Dalla Liguria all'Emilia: come si stanno muovendo

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bonaccini
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“Per quanto riguarda le categorie da vaccinare in modo prioritario, bisogna attenersi alle decisioni prese dal Governo con le Regioni e devono valere per tutti, se io mi comportassi in modo differente da un cittadino normale, rispetto ai tempi in cui fare il vaccino, non si capirebbe più niente”. Lo ha affermato il presidente della Regione Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini nel suo intervento a Mattino 5. “Abbiamo definito un piano con il Governo ancora più puntuale che identifica le categorie per età e per professione. Sappiamo che oggi le priorità sono: dopo aver vaccinato tutto il personale sanitario, socio-sanitario, personale e degenti delle rsa, completare il prima possibile le vaccinazioni degli ultraottantenni e cominciare con gli ultrasettantenni. Perché la gran parte dei decessi tocca persone che hanno più di 70 anni. Ad aprile, noi termineremo, in Emilia-Romagna, tutti gli ultranovantenni che sono più di 350mila già con la doppia dose, tant’è che chi aveva prenotato dopo il 15 aprile li stiamo richiamando per anticipare, perché finalmente ci sono più dosi, arriveranno, entro il 3 aprile, oltre 1 milione di dosi Pfizer, oltre mezzo milione di dosi Moderna e oltre un milione e 300mila di AstraZeneca. Così ci è stato detto e questo è quello che credo avverrà” ha aggiunto Bonaccini.

Musumeci: se servirà compreremo il vaccino Sputnik dai russi

“Se necessario siamo pronti a comprare il vaccino dai russi”. Lo ha affermato il presidente della regione Siciliana Nello Musumeci in una intervista a “La Verità”. “Siamo tra le regioni più virtuose per vaccini inoculati ma tra qualche giorno non avremo più fiale. Se i vaccini dovessero tardare dai canali ufficiali, non avremmo difficoltà a guardare altrove. Sono anticomunista dalla nascita, ma se la Russia produce un vaccino che garantisce l’immunizzazione, perché no? Il vaccino è un diritto che equivale al diritto della vita e della sicurezza. Ho detto al Generale Figliuolo che la Sicilia diventerà una macchina da guerra, ma adesso ci devono dare le cartucce” ha aggiunto Musumeci.

Fumagalli, Niguarda: siamo ancora in una fase di crescita dei ricoveri in terapia intensiva

“Siamo in decisa sofferenza. Il carico che abbiamo oggi dipende dagli accessi ai pronto soccorso di 7-14 giorni fa. Nella nostra regione ci sono quasi 900 posti letto occupati da pazienti Covid nelle terapie intensive, potremmo arrivare a quota mille nelle prossime settimane”. Lo ha affermato Roberto Fumagalli, direttore del reparto di anestesia e rianimazione dell’ospedale Niguarda e professore all’università Bicocca di Milano, in un’intervista a Repubblica. “A marzo dello scorso anno eravamo arrivati a oltre 1.300, ora i numeri sono inferiori. Se si sommano la seconda e la terza ondata i numeri sono comunque alti spalmati però su un periodo di tempo maggiore. E c’è poi un altro problema tecnico da tener presente. I pazienti che finiscono in terapia intensiva ci rimangono per molto tempo e quindi i posti letto non si liberano in fretta. Quando abbiamo affrontato la terza ondata ne avevamo 360 occupati. Per questo non possiamo permetterci una nuova risalita a breve. È necessario resistere ancora per un po’, speriamo non per molto, ma si deve. I comportamenti virtuosi e le chiusure finora hanno pagato, evitando il picco come lo scorso anno. Purtroppo siamo ancora in una fase di crescita dei ricoveri in terapia intensiva, a fronte di un plateau degli accessi nei pronto soccorso o addirittura una modesta diminuzione. E dal nostro osservatorio vediamo che la situazione non è positiva, finché i numeri non calano non possiamo stare tranquilli. Speriamo che tra una settimana le cose vadano meglio. La mortalità dei pazienti che finiscono in terapia intensiva è purtroppo molto alta. Il 36-38 per cento di chi entra non sopravvive. L’anno scorso moriva il 42 per cento: ancora non c’è una spiegazione per questo lieve calo” ha aggiunto Fumagalli.