Dalla crisi alle urne. Quando si potrebbe andare al voto (scenario eventuale)

s. ronda e b. tedaldi
I passaggi e tutti gli step che, dal giorno della crisi di governo con le dimissioni formali del presidente del Consiglio, portano fino a nuove elezioni politiche sono disciplinati dalla Costituzione, da leggi ordinarie e dalla prassi istituzionale ormai consolidata. Partendo da un punto fermo: il tempo minimo che deve intercorrere necessariamente dal giorno della crisi di governo alle nuove elezioni è di 45 giorni (quello massimo è di 70 giorni). Tempo dettato sia dalla Carta che dalla legge per l'indizione dei comizi elettorali.In realtà, però, occorrono almeno 60 giorni dalla crisi al momento del ritorno alle urne, questo per consentire l'adempimento delle procedure necessarie per il voto degli italiani all'estero (norma, tuttavia, che potrebbe - anche se finora non è mai successo - essere modificata per 'accorciare' i tempi). * Il passaggio dalla crisi allo scioglimento delle Camere può anche avvenire in un tempo rapidissimo: il governo cade o si dimette il premier, il capo dello Stato svolge le consultazioni e, se constata che non esiste una maggioranza alternativa a quella attuale e che non vi sono le possibilità della nascita di un diverso esecutivo o che l'esecutivo uscente non ha possibilità di andare avanti nemmeno se rinviato al Parlamento, il presidente della Repubblica scioglie le Camere. * Le consultazioni al Colle possono anche essere rapidissime, come nel caso dell'esecutivo Renzi, quando Sergio Mattarella in tre giorni accolse le dimissioni del presidente del Consiglio, fece le consultazioni e incaricò Paolo Gentiloni. * Qualora si dovesse andare a votare in autunno, si dovrebbe tener conto anche delle scadenze legate alla manovra. A settembre, alla ripresa dell'attività parlamentare e governativa dopo la pausa estiva - sempre che l'esecutivo non cada prima - ad attendere il governo ci sarà la Nota di aggiornamento al Def, che va presentata alle Camere entro il 27 settembre. Il Documento programmatico di Bilancio, ovvero l'ossatura della manovra, va invece inviato alla Commissione Ue entro il 15 ottobre, mentre la Legge di Bilancio vera e propria deve essere presentata alle Camere entro il 20 ottobre. Scadenze che, sulla carta, presuppongono l'esistenza di un governo in carica e con la forza, politica e numerica, di varare la manovra e 'contrattarla' con l'Ue. È possibile, tuttavia, chiedere all'Europa una 'dilazione' dei tempi giustificata proprio dalla crisi di governo o dalle elezioni appena celebrate, visto che la manovra deve essere approvata entro il 31 dicembre. Questo ovviamente se dalle urne uscisse una maggioranza ben definita che in poche settimane porti alla nascita del nuovo esecutivo. Altrimenti, conseguenza ovvia, servirebbe un lasso di tempo più lungo per consentire le normali trattative tra forze politiche così da arrivare alla nascita di un esecutivo.È il caso del governo a guida Conte: dal giorno delle elezioni al giuramento sono trascorsi tre mesi. La scadenza, tuttavia, che resta tassativa è quella del 31 dicembre, data entro cui il Parlamento italiano deve approvare la legge di Bilancio per evitare l'esercizio provvisorio.Infine, vanno ricordate altri passaggi dettati dalla Carta: lo scioglimento delle Camere spetta al Presidente della Repubblica, sentiti i presidenti delle Camere stesse. Allo stesso Capo dello Stato spetta, poi, indire le nuove elezioni. I comizi elettorali sono convocati con decreto del Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri. Le finestre possibiliDunque, riassumendo, stando a quanto prevedono le varie disposizioni in materia e basandosi sui giorni minimi che devono intercorrere dallo scioglimento delle Camere (e quindi dalla crisi vera e propria) alle urne, ovvero 60, le possibili finestre elettorali per votare dopo l'estate sono diverse, ricordando però che la 'finestra' di settembre è agli sgoccioli: * Elezioni il 22 settembre: per tornare alle urne la quarta domenica del mese lo scioglimento delle Camere deve avvenire tra il 20 e il 21 luglio, ovvero sabato e domenica prossimi. * Elezioni il 29 settembre: per votare il 29 settembre si dovrebbero sciogliere le Camere entro il 31 luglio. * Elezioni il 6 ottobre: per votare la prima domenica di ottobre le Camere devono essere sciolte entro il 5-6 agosto. * Elezioni il 13 ottobre: per votare la seconda domenica di ottobre le Camere dovrebbero essere sciolte a ridosso di Ferragosto. Ma votare a metà ottobre significa non presentare la manovra alla Commissione Ue entro i termini stabiliti. * Elezioni il 20 ottobre: per votare la terza domenica di ottobre le Camere vanno sciolte subito dopo Ferragosto. Il voto in questa domenica vorrebbe dire che la manovra non viene presentata alle Camere entro il termine stabilito. Le scadenze proseguono con lo stesso schema anche per le settimane successive ed è ovvio che più ci si inoltra in autunno con una eventuale crisi di governo più diventa possibile che le elezioni si svolgano nei primissimi mesi del 2020.

