Dal Veneto al Lazio, i "pieni poteri" di Salvini nella Lega

Federica Fantozzi
·Giornalista
·1 minuto per la lettura
Head of the far-right Lega party and Italian senator Matteo Salvini (C) is seen during a protest of restaurants owners and chefs at Pantheon Square against the measures implemented to stop the spread the coronavirus Covid-19 pandemic in Rome, on October 28, 2020.Thousands of Italians went to the streets after Italian Prime Minister Giuseppe Conte announced new nationwide Covid-19 restrictions. (Photo by Christian Minelli/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
Head of the far-right Lega party and Italian senator Matteo Salvini (C) is seen during a protest of restaurants owners and chefs at Pantheon Square against the measures implemented to stop the spread the coronavirus Covid-19 pandemic in Rome, on October 28, 2020.Thousands of Italians went to the streets after Italian Prime Minister Giuseppe Conte announced new nationwide Covid-19 restrictions. (Photo by Christian Minelli/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

Ben consapevole che la proposta di federazione non sarà mai digerita da Silvio Berlusconi, ma neanche da Giorgia Meloni, Matteo Salvini in modo più defilato si dedica al suo vero progetto: la riorganizzazione del partito sul territorio. A cui ha ricominciato a mettere le mani dopo lo stop elettorale alle scorse Regionali. Con un doppio obiettivo: migliorare il raccordo centro-territori (leggi: controllare ed eventualmente depotenziare i governatori, a partire da Luca Zaia) e plasmare sempre di più la Lega nazionale a sua immagine e somiglianza.

E così, senza troppa pubblicità, si susseguono gli incontri con coordinatori e amministratori locali. L’ultimo stamattina a Roma, dove il Capitano ha confermato la volontà di commissariare i vertici locali e concludere il tesseramento entro dicembre (altro punto dolente: delle vecchie tessere leghiste, molto poche sono trasmigrate nel nuovo partito).

Per la verità, il processo di insediare dei fedelissimi nei gangli politici regionali è un pallino di Salvini sin dall’inizio. Nel 2018 in Sicilia è sbarcato come commissario Stefano Candiani, senatore di Busto Arsizio, organizzatore della tre giorni a Catania a fine settembre in concomitanza con la prima udienza del processo al leader per la vicenda della nave Gregoretti. Convegni, interviste, battesimo pubblico dei nuovi “dipartimenti”, magliette “processateci tutti”: una kermesse a cui hanno partecipato parlamentari e pensatori della Lega, molto apprezzata dall’ex vicepremier. Peraltro, Candiani ha appena portato a casa un deputato regionale, Vincenzo Figuccia, che lascia gli scranni Udc dell’Ars per quelli padani. Mentre a febbraio scorso, il bergamasco Cristian Invernizzi è stato promosso da commissario a segretario regionale in Calabria. Dove pare saldo nelle grazie del capo, mentre il governo si avvita nella ricerca inesausta di un commissario alla Sanit&ag...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.