Dark Web, come funziona: comprare un ransomware in tre mosse

Gbt

Roma, 12 apr. (askanews) - Il Dark Web è il volto nero della digitalizzazione, l'altra faccia di un processo considerato non più una scelta, ma una condizione di sopravvivenza in un mercato globale sempre più competitivo. Sul Dark Web è possibile comprare droga, documenti falsi e persino armi, come un Glock 19 a soli 250 euro, chiaramente pagabili in bitcoin, così che sia ancora più difficile poter essere rintracciati. Sul Dark Web, in quattro semplici mosse e senza una particolare conoscenza tecnica, si possono addirittura acquistare dei "ransomware", una tipologia particolare di malware che permette di prendere in ostaggio i dispositivi per poi chiedere un riscatto per il loro "sblocco". Non parliamo solo di telefoni, ma di servizi essenziali, di ospedali e di infrastrutture critiche. Come evitarlo? Con un approccio sistemico che combini tecnologia e cultura delle sicurezza, che abbia al centro l'individuo, spesso la parte debole dei meccanismi di difesa. Lo hanno spiegato gli esperti di Cse CybSec, società italiana di consulenza in cyber-security che, nata lo scorso anno, punta a diventare player di riferimento in Italia e all'estero.

COME FUNZIONA IL DARKWEB "Per Dark Web si intende l'insieme delle risorse e dei contenuti che consentono di mascherare l'indirizzo IP; è come guidare una macchina con numeri di targa nascosti o profondamente diversi da quelli a cui siamo abituati", ha spiegato l'esperto Pierluigi Paganini, chief technology officer di CybSec. "Ciò che fa la differenza rispetto all'Open Web è la condizione di pseudo anonimato, una possibilità può essere usata per fini positivi o malevoli", ha aggiunto. Certo, il secondo caso è decisamente più frequente, anche perché il business del cyber-crime sembra essere particolarmente remunerativo. "Le principali darknet (le reti utilizzate nel Dark Web, ndr) sono diventate un punto di accentramento per le reti criminali, che si presentano come sindacati strutturati, a cui si affiancano agenzie di intelligence, attivisti, terroristi o semplici appassionati", ha rimarcato Paganini. La ragione di ciò è da rintracciare proprio nella possibilità di nascondere la propria identità, rendendo difficile il tracciamento, l'attribuzione e dunque il contrasto da parte delle forze di polizia.

DAL BLACK MARKET AL RANSOMWARE AL DETTAGLIO Il cuore del Dark Web sembra però essere il Black Market: "L'eBay del crimine", lo ha definito Paganini. Da pochi dollari per un malware fino ai 50 dollari per un più sofisticato ransomware. Dai passaporti a poche decine di euro fino ai 250 euro per una pistola (anche se le armi stanno scomparendo dai siti considerati più "affidabili" perché spesso nascondo una truffa, difficile da denunciare a qualsiasi autorità). La modalità è molto semplice: si naviga grazie a browser in cui si può nascondere l'indirizzo IP (i più diffusi sono Thor e I2P) e si accede a siti che funzionano proprio come le classiche piattaforme di e-commerce, con registrazioni, feedback degli utenti e categorie di prodotti. Solo che al posto di "abbigliamento sportivo / elettronica / lampadari", ci sono "truffe / documenti falsi / drugs". Ancora più preoccupante è però il fenomeno del ransomware as-a-service (su cui CybSec ha elaborato uno studio confluito poi in un report). Si tratta della possibilità, anche per chi non è un esperto cyber-criminale, di scaricare programmi con cui ricattare le cyber-vittime. Basta fornire un indirizzo bitcoin e indicare l'ammount del riscatto. È poi la piattaforma a occuparsi di inoculare il malware in programmi da inviare ai malcapitati, ad esempio tramite l'ormai nota pratica delle spear phishing. Il fenomeno è davvero preoccupante, anche perché apre uno scenario inquietante di legame tra il tradizionale mondo criminale e il cyber-crime. Il primo, ha spiegato ancora Paganini, sembra aver deciso di investire nel secondo in virtù della sua grande rimuneratività. A fronte di costi piuttosto bassi, si possono fare grandi ricavi.

LA QUESTIONE GEOPOLITICA… La stessa logica vale anche nel confronto tra Stati, in una scena internazionale che intanto pare sempre più complicata. Un piccolo attore spregiudicato può provocare enormi danni anche ai Paesi meglio equipaggiati. Ciò preoccupa poiché "viviamo da diversi anni in un quadro di crescita delle tensioni, di conflittualità latenti, nascoste, e in alcuni casi molto appariscenti", ha ricordato l'ambasciatore Giulio Terzi di Sant'Agata, co-fondatore e presidente di CybSec. In questo contesto, l'Europa si appresta a "una rivoluzione" sul fronte della sicurezza informatica, ha ricordato. Tra l'ormai imminente entrata in vigore del regolamento Gdpr e il recepimento della direttiva Nis, il Vecchio continente procede spedito. Il rischio è che "l'Italia corra a una velocità diversa". Il punto, ha detto l'ambasciatore, "è l'attuazione della direttiva Nis, un percorso che in questa fase politica sembra rimanere fermo, inattuato e inattuabile fino alla definizione del nuovo governo (che dovrà occuparsi del dpcm per il recepimento, ndr) con tutti i passaggi che ne seguiranno". La questione è rilevante, e riguarda il collocamento complessivo del Paese nel campo della sicurezza informatica, una collocazione essenziale per poter "trasmettere consapevolezza dei rischi" all'ecosistema delle aziende italiane.

