Daniela Santanchè vicepresidente della Camera? I no del Pd e la trappola del Movimento 5 Stelle

La pasionaria berlusconiana è il nome indicato dal Pdl. Ma tanti del Partito Democratico non se la sentono di votarla. E ci sono timori di tradimenti anche tra le fila del Popolo delle Libertà. Per queste ragioni si va verso il rinvio delle votazioni.

Riuscirà Daniela Santanchè a superare lo scetticismo (per usare un eufemismo) nei suoi confronti da parte del Partito Democratico e a venire eletta questo pomeriggio vicepresidente della Camera? L'incarico spetta di diritto (e da accordi ben precisi) al Popolo delle Libertà, ma chi sedeva su quella poltrona, e cioè Maurizio Lupi, nel frattempo è diventato ministro e deve quindi essere sostituito. Il Pdl non ha voluto rendere la vita semplice al Pd, indicando una delle pasionarie berlusconiane più in vista e più odiate nel mondo della sinistra.

Una decisione che ha provocato tensioni così numerose - nel Pd soprattutto, in qualcuno dello stesso Pdl e anche in Scelta Civica - che proprio il capogruppo del partito di Mario Monti, Lorenzo Dellai, ha chiesto una pausa di riflessione, e cioè di rinviare il voto. Le ragioni dietro questa richiesta, che ha buone probabilità di essere accolta sono due: evitare di darla vinta alla trappola di M5S e Sel, che potrebbero proporre un loro nome con qualche chance di vittoria, e alleviare le tensioni fortissime che si sono venute a creare con il Pd nel momento stesso in cui hanno appreso che la candidata alla vicepresidenza sarebbe davvero stata Daniela Santanchè. 

E infatti in molti nel Pd hanno deciso di non votarla e di rifugiarsi dietro a una scheda bianca che potrebbe creare molte complicazioni al Pdl. "Candidare la Santanché significa cercare l'incidente e mettere mine sulla strada di questo governo", spiega Matteo Orfini, dell'ala più a sinistra del Partito Democratico. Emanuele Fiano ne fa una questione di principio: "La Santanché cinque anni fa si è dichiarata orgogliosamente fascista, e io orgogliosamente non la voterò". Ancora, Pippo Civati: "I dubbi riguardano tanti di noi. Che si fa? Si sceglie una candidata divisivissima o si opta per soluzioni più miti?".

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Il dilemma è tutto sulla figura di Daniela Santanchè, personaggio politico al centro di troppe polemiche e sempre inquadrata tra i falchi berlusconiani per poter rivestire un ruolo di garanzia istituzionale. Ma se gli accordi sono accordi, bisognerebbe semplicemente rispettare le indicazioni del Pdl. O almeno così la pensa un'altra esponente del Pd, decisamente controcorrente, Paola Concia: "Non spetta a noi democratici decidere. Qui non viene a mancare soltanto il rispetto per gli avversari politici, ma anche per le istituzioni stesse. Non sono d'accordo su nulla con la Santanché, ma il Pdl deve poter esprimere il suo vicepresidente".

Basta la maggioranza semplice (al netto delle schede bianche) per eleggere il vicepresidente della Camera. Ma il problema è che anche tra i pidiellini in molti non gradiscono la Santanché, e il rischio che tra i 97 deputati si annidino numerosi franchi tiratori è concreto. Se così fosse, riuscire a eleggere la pasionaria diventerebbe molto difficile: ai voti del Pdl si aggiungeranno i 20 della Lega, i 47 di Scelta Civica e i 9 di Fratelli d'Italia. Ma che nel segreto dell'urna tutti questi 173 voti vadano in direzione Santanchè resta da vedere.

E così - grazie alle schede bianche che pioveranno dalle parti del Pd - il Movimento 5 Stelle studia la trappola con l'appoggio di Sel: 106 i voti del M5S, 37 quelli di Sel. Per un totale di 143 voti, ai quali se ne potrebbe aggiungere qualcuno del Pd. Approfittando delle spaccature nelle larghe intese tra Pd e Pdl, il Movimento 5 Stelle potrebbe mettere a segno un altro colpo dopo aver già conquistato la vicepresidenza del Senato. A scapito di un falco pidiellino che vorrebbe trasformarsi in figura istituzionale.
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