I passaggi e tutti gli step che, dal giorno della crisi di governo con le dimissioni formali del presidente del Consiglio, portano fino a nuove elezioni politiche sono disciplinati dalla Costituzione, da leggi ordinarie e dalla prassi istituzionale ormai consolidata. Partendo da un punto fermo: il tempo minimo che deve intercorrere necessariamente dal giorno della crisi di governo alle nuove elezioni è di 45 giorni (quello massimo è di 70 giorni). Tempo dettato sia dalla Carta che dalla legge per l'indizione dei comizi elettorali.

In realtà, però, occorrono almeno 60 giorni dalla crisi al momento del ritorno alle urne, questo per consentire l'adempimento delle procedure necessarie per il voto degli italiani all'estero (norma, tuttavia, che potrebbe - anche se finora non è mai successo - essere modificata per 'accorciare' i tempi).

  • Il passaggio dalla crisi allo scioglimento delle Camere può anche avvenire in un tempo rapidissimo: il governo cade o si dimette il premier, il capo dello Stato svolge le consultazioni e, se constata che non esiste una maggioranza alternativa a quella attuale e che non vi sono le possibilità della nascita di un diverso esecutivo o che l'esecutivo uscente non ha possibilità di andare avanti nemmeno se rinviato al Parlamento, il presidente della Repubblica scioglie le Camere.
  • Le consultazioni al Colle possono anche essere rapidissime, come nel caso dell'esecutivo Renzi, quando Sergio Mattarella in tre giorni accolse le dimissioni del presidente del Consiglio, fece le consultazioni e incaricò Paolo Gentiloni.
  • Qualora si dovesse andare a votare in autunno, si dovrebbe tener conto anche delle scadenze legate alla manovra. A settembre, alla ripresa dell'attività parlamentare e governativa dopo la pausa estiva - sempre che l'esecutivo non cada prima - ad attendere il governo ci sarà la Nota di aggiornamento al Def, che va presentata alle Camere entro il 27 settembre. Il Documento programmatico di Bilancio, ovvero l'ossatura della manovra, va invece inviato alla Commissione Ue entro il 15 ottobre, mentre la Legge di Bilancio vera e propria deve essere presentata alle Camere entro il 20 ottobre. Scadenze che, sulla carta, presuppongono l'esistenza di un governo in carica e con la forza, politica e numerica, di varare la manovra e 'contrattarla' con l'Ue. 

È possibile, tuttavia, chiedere all'Europa una 'dilazione' dei tempi giustificata proprio dalla crisi di governo o dalle elezioni appena celebrate, visto che la manovra deve essere approvata entro il 31 dicembre. Questo ovviamente se dalle urne uscisse una maggioranza ben definita che in poche settimane porti alla nascita del nuovo esecutivo. Altrimenti, conseguenza ovvia, servirebbe un lasso di tempo più lungo per consentire le normali trattative tra forze politiche così da arrivare alla nascita di un esecutivo.

È il caso del governo a guida Conte: dal giorno delle elezioni al giuramento sono trascorsi tre mesi. La scadenza, tuttavia, che resta tassativa è quella del 31 dicembre, data entro cui il Parlamento italiano deve approvare la legge di Bilancio per evitare l'esercizio provvisorio.

Infine, vanno ricordate altri passaggi dettati dalla Carta: lo scioglimento delle Camere spetta al Presidente della Repubblica, sentiti i presidenti delle Camere stesse. Allo stesso Capo dello Stato spetta, poi, indire le nuove elezioni. I comizi elettorali sono convocati con decreto del Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri.

Le finestre possibili

Dunque, riassumendo, stando a quanto prevedono le varie disposizioni in materia e basandosi sui giorni minimi che devono intercorrere dallo scioglimento delle Camere (e quindi dalla crisi vera e propria) alle urne, ovvero 60, le possibili finestre elettorali per votare dopo l'estate sono diverse, ricordando però che la 'finestra' di settembre è agli sgoccioli:

  • Elezioni il 22 settembre: per tornare alle urne la quarta domenica del mese lo scioglimento delle Camere deve avvenire tra il 20 e il 21 luglio, ovvero sabato e domenica prossimi.
  • Elezioni il 29 settembre: per votare il 29 settembre si dovrebbero sciogliere le Camere entro il 31 luglio.
  • Elezioni il 6 ottobre: per votare la prima domenica di ottobre le Camere devono essere sciolte entro il 5-6 agosto.
  • Elezioni il 13 ottobre: per votare la seconda domenica di ottobre le Camere dovrebbero essere sciolte a ridosso di Ferragosto. Ma votare a metà ottobre significa non presentare la manovra alla Commissione Ue entro i termini stabiliti.
  • Elezioni il 20 ottobre: per votare la terza domenica di ottobre le Camere vanno sciolte subito dopo Ferragosto. Il voto in questa domenica vorrebbe dire che la manovra non viene presentata alle Camere entro il termine stabilito. Le scadenze proseguono con lo stesso schema anche per le settimane successive ed è ovvio che più ci si inoltra in autunno con una eventuale crisi di governo più diventa possibile che le elezioni si svolgano nei primissimi mesi del 2020.