Dall'NBA ai Covid Party: perché "l'immunità naturale" ci inganna sui veri rischi del Covid

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- (Photo: koto_feja via Getty Images)
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Non di solo di alley-oop vive l’NBA: in questi giorni la principale lega professionistica di pallacanestro degli Stati Uniti fa notizia per i tanti giocatori non vaccinati. Uno in particolare, Jonathan Isaac, casaccato Orlando Magic, ha fatto sapere che non intende ricevere alcuna dose di anti-Covid perché convinto che “l’immunità naturale” acquisita dopo l’infezione sarà sufficiente a preservare sia lui che chi gli sta intorno (o lo dribbla).

Isaac è stato subito associato dalla stampa americana alla vulgata anti-vaccinista. Prese prontamente le distanze dai No Vax, il giocatore aveva però ormai rinvigorito un dibattito non nuovo. D’altronde anche in Italia si sente spesso dire “non ho bisogno del vaccino, ho ancora gli anticorpi alti” e, da varie parte del mondo, giungono a intervalli regolari notizie di Covid Party: feste organizzate appositamente per contrarre il virus, ottenere “l’immunità naturale” ed evitare di ricevere il vaccino (l’ultima, in Canada, qualche giorno fa ha causato il ricovero in terapia intensiva di decine di giovani).

Quando si parla di infezioni e malattie è più evidente che l’aggettivo “naturale” non possa essere considerato sinonimo di “buono” o “sicuro”, come qualcuno tenderebbe a pensare contrapponendolo alla “innaturalità” dei prodotti farmaceutici come il vaccino. “Acquisire la cosiddetta ‘immunità naturale’ al coronavirus significa prima di tutto ammalarsi, che è un’esperienza rischiosa prima di tutto per se stessi, ma anche per i propri cari e per la propria comunità”, dice all’HuffPost il professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli studi di Milano e direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi.

Il virologo prosegue: “Non bisogna pensare soltanto ai rischi della malattia, ma anche agli effetti a lungo termine che essa può generare: si pensi, per esempio, al Long Covid”. “Pensare di affidarsi soltanto all’immunità naturale o, peggio ancora, tentare di infettarsi volutamente per sviluppare gli anticorpi è un rischio da evitare in ogni modo - aggiunge Pregliasco - in passato, quando in una famiglia un bambino si ammalava di morbillo, le nostre nonne e bisononne mettevano tutti i piccoli nella stessa. Loro non non avevano alternative. Noi sì. I vaccini sono una grande ricchezza, non dobbiamo dimenticarcelo”.

Va poi ricordato che “l’infezione da Covid-19, proprio come da altri coronavirus che conosciamo, non garantisce immunità a vita. Abbiamo infatti visto calare l’efficacia dei vaccini nei mesi e osservato casi di guariti della prima ora reinfettatirsi a distanza di mesi”, dice Pregliasco, “un’ottima risposta immunitaria invece è stata riscontrata in soggetti che, dopo aver avuto il Covid, hanno ricevuto una dose di vaccino. La vaccinazione dunque rimane necessaria anche se si è già contratto il virus, ancor più in contesti sportivi ad alta densità di contatto come quello che sta facendo notizia negli Usa”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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