A Danzica guardie armate fanno irruzione su nave di Greenpeace

Danzica, 10 set. (askanews) - Nelle immagini l'irruzione notturna della Guardia di frontiera sulla nave Rainbow Warrior di Greenpeace, ancorata nel porto di Danzica (Polonia), dopo che gli attivisti hanno tentato lunedì di impedire lo scarico di una spedizione di carbone importato dal Mozambico.

Poco prima, a bordo di gommoni, gli attivisti - alcuni dei quali sono stati fermati - avevano dipinto la scritta "Poland Beyond Coal 2030" sulla parte laterale della nave come parte di una protesta durante la quale gli attivisti mostravano anche altri striscioni con messaggi come "Nessun futuro con il carbone".

"Viviamo un emergenza climatica e dobbiamo agire subito. Stiamo entrando in azione insieme a milioni di persone in tutto il mondo che chiedono la fine dei combustibili fossili. Non abbiamo tempo da perdere", ha dichiarato Luca Iacoboni, responsabile della campagna clima Greenpeace Italia.

"Il carbone bruciato in Polonia ha impatti sulla qualità dell aria in tutta Europa e alimenta i cambiamenti climatici. Il governo polacco si occupa degli interessi della lobby del carbone invece di proteggere i cittadini", ha aggiunto Iacoboni.

A tarda notte uomini della Guardia di frontiera sono saliti a bordo a bordo della Rainbow Warrior in tenuta antisommossa, col volto coperto e armati, hanno forzato l ingresso rompendo una finestra della nave con una mazza. La Rainbow Warrior è stata rimorchiata fuori dal porto per interrompere la protesta. Il capitano e un altro membro dell equipaggio sono attualmente ancora trattenuti.

"Le autorità polacche dovrebbero agire con rapidità e decisione per affrontare la crisi climatica, e non per reprimere le proteste pacifiche. Questi attivisti hanno avuto il coraggio di attirare l attenzione sulla politica energetica distruttiva del clima in Polonia e, in tutta risposta, sono stati minacciati con le armi. Questo è inaccettabile. Chiediamo al governo polacco di cambiare rotta adesso e di porre fine all era del carbone", ha affermato Iacoboni. "Invece di investire in energie rinnovabili, la politica energetica del governo polacco favorisce la continua importazione di carbone, principalmente dalla Russia, ma anche da paesi lontani come Australia, Colombia o Mozambico", ha concluso.