Dal Tinder per cani alla biometria del muso: la tecnologia entra nella pet economy

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Quanti sono gli italiani che hanno deciso di condividere la propria casa con un animale? Secondo i dati Eurispes 2021: “Il 19,6% fa sapere di possedere un animale, il 10,9% ne ha due. Dal 2020, complice la pandemia tuttora in atto, il numero di quanti rinunciano ad avere un animale in casa si è ridotto al 60,5% (-5,9% rispetto all’anno precedente), diminuendo ancora al 59,8% nell’anno in corso”. E, con la crescita del numero degli animali domestici cresce la pet economy, un settore che non sembra mostrare cedimenti. Sempre secondo Eurispes 2021: “Quanto sono disposti a spendere gli italiani per la cura degli animali domestici? Un terzo del campione (il 33%) spende in media da 31 a 50 euro nell’arco di un mese, il 30,4% spende da 51 a 100 euro, il 21,6% meno di 30 euro, il 10,5% da 101 a 200 euro, il 2,7% da 201 a 300 euro e l’1,8% oltre 300 euro mensili”.

Se n’è accorto il mondo della assicurazione, che oltre alla già diffusa RC, per proteggersi in caso di danni provocati dal proprio animale, propone adesso pacchetti sempre più variegati, con al primo posto le assicurazioni sanitarie. Mimano quelle per umani, e coprono le spese veterinarie, che spesso, in caso di interventi complessi, malattie croniche o animali esotici, arrivano con facilità a diverse migliaia di euro l’anno. Ma l’incontro con la tecnologia blockchain è dietro l’angolo, con progetti in fase di lancio come quello dell’australiana Petcoin. Si tratta di un token ERC20 che funziona come riserva di valore, e potrà essere speso in trattamenti veterinari e acquisti per il proprio pet. La app permetterà anche di archiviare via blockchain tutti i dati sanitari del proprio animale in modo da renderli immediatamente disponibili nel caso si cambi veterinario o si debba accedere a un pronto soccorso.

Dalla Svizzera invece arriva la startup CogniPet, una app che sfrutta i software di riconoscimento facciale per fornire un’identità non falsificabile all’animale domestico, integrando elementi ludici (album fotografici sulla falsariga di quelli creati autonomamente dall’app di foto iOS) e tracciamento sicuro. Tra i vantaggi: la possibilità di associare un pedigree verificabile a ogni animale identificato tramite il software, registrare i passaggi di proprietà, archiviare tutti i documenti sanitari e genealogici, intervenire nel caso di smarrimento o di contesa su un esemplare.

Già in fase molto più avanzata è l’italiana Kpet, che in soli 8 mesi dal lancio ha raccolto oltre 1 milione di euro. Fondamentalmente un’app di booking che mette insieme il meglio dell’esperienza umana: Airbnb incontra Uber che incontra The Fork. Tramite la app infatti si possono prenotare istantaneamente e pagare online servizi relativi al petcare, da quelli più essenziali come il veterinario, la toletta o le strutture pet friendly per chi programma una vacanza, fino a taxi e fotografi dedicati. Con una sezione dedicata agli aspiranti proprietari, che collega con allevatori e rifugi. E una parte dei proventi va a una charity dedicata.

Per aiutare invece il proprio pet (al momento solo cani e gatti) a trovare compagnia, che sia per un playdate al parco o per programmare una cucciolata, ha esordito quest’anno la milanese Pedigreender, che sposta i meccanismi dell’app di dating Tinder al mondo animale. I dati del proprietario non compaiono mai: ci si limita a fare da intermediari creando il portfolio del proprio pet, con foto, razza, geolocalizzazione, pedigree ed eventuali premi. Le preferenze si esprimono con gli swipe e se scatta il match allora ci si può accordare per un incontro.

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