Dalla Libia alla Russia, le prossime battaglie in Aula

Giovanni Lamberti

 Il 2 novembre bisognerà decidere se confermare gli accordi con la Libia: la Lega chiederà al ministro dell'Interno Lamorgese di riferire in Aula, è pronta a far battaglia ma nel Pd non è solo Orfini ad insistere sulla necessità di ridiscutere i patti. Anche Delrio apre ("Bisogna fare una riflessione molto seria") anche se una parte dei dem non è d'accordo. Discussione pure in M5s: il presidente della Camera Fico spinge, ma i fedelissimi di Di Maio sono sulla linea del tacito rinnovo.

Altro nodo sul tavolo è il 'Russiagate': la maggioranza sta ragionando su come cercare di 'incastrare' Salvini ma al momento M5s esclude un'indagine conoscitiva ("rischierebbe comunque di ostacolare il lavoro dei giudici", spiega una fonte) e attende l'audizione del direttore del Dis Vecchione che dovrebbe riferire anche sulla Libia.

Renzi in trincea per cambiare la manovra

Infine ci si prepara ad una battaglia a colpi di emendamenti sul dl fiscale e sulla legge di bilancio, con Italia viva che intende mantenere ferma la posizione su 'Quota cento' e chiede di ridiscutere la sugar tax. Per evitare "balzelli" che colpirebbero famiglie e cittadini, 69 senatori M5s - prima firma il pentastellato Lannutti che una settimana fa ha inviato un'email ai colleghi - propongono di "reperire 5 miliardi" attraverso l'Ici non pagata tra il 2006 e il 2011 dalla Chiesa, che inoltre dovrebbe pagare l'Imu per gli immobili che hanno destinazione commerciale. Una mossa che arriva a due giorni dal voto in Umbria e che potrebbe non trovare il consenso di Di Maio che sul tema ha sensibilità diverse. "Un'iniziativa che potrebbe rivelarsi un boomerang, anche in vista di domenica", osserva un fedelissimo del capo politico M5s.

Laboratorio Umbria

Ecco il voto di domenica: l'attesa è per come reagiranno gli umbri con tutti i leader delle forze politiche che hanno deciso di metterci la faccia. Da Salvini a Berlusconi e Meloni; da Di Maio a Zingaretti e al premier Conte. Questi ultimi tre oggi terranno un'iniziativa comune proprio per lanciare la volata al candidato Bianconi. "Hanno capito che è un voto politico. Da lunedì di rosso lì rimarra' solo il vino", osserva il segretario del partito di via Bellerio, convinto di poter assestare alla sinistra una sconfitta dopo cinquant'anni di governo della regione. "L'Umbria è un laboratorio, un modo per liberare questa regione dalla dinamiche di partito", dice Di Maio.

Per la Lega che ha ritrovato l'unità del centrodestra è la prima occasione di provare a dare una spallata all'esecutivo dopo la decisione di abbandonare il governo; per Pd e M5s un banco di prova per un'ipotetica alleanza futura, secondo lo schema più volte rilanciato da Zingaretti e Franceschini.

Tra i pentastellati soprattutto è grande attesa, perché se il risultato dovesse essere deludente si aprirebbe un'altra discussione interna dopo quella su Roma e sui capigruppo (alla Camera martedì ci dovrebbe essere un nuovo tentativo; "è stato piu facile eleggere il presidente Napolitano", allarga le braccia un deputato che propone ai candidati di riunirsi in conclave per mettersi d'accordo).

Attendono con trepidazione il voto anche i dem che nella regione hanno patito il caso delle note vicende giudiziarie e che - ha sempre detto Zingaretti - ora sono tornati in partita e sperano di vincere. A scendere in campo è stato pure il presidente del Consiglio, Conte che tuttavia sostiene da tempo che il governo è al riparo da eventuali fibrillazioni. Tuttavia la preoccupazione - soprattutto nei gruppi parlamentari del Pd - riguardo in primis la tenuta del Movimento 5 stelle.

Renzi, invece, alla manifestazione di oggi non ci sarà. Il senatore di Firenze ha ribadito di non voler staccare la spina ("La realtà è che ha paura del voto", dice un 'big' dem) e si prepara a mettere nelle liste che nasceranno a sostegno di Bonaccini propri referenti civici e a presentare liste civiche (o addirittura il simbolo) nelle prossime tornate elettorali.