…E QUELLA CULTURALE Oltre alla tecnologia, infatti, la questione è culturale. Come ricorda CybSec, il 36% dei data breach (cioè le violazioni di sicurezza) avvengono per negligenza o inadeguata formazione dei dipendenti. Un problema che sembra riguardare soprattutto le piccole e medie imprese, bersaglio appetibile per i cyber-criminali rispetto a grandi aziende che rivolgono generalmente una maggiore attenzione alla sicurezza informatica. "Nella catena di sicurezza - ha spiegato Paganini - il fattore umano ha un ruolo essenziale; la quasi totalità degli attacchi ha successo per colpe dell'individuo; si tratta di una formazione che deve iniziare dalla scuola elementare". D'altronde, nell'epoca dell'Internet of Things, si tratta di capire "qual è la nostra superficie d'attacco e come può essere sfruttata da chi vuole attaccarla". Proprio per questo, CybSec ha puntato forte sulla formazione e sul training, oltre che sulla consulenza tecnologica e giuridica. Il laboratorio anti-malware Zlab, frutto della collaborazione con l'Università del Sannio, ha ricevuto dalla società un finanziamento di 200mila euro. Nata lo scorso anno e guidata dall'ad Marco Castaldo, Cse CybSec può inoltre già contare su alcune partnership strategiche siglate sul fronte internazionale, tra cui l'alleanza con il gruppo israeliano Herzog, Fox & Neeman. L'azienda, che tiene a definirsi di "specialisti italiani", si rivolge soprattutto ad aziende, istituzioni ed enti governativi del nostro Paese.

(Fonte: Cyber Affairs)

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    "Auto faceva inversione", Paragone racconta incidente

    A Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, il senatore del Gruppo Misto Gianluigi Paragone oggi ha raccontato com'è avvenuto l'incidente che ha avuto ieri in scooter, a causa del quale è stato ricoverato in ospedale con il codice rosso. “Per fortuna sono appena arrivato a casa, mi hanno dimesso poco fa dandomi degli antidolorifici”, ha spiegato Paragone.  “Ero in motorino all'altezza delle piscine del Coni (a Roma, vicino allo stadio Olimpico, ndr). Una signora ha fatto inversione a 'u' per passare all'altra carreggiata e io le sono andato addosso, ho preso lo sportello, rompendogli il vetro, tagliandomi la mano e facendomi male un po' dappertutto”. Si è accorto di quanto stava accadendo? “Si, sono rimasto sempre vigile ma mi ero preoccupato perché avevo un taglio vistoso sul dito della mano, perdevo molto sangue. E in più avevo dolori forti alle ginocchia, che non riesco a flettere”, ha spiegato a Rai Radio1 il senatore.  Si è fratturato qualcosa? “Fortunatamente no. Ho fatto anche una Tac ma non ho avuto problemi”. Subito dopo l'incidente alcuni media segnalavano che lei non era in pericolo di vita, lasciando immaginare tuttavia una situazione seria. “A me è venuto un colpo, non riuscivo ad avvisarli perché non potevo nemmeno rispondere al telefono, stavo facendo la Tac”. Ha avuto paura? “No, perché avevo capito che l'altra macchina poteva fare qualcosa di strano, quindi sono stato prudente e ho rallentato, alla fine sarò stato sui 40km/h”.  I suoi colleghi l'hanno cercata per sincerarsi delle sue condizioni? “Mi hanno mandato tutti dei messaggi: da Conte a Renzi a Salvini. Sono stati tutti molto carini” Chi la sta assistendo in casa? “Un mio amico, un collega giornalista”. E il suo scooter in che condizioni è ? “Non so dove sia, lo hanno portato via subito”, ha spiegato Paragone a Un Giorno da Pecora.

