D'Alema raccoglie tempesta

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Pd/Art1 (Photo: ANSA)
Pd/Art1 (Photo: ANSA)

“Non siamo nati per fare una parrocchietta. Siamo nati per tenere viva l’idea di una grande forza della sinistra plurale. Abbiamo visto per tempo sia la prospettiva di un campo progressista sia i rischi di deriva del renzismo. Adesso, più che da noi, dipende dal Pd. Ci dica. Noi decideremo nel nostro collettivo”. Pier Luigi Bersani, intercettato dal Corriere della Sera, parla così della prospettiva di un rientro del gruppo di Articolo 1 nel Partito democratico.

Un rientro reso incandescente dalle parole di Massimo D’Alema, che ha provocato “profonda irritazione” al Nazareno, sia perché ha definito una “malattia” il periodo in cui Matteo Renzi è stato alla guida dei dem, sia perché il suo intervento è stato considerato un’entrata a gamba tesa nel cammino di riavvicinamento fra il Pd e Articolo Uno, la formazione che riunisce chi uscì dal partito proprio in epoca renziana. “Da quando è nato, 14 anni fa - ha scritto Enrico Letta su Twitter - il Pd è l’unica grande casa dei democratici e progressisti italiani. Sono orgoglioso di esserne il segretario pro tempore e di portare avanti questa storia nell’interesse dell’Italia. Nessuna malattia e quindi nessuna guarigione. Solo passione e impegno”.

Una dichiarazione che prova a bloccare sul nascere quella che si stava presentando come una frattura, visto che fra gli ex renziani del Pd qualcuno stava già rispolverando la parola “congresso”.

Come Andrea Marcucci, che su Repubblica dice: “Io ho detto in tempi non sospetti, torni il Pd della vocazione maggioritaria, con D’Alema ma anche con uguale apertura all’area liberale e riformista. Ora chiedo a Letta di non assecondare questa scelta in silenzio, facciamola decidere ai nostri sostenitori, con un Congresso. La prima reazione del segretario, voglio dirlo chiaramente perché non accade spesso, mi è molto piaciuta. Ora aspetto dopo l’elezione del capo dello Stato, la convocazione di un congresso”. E aggiunge: “Gli elettori non hanno mai amato un Pd troppo spostato a sinistra - spiega Marcucci - più simile ai Ds o Pds. Il Pd o è quello del Lingotto, o semplicemente torna ad essere una riedizione del passato, che ha poco senso”. Per Marcucci già definire una malattia il renzismo come ha fatto D’Alema ”è un gravissimo errore ed una indelicatezza verso chi è malato per davvero. Io rivendico quella stagione, che ci portò al 40% e ci fece approvare leggi fondamentali. Vorrei tranquillizzare gli amici di Art1, non sono un pentito, resto orgoglioso anche di quel Pd”. E su Renzi: “Il Pd deve liberarsi nel bene e nel male dell’incubo di Renzi. Matteo ha fatto tante cose positive ed anche molti errori, non è la bestia nera e neanche la soluzione di tutti i mali. Pensiamo al futuro, io spero che nell’alleanza elettorale, con il Pd ci siano anche i riformisti”.

Vista da sinistra, la situazione viene analizzata da Gianni Cuperlo: “Io sono contento quando la sinistra allarga il suo consenso e quando il Pd, come sta accadendo con Letta, diventa perno di una alleanza aperta, sociale e civica in grado di rinnovare il Paese e battere una destra pericolosa. Si può fare e lo abbiamo appena dimostrato con il voto nelle città” dice l’ex presidente dem. “Personalmente e con altri quella stagione renziana l’ho sempre contrastata, convinto che il senso del Pd fosse più forte del leader che lo guidava in quel momento e che ad alcuni sembrava imbattibile. La scissione di Articolo 1 ha invece sopravvalutato il renzismo e sottovalutato la domanda di unità dei progressisti e della sinistra. Credo che D’Alema abbia l’onestà intellettuale per riconoscerlo. D’altra parte c’è chi nel Pd è rimasto, si è battuto da dentro a viso aperto e i fatti alla fine ci hanno dato ragione”.

Il tweet di Enrico Letta è stato subito rilanciato da uno dei leader di Base Riformista, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini che, a scanso di equivoci, ha anche aggiunto: “Bene Letta. Guardiamo al futuro e alle cose da fare”. L’intervento del segretario Pd non è invece servito a spegnere la polemica con Iv, che ha usato le affermazioni di D’Alema per attaccare anche - e soprattutto - i dem. “D’Alema - ha scritto Matteo Renzi - rientra nel Pd dicendo che chi lo ha portato al 40%, a fare le unioni civili, ad avere l’unico governo con la parità di genere, a creare più di un milione di posti di lavoro è un malato. Sono parole che si commentano da sole. Un pensiero a chi è malato davvero, magari nel letto di un ospedale. E un abbraccio a chi sognava il partito dei riformisti e si ritrova nel partito dei dalemiani”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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