Daniel Gros: "Il Patto Ue non cambierà. Draghi in futuro non ci sarà, il debito sì"

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18/11/2017 Roma. Economia Come all'Auditorium Parco della Musica. Daniel Gros (Photo: Mimmo Frassineti / AGF)
18/11/2017 Roma. Economia Come all'Auditorium Parco della Musica. Daniel Gros (Photo: Mimmo Frassineti / AGF)

“La convergenza dei punti di vista italo-francese c’era da prima, niente di nuovo. Ma proporre di cambiare le regole del Patto di stabilità nel giorno in cui la coalizione tedesca dice il contrario, non mi pare di buon auspicio”. Daniel Gros sminuisce la portata politica e storica del Trattato del Quirinale firmato stamane a Roma da Mario Draghi ed Emmanuel Macron. Secondo l’economista tedesca, di scuola filo-austerity, la nuova intesa non è destinata ad avere grande efficacia: “Sbagliano a puntare sulla revisione delle regole: non succederà”. Nulla cambia nemmeno con Draghi? “Draghi ha un’ottima reputazione - dice Gros a Huffpost - ma lui non è per sempre e la sua maggioranza si poggia su una politica fiscale molto espansiva. Della serie: spendiamo oggi per il futuro. Ma nel futuro Draghi non ci sarà, il debito sì”.

Il quotidiano tedesco Handelsblatt considera il Trattato del Quirinale tra Italia e Francia come una sfida alla Germania sul Patto di stabilità. È così?

Un trattato di amicizia è un’intesa a lungo termine: è sbagliato iniziare con interessi particolari palesi, come può essere quello dell’Italia nella revisione delle regole su deficit e debito. Non è un buon inizio. L’asse franco-tedesco ha funzionato perché spesso Berlino e Parigi avevano idee diverse, ma poi hanno cercato dei compromessi, dunque hanno raggiunto un accordo. Se si parte per difendere un interesse particolare, non mi pare che funzioni bene.

Però scusi la Francia è dalla stessa parte dell’Italia nella consultazione per rivedere il Patto di stabilità ora sospeso per pandemia.

Non penso sia un interesse vitale per la Francia. E ripeto: una cosa è il Trattato del Quirinale, altra cosa è l’interesse dell’Italia e non va bene iniziare auspicando un cambiamento difficile da ottenere.

Dunque il Trattato tra Parigi e Roma non fa paura a Berlino.

La convergenza dei punti di vista italo-francese c’era da prima, non è niente di nuovo. E poi proporre di cambiare le regole del Patto di stabilità nel giorno in cui la coalizione tedesca dice il contrario, non mi pare di buon auspicio.

Secondo lei dunque come finirà la consultazione sul Patto di stabilità, che dovrebbe partorire una conclusione entro il 2023, quando le vecchie regole torneranno in vigore?

Si farà un’eccezione per gli investimenti verdi, ma tutto il resto rimarrà intatto.

Dunque le soglie del 3 per cento del deficit e del 60 per cento del debito in rapporto al pil non cambieranno nemmeno con Draghi al timone del governo italiano?

Draghi ha un’ottima reputazione, ma lui non è per sempre e la sua maggioranza si poggia su una politica fiscale molto espansiva. Della serie: spendiamo oggi per il futuro. Ma nel futuro Draghi non ci sarà, il debito sì.

Lei parla italiano ed è molto attento al nostro dibattito politico: il nome di Draghi circola per la successione a Mattarella. Non lo vede nemmeno al Quirinale in futuro?

Questo non saprei…

Scusi però, dal ragionamento che Draghi ha svolto stamane in conferenza con Macron, si evince un punto debole delle posizioni tedesche: Berlino punta al pareggio di bilancio al più presto senza valutare che anche il governo tedesco dovrà spendere non solo per la transizione ecologica ma anche per il digitale.

Sì, ma il digitale costa poco in termini di investimenti fissi, neanche un punto percentuale del pil. Non ce la fai a giustificare un deficit al 5 per cento o un debito al 100/150 per cento del pil con gli investimenti per il digitale che contano sul debito pubblico per un 5 per cento al massimo.

Forse però qualcosa si può fare: rallentare il ritmo di riduzione del debito, che oggi le regole europee fissano a un ventesimo ogni anno.

Bisogna guardare avanti: nei prossimi anni il pil nominale crescerà a un ritmo più alto del passato e questo aiuta a ridurre il debito. Anche il ritmo di un ventesimo all’anno diventa più facile da sostenere con la ripresa che arriverà.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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