Daniele Faggi è stato accusato degli stessi reati della moglie

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Luana D'Orazio
Luana D'Orazio

Per la morte sul lavoro di Luana D’Orazio è indagato anche il marito della titolare della fabbrica tessile dove la giovane lavorava. Daniele Faggi è accusato degli stessi reati della moglie e del tecnico manutentore.

Morte Luana D’Orazio: indagato anche il marito della titolare della fabbrica

Daniele Faggi, il marito della titolare dell’azienda tessile di Montemurlo, dove lavorava Luana D’Orazio, è indagato. Nella mattinata di oggi è stato notificato l’avviso di garanzia nella sua abitazione. L’uomo sarebbe accusato degli stessi reati della moglie, Luana Coppini, e del tecnico manutentore, Mario Cusimano. Le accuse sono di omicidio colposo e di rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Secondo quanto riportato, Daniele Faggi sarebbe indagato come amministratore della ditta e come addetto alla manutenzione dell’orditoio in cui è morta la giovane Luana D’Orazio.

Morte Luana D’Orazio: disattivazione di una fotocellula

La contestazione del reato di rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro fa riferimento alla presunta disattivazione di una fotocellula che regola l’abbassamento automatico del cancello di sicurezza dell’orditoio. Secondo i primi accertamenti, il sensore sul macchinario sarebbe stato presente e funzionante, ma disattivato al momento dell’incidente. Mario Cusimano è stato interrogato nei giorni scorsi, per quanto riguarda gli aspetti tecnici relativi al funzionamento dei macchinari. Luana Coppini, titolare dell’azienda, non è ancora stata sentita. Secondo quanto emerso, il suo interrogatorio non è ancora stato effettuato per l’attesa degli esiti degli esami sulla memoria dell’orditorio. Si tratta di una specie di scatola nera che raccoglie i dati dell’attività del macchinario.

Morte Luana D’Orazio: le parole della madre

Qualche giorno fa Emma Marrazzo, madre di Luana, ha rilasciato un’intervista per il quotidiano La Nazione e ha parlato delle condizioni di lavoro nella fabbrica tessile in cui lavorava la figlia. “Quando tornava a casa mi raccontava che lavorava tanto e che era quasi sempre sola” ha spiegato la donna. “Io le raccomandavo di dire qualcosa in azienda, ma lei rispondeva che tanto era inutile, che faceva quello che le veniva detto. Però mi aveva anche raccontato di aver fatto presente che lei non poteva stare sola, doveva essere affiancata da qualcuno in quanto apprendista e che se ci fosse stato un controllo ci sarebbero stati problemi” ha aggiunto la donna, riportando ciò che le aveva detto la figlia sulla sicurezza nella fabbrica.

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