Dalle proteste al caos, cinque mesi di scontri a Hong Kong

Dopo cinque mesi di proteste anti-governative, Hong Kong piomba nel caos. Le manifestazioni che si susseguono da giugno scorso si sono intensificate dopo la morte di un giovane manifestante, caduto da un parcheggio sopra-elevato durante un'operazione di polizia.

La settimana cominciata lunedì scorso, apertasi con il colpo di pistola al ventre di un manifestante da distanza ravvicinata e con un uomo dato alle fiamme, è forse la più cruenta dall'inizio delle proteste, scaturite dall'opposizione alla proposta dell'amministrazione guidata da Carrie Lam di emendare la legge sull'estradizione, rendendola possibile anche in Cina. Centinaia di migliaia di persone sono scese per le strade dell'ex colonia britannica: un milione di persone il 9 giugno scorso, e due milioni il 16 giugno, contro la legge che avrebbe fatto di Hong Kong "solo un'altra città cinese".

Accanto al forte sostegno popolare, si sono verificati scontri tra manifestanti e polizia, culminati nei primi arresti (oggi sono oltre quattromila le persone arrestate, secondo i numeri della polizia). Le rassicurazioni della capo esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam, sulla "morte" della legge sull'estradizione non sono bastate ai manifestanti che ne chiedevano il ritiro formale, assieme all'istituzione di una commissione indipendente di indagine sull'operato della polizia, al suffragio universale, all'amnistia per i manifestanti arrestati e all'eliminazione dell'etichetta di "rivoltosi" con cui vengono spesso definiti. "Cinque richieste, non una di meno", è stato uno degli slogan più ripetuti nei cinque mesi di proteste.

Molti i momenti di violenza e tensioni nei cinque mesi di proteste. A luglio scorso, c'è stata l'aggressione ai manifestanti che stavano rientrando a casa da parte di gruppi ritenuti appartenere a due sigle delle Triadi, l'organizzazione mafiosa diffusa a Hong Kong, e ad agosto le tensioni hanno raggiunto il culmine con le occupazioni dell'aeroporto dell'ex colonia che hanno provocato forti disagi al traffico aereo.

Dopo quasi tre mesi di stallo, Lam ha annunciato il ritiro della legge sull'estradizione, il 4 settembre, ma la mossa non è servita a placare gli animi. "Tropo poco e troppo tardi", è stato il commento dei manifestanti. Lam ha dichiarato più volte di non intendere fare ulteriori concessioni e ha tentato di coinvolgere la comunità, senza successo, con il lancio di una "piattaforma per il dialogo". Una nuova escalation si è verificata il 1 ottobre scorso, una delle date più sensibili sul calendario politico cinese, quando un agente ha sparato un colpo di pistola al torace di un manifestante da distanza ravvicinata, poche ore dopo la grande parata militare tenutasi a Pechino per celebrare i settanta anni dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese.

L'intensificarsi delle violenze ha destato le preoccupazioni di Gran Bretagna e Stati Uniti, e la reazione sdegnata della Cina, che non vuole interferenze su una materia che considera una questione interna. La leadership di Lam è apparsa sempre più indebolita e il ricorso, il mese scorso, a una legge di epoca coloniale per vietare l'utilizzo di maschere per coprire il volto durante i raduni pubblici non ha prodotto risultati, se non quello di aumentare la tensione tra i manifestanti.

Il governo cinese ha sempre ribadito il proprio sostegno alla capo esecutivo anche se, dietro le quinte, potrebbe prepararsi a una sostituzione, e ha condannato le proteste, che considera alla stregua del "terrorismo". In diverse occasioni, Pechino ha lasciato intendere di potere intervenire, anche militarmente, a Hong Kong, in base ad articoli della Basic Law, la costituzione di Hong Kong, che permettono l'intervento diretto del governo centrale, ma le velate minacce non si sono finora concretizzate.

Il livello di attenzione su Hong Kong, è però, aumentato da parte del presidente cinese, Xi Jinping, che ha citato la situazione dell'ex colonia in diverse occasioni, a partire dal settembre scorso, e che giovedì, da Brasilia, dove è in corso il vertice dei Paesi Brics, ha detto che porre fine al caos e ripristinare l'ordine è "il compito più urgente" per Hong Kong.