Dalla Cina sfida all’editoria: China Literature s’allarga negli Usa

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 31 mar. (askanews) - C'era chi diceva che con la cultura non si mangia. A China Literature, una piattaforma digitale di editoria e entertainment controllata dal gigante del web Tencent, non sono affatto d'accordo e, dopo aver colonizzato l'immaginario dei lettori online cinesi, si preparano a tentare di fare lo stesso con gli americani, facendo affidamento sul loro modello di business che offre un colpo d'occhio sul possibile futuro dell'editoria e sul destino (apparentemente cupo) delle case editrici.

Entro il 2021, China Literature intende raddoppiare il numero degli scrittori nordamericani che si propongono sulla piattaforma, scrive oggi il South China Morning Post che ha intervistato la numero uno delle operazioni internazionali Sandra Chen. "Noi puntiamo ad accrescere il numero degli scrittori nordamericani a 100mila quest'anno" sostiene Chen che è alla guida di Webnovel, filiale estera di China Literature che controlla il sito in lingua inglese.

Secondo iResearch, il numero dei lettori stranieri di web fiction cinese dovrebbe crescere dai 32 milioni del 2019 ai 49 milioni di quest'anno. Numeri che impressionano e che danno l'idea di una platea di lettori sempre più ampia e non limitata alle sole comunità cinesi all'estero.

Sia China Literature che il suo concorrente iReader, sostenuto dai giganti Baidu e ByteDance, sono da tempo già attivi nella traduzione di fiction online in ligue straniere. Ma ora la prima, attraverso Webnovel, intende puntare su opere scritte in lingua inglese da scrittori nordamericani.

Webnovel è stata lanciata nel 2017 e al momento conta qualcosa come 100mila scrittori, di cui la metà sono nordamericani e gli altri cinesi che scrivono in lingua inglese. China Literature, nella sua intera piattaforma, ha qualcosa come 9 milioni di scrittori. Lo scorso anno la piattaforma in inglese ha ospitato 200mila storie e romanzi, mentre quella cinese ne ha postati 13,9 milioni.

Webnovel, puntando sugli Usa e sul Nordamerica, non vuole solo attirare "scrittori amatoriali" ma anche "gli scrittori tradizionali, a partire dagli sceneggiatori", spiega Chen. Come le controparti cinesi, gli autori registrati potranno guadagnare dai diritti di utilizzo delle loro opere, dai clic a dai consigli dei lettori. Più le opere sono popolari, più guadagnano denaro. Se poi diventano la base per altri prodotti d'entertainment, fanno bingo.

Chen ha spiegato inoltre che, per attirare scrittori di talento a unirsi a Webnovel, la piattaforma promette un minimo di guadagno dal copyright e workshop settimanali di scrittura. Si prende inoltre in carico la promozione. Secondo la manager sulla piattaforma in inglese ci sono scrittori che guadagnano ben oltre 10mila dollari al mese.

Una delle prerogative che ha fatto avere successo a questo business model è il fatto che alcune delle storie di maggiore successo sulla piattaforma sono poi diventate serie su piattaforme video e alla televisione. Secondo quanto sostiene il sito internet di China Literature, il 60 per cento delle web novel che si sono ritrovate nella Top10 del sito sono diventate poi delle web series (e il 70 per cento sono state adattate come serie animate). Tra quelle che hanno fatto più successo c'è "The Rise of Phoenixes", che è andata in onda nel 2019 su Netflix tradotta in molte lingue. Non è altro che l'adattamento di una web novel di Huang Quan, pubblicata in un primo momento sulla piattaforma femminile di China Literature, Xiaoxiang Shuyan.

Certo, il momento per sbarcare negli Stati uniti non è dei migliori. Washington e Pechino sono ai ferri corti e nel mezzo di una pesante guerra commerciale. In America l'apprezzamento per la Cina è a un minimo storico, secondo i sondaggi, e non è detto che gli americani siano particolarmente contenti di vedere una piattaforma cinese guadagnare nell'industria dell'intrattenimento Usa. Inolre, in Cina China Literature è stata lo scorso anno al centro di una polemica, provocata da alcuni scrittori infuriati con la compagnia accusata di imporre contratti capestro e di costringere a rinunciare ai dirtti delle opere. La piattaforma, dal canto suo, ha respinto le accuse, pur ammettendo "errori". E ha rivisto i contratti con alcuni scrittori.