Dall'ampolla sul Po al presepe, la svolta di Salvini

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Dal dio Po al rosario e al Vangelo, dall’ampolla con l’acqua delle sorgenti del Po sul Monviso al presepe. La Lega cambia e cambiano i simboli, anche quelli religiosi, che accompagnano la sua transizione: da movimento secessionista e nordista con riferimenti pagani a partito nazionale che strizza l’occhio al cattolicesimo e alle tradizioni religiose italiane. Matteo Salvini, leader del Carroccio, al congresso per cambiare lo statuto della vecchia Lega Nord, si presenta all’Hotel Da Vinci, alla periferia di Milano, con un presepe in mano. Dopo i giuramenti sul Vangelo e i baci ai rosari, l’ex vicepremier di fronte ai delegati riuniti in congresso sfoggia un’opera del maestro Alfonso Pepe di Pagani, un artigiano salernitano specializzato nella realizzazione di presepi di ispirazione settecentesca. "Chi mi distrugge il presepe poi me lo paga eh", avverte Salvini rivolto ai giornalisti che lo circondano. "Il bambin Gesù si mette dopo", gli fa notare qualcuno. "Eh me l’han dato così", si giustifica il segretario del partito.  

E dal palco si erge a baluardo della difesa del cristianesimo e dell’Occidente contro l’invasione islamica. "Siamo l’ultima speranza, l’ancora di salvezza per il popolo cristiano occidentale. Non possiamo arrenderci in questa sfida. Un parroco che cede la parrocchia per il Ramadam fa qualcosa di criminogeno. Vado in giro con il presepe per questo", dice fra gli applausi della platea. Un simbolo distante anni luce dall’universo creato da Umberto Bossi per l’elettorato italiano abituato, e stanco, dei riti della Prima Repubblica. Dieci anni dopo essere entrato in Parlamento, il senatur nel 1996 lanciò il rituale dell’ampolla, prelevando l’acqua delle sorgenti del Po sul Monviso, a Pian del Re. "Quest’acqua pura e spumeggiante ha fatto la pianura padana. I nostri avi ritenevano che l’acqua fosse Dio, immanente a tutte le cose. Noi la porteremo a Venezia e la libereremo nella laguna, così libereremo anche noi”, spiegava Bossi. L’ampolla, forgiata da un vetraio di Murano, veniva poi affidata a due giovani leghiste in camicia verde e faceva il suo viaggio su un battello sul fiume, attraverso la pianura Padana e fino a Venezia. 

Un momento di un universo creato da Bossi, che aveva esordito con il motto ‘La Lega ce l’ha duro’, che contava una divinità (il dio Po), i rituali di massa (l’ampolla e il raduno a Pontida, dove nel 1176 giurarono i Comuni della Lega Lombarda che sconfisse Federico Barbarossa), gli antenati (i celti e non i romani) e una nazione (la Padania) da liberare dal resto d’Italia. E proprio Pontida per anni è stato il luogo simbolo, dove sfoggiare l'orgoglio, e il folklore, padano, fatto di elmi e corna, kilt e cornamuse, barbe e vessilli delle repubbliche del Nord. Negli ultimi due anni invece il pratone di Pontida ha visto spuntare croci e immagini di Maria, riferimento caro a Salvini, e tante bandiere italiane. 

Quanto al il tricolore, oggi presente sui palchi di Salvini, è stato il bersaglio di tante invettive di Bossi. Una delle più crude proprio a Venezia, innescata da una bandiera esposta su un balcone di un palazzo di fronte al palco. “Lo metta al cesso, signora”, esordì il senatur. “Ho personalmente ordinato un camion di carta igienica tricolorata, alla faccia di qualche magistrato che dice che non lo posso fare”, disse. E sempre Venezia nel 1997 su teatro dell’assalto dei Serenissimi, i lombardo-veneti che con un tanko fatto in casa tentarono di occupare Piazza San Marco. Salvo poi l’intervento dei corpi speciali e l’arresto degli otto indipendentisti. Simboli e riti che sono impalliditi nel corso degli anni, abbandonati da una Lega trasfigurata, diventata nazionale, unitaria e sovranista. 

Al congresso di Milano, però, il tricolore non ha avuto il suo solito spazio, simbolo laico che ormai campeggia su ogni palco che Salvini ha calcato negli ultimi anni. Un passo forse eccessivo per un congresso di quella che dopo tutto è ancora la Lega Nord. E sul palco da cui ha parlato anche il separatista Bossi, con le sue critiche e le aperture a Salvini, restano ancora il verde e l’Alberto da Giussano.