'intera legislatura. Si tratta di una 'sforbiciata' che riguarda circa 1.300 ex senatori che percepiscono il vitalizio, anche se alcuni ex senatori sono esclusi dalla misura, come già accaduto alla Camera.

Il 'bollino' della Cassazione

La 'sforbiciata' voluta dai 5 stelle ha superato lo scoglio della Cassazione, che nel 2019 ha rigettato il ricorso presentato dal professor Paolo Armaroli. Le controversie relative alle condizioni di attribuzione e alla misura dell'indennità parlamentare e degli assegni vitalizi per gli ex parlamentari "non possono che essere decise dagli organi dell'autodichia, la cui previsione risponde alla medesima finalità di garantire la particolare autonomia del Parlamento", hanno scritto le sezioni unite civili della Cassazione.

I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione presentato da Armaroli, il quale - dopo avere impugnato davanti al Consiglio di Giurisdizione della Camera la delibera di Montecitorio, per effetto della quale il suo vitalizio da ex parlamentare era stato decurtato del 44,41% - chiedeva che fosse dichiarata la sussistenza della giurisdizione del giudice ordinario o, in subordine, di quello amministrativo.

Il primo 'stop' di Montecitorio, sì ad alcuni ricorsi

In tutto sono stati presentati oltre 2 mila ricorsi alle Camere dagli ex parlamentari, alcuni dei quali sono stati già accolti: si tratta però di casi 'particolari', ovvero sospensive del taglio sulla base dello stato di salute dell'ex parlamentare o del coniuge. Nell'aprile del 2020 il Consiglio giurisdizionale della Camera ha deciso, all'unanimità, di appoggiare il ricorso di 1.400 deputati e di aumentare gli assegni dei vitalizi se le condizioni di vita peggiorano.

Gli ex deputati, quindi,  possono chiedere "la  rideterminazione del trattamento economico, nel caso in cui si sia determinata una grave e documentata compromissione delle condizioni di vita personale o familiare". Per il presidente Roberto Fico "l'impianto della delibera" del 2018 "resta immutato. E' un provvedimento serio e giusto, che rivendico in pieno. E resta in vigore". 

Interviene anche il Senato, annullate parti della delibera

Qualche mese dopo, nel giugno del 2020, anche la Commissione contenziosa del Senato interviene sul taglio dei vitalizi, accogliendo parzialmente i ricorsi esaminati, annullando di fatto le disposizioni della delibera del 2018 nella parte in cui si prevede una totale rimozione dei provvedimenti di liquidazione a suo tempo legittimamente adottati e si impone una nuova liquidazione che introduce criteri totalmente diversi". Annullata la delibera anche in altre parti, seguendo le orme della decisione assunta da Montecitorio. 

Il 'caso' Formigoni

L'ex senatore e presidente della Regione Lombardia aveva subito lo stop all'erogazione del vitalizio nel 2018 in quanto condannato in via definitiva per reati gravi contro la Pubblica amministrazione. Formigoni ha fatto ricorso all'organo interno del Senato, la Commissione contenziosa, che gli ha dato ragione, restituendogli l'assegno.

L'amministrazione del Senato ha fatto ricorso all'organo interno di secondo grado, il Consiglio di garanzia, che ha tuttavia confermato la linea della Commissione contenziosa. La decisione dei due organismi giurisdizionali interni ha assimilato il vitalizio a un trattamento pensionistico che quindi non può essere tolto in caso di condanna per certi reati.