Dante, Guglielmo Giovanelli Marconi: "Mio antenato nella Commedia difese identità dell'Occidente"

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"Il De Monarchia, ma soprattutto la Divina Commedia, sono indubbiamente una difesa dell'identità occidentale. Riflessione di grande attualità oggi. Bene l'accoglienza, ma non dimentichiamo le nostre radici, soprattutto quelle dello spirito". E' quanto ha dichiarato all'Adnkronos Guglielmo Giovanelli Marconi, discendente di Dante, a conclusione delle celebrazioni per i settecento anni dalla morte del sommo poeta che si sono svolte nella capitale nella sede della Federazione Unitaria Italiana Scrittori alla presenza, tra gli altri, del co-presidente del Fuis Natale Antonio Rossi, di Pieralvise di Serego Alighieri in streaming dalla sua casa alle porte di Verona, di Massimiliano Kornmuller, di Sandro Sassoli, direttore Dipartimento Welfair di Unimeier.

"Dante amava profondamente la tradizione romana antica, faceva parte, tra l'altro, di un convivio esoterico di cui facevano parte anche Boccaccio e Francesco Petrarca -ha detto ancora Guglielmo Giovanelli Marconi- Il cattolicesimo non era altro, per lui, che il completamento del passato, con tutto quello che i romani avevano costruito e edificato, con l'arte, la religione, la giurisprudenza, la filosofia, il diritto. Nel De Monarchia, in particolare, si intuisce il desiderio profondo di unificare e riconciliare, soprattutto a livello spirituale, la fede cattolica e la romanità - ha concluso Guglielmo Giovanelli Marconi, direttore del Dipartimento Scienze Umanistiche di Unimeier- Impresa rischiosa e coraggiosa, per il mio antenato, in un periodo di assoluta rigidità dogmatica da parte della Chiesa".

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