Dall'addio alla Merkel ai voti regionali sarà un 2021 alle urne in Germania

Roberto Brunelli
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AGI – Che il 2021 sarà un anno cruciale in Germania è il minimo che si possa dire: con la pandemia del coronavirus che ancora infuria sono previste ben sei elezioni regionali e, soprattutto, il voto federale fissato per il 26 settembre. Non solo quello in corso è l'ultimo mandato di Angela Merkel come cancelliera (come lei ha finora ribadito in numerose occasioni, finanche al discorso di capodanno), ma il panorama politico tedesco promette di conoscere rivolgimenti molto profondi: probabile che dalle urne per il rinnovo del Bundestag esca una coalizione del tutto inedita, mentre la nomina di un nuovo cancelliere (che dopo 16 anni di ‘regno' merkeliano ha ottime chances di non essere un cristiano-democratico come l'ex ‘ragazza dell'est') avrà evidenti ripercussioni sullo scenario europeo, già scosso dal terremoto della Brexit.

Sei laender al voto 

Un anno scadenzato, come si è detto, da importanti appuntamenti elettorali, che andranno a cadere nel pieno della campagna di vaccinazione e della lotta alla pandemia: si comincia il 14 marzo con le urne che si aprono contemporaneamente nel Baden-Wuerttemberg e nella Renania-Palatinato, mentre il 25 aprile tocca alla tormentata Turingia (l'anno scorso fu un terremoto politico con al centro l'ultradestra dell'Afd a mandare in tilt a livello nazionale la Cdu di Frau Merkel, obbligando la leader Annegret Kramp-Karrenbauer ad annunciare le proprie dimissioni). Il 6 giugno sarà la volta della Bassa Sassonia e, due settimane dopo, insieme alle urne per il rinnovo del Bundestag, si apriranno anche quelle del Meclemburgo-Pomerania anteriore.

Caos in casa Cdu/Csu

La partita più intricata è proprio quella nazionale. Sulla carta, l'Unione composta da cristiano-democratici e i cristiano-sociali bavaresi è di gran lunga favorita: nei sondaggi supera agevolmente il 36% dei consensi. Ma ci sono due interrogativi a tenere la Germania da mesi con il fiato sospeso. Primo: una Cdu/Csu senza il ‘bonus-Merkel' rischia un bagno di sangue alle urne? Alcuni rilevamenti demoscopici che girano di mano in mano a Berlino danno prospettive drammatiche in questo senso.  

Secondo: in che condizioni si troverà la Cdu dopo aver eletto, all'imminente congresso federale (praticamente del tutto in digitale, fissato per il 15/16 gennaio), il prossimo leader del partito?

Ebbene, qui il paradosso consiste nel fatto che la figura più popolare nel mondo Cdu/Csu attualmente non figura tra i candidati ufficiali, ed è il ministro alla Sanità Jens Spahn. Secondo un sondaggio, ha addirittura superato Merkel nel favore dei tedeschi, eppure è presente nella corsa solamente come ‘secondo' all'interno del ticket insieme al governatore del Nord-Reno Vestfalia, il centrista Armin Laschet. Gli altri sfidanti sono l'ex capogruppo Friedrich Merz (peraltro un antagonista storico della cancelliera) ed il presidente della Commissione esteri Norbert Roettgen.  Considerati gli standard tedeschi, una bella confusione (per non dire di peggio) in casa Cdu, che non solo si presenta all'appuntamento a dir poco divisa (c'è chi ipotizza una vera e propria spaccatura, se sarà l'iper-liberista Merz a vincere), ma ad oggi sta entrando nel super-anno elettorale senza leadership, senza strategia e ancora senza un candidato cancelliere. E' questa la vera posta in palio, dato che Merkel ha giurato e stragiurato che quello che scade nel 2021 è il suo ultimo mandato, dopo ben 16 anni passati al governo e 30 al Bundestag.

Coalizioni e non solo  

Qui si intrecciano diversi problemi grandi come palazzi: innanzitutto la somma delle debolezze degli attuali candidati, nessuno dei quali è sembrato finora capace di scaldare il cuore degli elettori. Vieppiù ad aspettare a bordo campo c'è anche il governatore di Monaco nonché leader della Csu, Markus Soeder, “candidato ombra” alla cancelleria nonostante le continue promesse di voler restare in Baviera, anche lui ben più popolare nei sondaggi del trio Laschet-Merz-Roettgen. A rendere il tutto ancor più intricato, il fatto che ci sia chi spinge per far correre in prima linea il ministro alla Salute Spahn, il cui tasso di popolarità è schizzato in alto grazie alla gestione della pandemia. Legittimo aspettarsi sorprese, dunque. 

Poi c'è il fatto che la Germania arriva all'appuntamento elettorale con un quadro profondamente diverso da quello delle elezioni del 2017: innanzitutto c'è la partita dei Verdi, che in tutti i sondaggi si confermano stabilmente seconda forza politica del Paese, con risultati intorno al 20% dei consensi. I due co-leader degli ambientalisti, Robert Habeck ed Annalena Baerbock, hanno già fatto sapere di sentirsi pronti a correre per la cancelleria.  E' un fatto che, con questi numeri, nessuna futura coalizione possa prescindere dai Verdi: quella più quotata è un'alleanza proprio con la Cdu/Csu, ma qui moltissimo ovviamente dipenderà dal nome del nuovo capo del partito che fu di Adenauer e di Kohl. Se fosse Merz, capofila dei conservatori tradizionalisti, le probabilità sono praticamente uguali a zero. Di contro, Soeder ha già dato il suo endorsement ad un'alleanza con gli ambientalisti, ieri è toccato al segretario generale della Cdu, Paul Ziemiak, che ha dichiarato di considerare i Verdi la forza con cui confrontarsi, dato che la Spd – che non riesce a schiodarsi dal 16-17%, nonostante il buon giudizio dei tedeschi per come la Grosse Koalition ha condotto il Paese tra i vortici della pandemia – ormai “ha intrapreso un corso troppo di sinistra”. Degli altri partiti neanche a parlarne: l'Afd sembra relegata alla nicchia del 10%, i liberali dell'Fdp al massimo finora hanno toccato il 7%, la sinistra radicale della Linke non supera l'8%. Da segnarsi la recente esternazione del presidente del Bundestag Wolfgang Schaeuble - potente ex ministro alle Finanze ai tempi dell'eurocrisi - secondo il quale il prossimo candidato cancelliere potrebbe non essere né il futuro capo della Cdu, né l'attuale capo della Csu.

Per quanto riguarda l'Spd, a correre per la cancelleria è l'attuale ministro alle Finanze e vicecancelliere Olaf Scholz: sulla carta le sue possibilità sono abbastanza striminzite, a meno di grandi sorprese in campagna elettorale. Da una parte, i socialdemocratici scontano il fatto di uscire esausti dalla loro seconda esperienza nella GroKo merkeliana (come certificato dai sondaggi), dall'altra potrebbero tentare la fortuna con un'alleanza con i Verdi e la Linke, ma nell'imbarazzante condizione di ‘junior partner' rispetto a Habeck & co. Vieppiù che, oggi come oggi, l'opzione ‘rosso-rosso-verde' stenterebbe ad arrivare una maggioranza. C'è poi un'inevasa domanda politica: è il centrista pragmatico Scholz l'uomo più indicato a guidare una coalizione così fortemente piegata a sinistra?   

Il mistero Merkel

I giornali tedeschi si stanno riempiendo di editoriali in cui già si rimpiange la ‘Kanzlerin' e ci si chiede con toni sempre più angosciati se chi siederà al suo posto sarà all'altezza della situazione, con una Germania che negli ultimi anni ha visto accrescere in maniera formidabile il suo ruolo sullo scenario globale, non ultimo promuovendo il Recovery fund da 750 miliardi di euro con il quale sostenere l'Europa colpita con durezza dal Covid, senza considerare la sua posizione diversamente peculiare nei confronti dei giganti Usa, Cina e Russia.

Poi la questione delle alleanze risulta particolarmente intricata anche per un altro motivo: mentre è facile immaginare una coalizione ‘nero-verde' con una Cdu/Csu di stampo merkeliano, le altre opzioni (a cominciare da un Merz incoronato leader) presenti nel campo conservatore appaiono ben più evanescenti. Il che potrebbe rendere estremamente ardui i negoziati per la formazione di un nuovo governo, questo senza contare che il venir meno del ‘bonus Merkel' potrebbe costare al blocco conservatore oltre 10 punti percentuali. E, a proposito di instabilità, ricordiamo che dopo le elezioni 2017 ci vollero ben sei mesi per arrivare a mettere in piedi il Merkel IV. Questo senza considerare che ancora non è chiaro come si svilupperà la pandemia nei prossimi mesi. La Welt non esclude un ‘worst case scenario' nel quale si possa ipotizzare uno slittamento delle elezioni federali. In tal caso, o anche solo in caso di estenuanti trattative di governo, la persona che si rivolgerà ai tedeschi per il discorso del prossimo Capodanno potrebbe chiamarsi ancora Angela Merkel.