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    AGI

    Maddie sarebbe morta. Ma il suo assassino avrebbe un volto

    AGI - "Riteniamo che la bambina sia morta": non sembrano lasciare grande spazio alla speranza le parole di un portavoce della Procura di Braunschweig. Ma ora forse ci sono un volto e un'identità dell'uomo che potrebbe aver ucciso la piccola Maddie McCann, la bimba britannica strappata 13 anni fa dal suo lettino e scomparsa nel nulla mentre era in vacanza nell'Algarve, in Portogallo, con i genitori.Ossia c'è un nuovo sospetto su cui si concentrano tutte le attenzioni degli inquirenti tedeschi, britannici e portoghesi: un tedesco, oggi 43enne, già in carcere a Kiel, in Germania, in seguito a varie condanne per reati di natura sessuale, che nel 2007 viveva non lontano dalla località in cui la bambina sparì nel nulla.Sarebbe stato lui, affermano la polizia tedesca e Scotland Yard, a uccidere la piccola, che all'epoca aveva solo tre anni. Ora si indaga esplicitamente per omicidio. La Procura di Braunschweig, titolare del caso, non ha reso noto ulteriori dettagli, limitandosi alla lettura di un comunicato ufficiale e senza ammettere domande dei giornalisti "per esigenze legate all'indagine in corso". Tuttavia, gli inquirenti sperano ancora "nell'aiuto della popolazione" per far luce sul caso. Tredici anni di angosciaQuando Madeleine McCann scomparve, il 3 maggio 2007, dal residence in cui trascorreva le vacanze con la famiglia nella località balneare di Praia da Luz, la polizia locale pensò per prima cosa ad un rapimento.I genitori erano andati a mangiare in un vicino ristorante e per un certo periodo persino su di loro gravarono dei sospetti. Avevano lasciato a dormire la piccola con i propri fratellini, una coppia di gemelli, nell'appartamento; e quella sera i genitori e una coppia di amici controllarono regolarmente che tutto andasse bene.Ma improvvisamente Maddie sparì: fu avvertita la polizia, e oltre 60 collaboratori e anche molti ospiti del complesso di residence si misero alla sua ricerca. Nei giorni successivi centinaia di volontari si aggiunsero alle ricerche. Inutilmente.Anche grazie ai numerosi appelli dei genitori e poi per l'interessamento di numerose celebrità internazionali, il caso ebbe quasi da subito un'immensa eco mediatica. E negli anni successivi, con un notevole sforzo finanziario sostenuto con l'aiuto di ignoti benefattori, i genitori, Kate e Gerry McCann, hanno continuato le ricerche senza mai abbandonare la speranza di ritrovare in vita la bimba. Ora, forse, la svolta. Chi è il nuovo sospettoA detta dell'Ufficio criminale federale (Bka), il tedesco finito nel mirino degli inquirenti tra il 1995 e il 2007 ha vissuto regolarmente in Algarve, vivendo per alcuni anni in una abitazione situata tra Lagos e Praia da Luz."In quel periodo aveva vari lavoretti occasionali, anche nel ramo della gastronomia", ha fatto sapere la polizia tedesca. Il quotidiano Braunschweiger Zeitung aggiunge altri dettagli: si tratterebbe dello stesso uomo che, a fine 2019, è stato condannato a 7 anni per violenza sessuale nei confronti di una donna americana di 72 anni, commessa proprio a Praia da Luz, verdetto nei confronti del quale l'imputato però ha presentato ricorso per errori nella procedura di estradizione.L'attenzione degli inquirenti si è concentrata sul 43enne dopo alcune puntate della trasmissione del secondo canale pubblico Zdf "Aktenzeichen XY" (l'equivalente del nostro "Chi l'ha visto") a partire dall'ottobre 2013. "Ma le informazioni di allora non bastavano per dare inizio ad un nuovo filone d'indagini e men che mai ad un arresto", affermano oggi gli uomini del Bka.Oggi il quadro è diverso: la storia del 43enne è punteggiata da tutta una serie di condanne per reati sessuali, ivi compresi abusi nei confronti di minori. Inoltre la polizia sospetta che si sia guadagnato da vivere anche facendo il pusher di stupefacenti e attraverso furti in alberghi e in case di vacanza. Alto circa un metro e ottanta, nel maggio 2007 l'uomo aveva capelli biondi e molto corti, e avrebbe fatto uso di due veicoli, un camper Vw con targa portoghese e una Jaguar con targa tedesca che era stata notata il giorno dopo la scomparsa di Maddie. Il testimone che manca all'appelloNella comunicazione delle autorità britanniche, si afferma che quella stessa sera il sospetto avrebbe ricevuto una telefonata da un numero portoghese: "Riteniamo che la persona che ha effettuato quella chiamata sia un testimone di grandissima importanza, al quale chiediamo di farsi vivo al più presto".Negli anni, i genitori di Maddie hanno rivolto numerosi appelli pubblici nella speranza di avere notizie decisive sulla bambina. È stata Scotland Yard, mercoledì, a diffondere una nuova dichiarazione della coppia: "Abbiamo sempre voluto portare alla luce la verità e trascinare i colpevoli a scontare la propria responsabilità. Non perderemo mai la speranza di ritrovare Madeleine viva: tuttavia, qualunque sia la verità, dobbiamo conoscerla. Perché dobbiamo ritrovare pace".

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    Spettacolo
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    A sorpresa la Carmelita Nazionale ha rivelato un inaspettato appuntamento con i suoi fan

    A sorpresa Barbara D'Urso ha annunciato ai fan che continuerà a tener loro compagnia nonostante la pausa estiva dei suoi show.

  • Campania, tre eventi sismici in pochi minuti nel Cilento
    Scienza
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    Campania, tre eventi sismici in pochi minuti nel Cilento

    Un forte boato e tanta paura, con gente per strada. Questo l'epilogo dei tre eventi sismici che hanno caratterizzato il Cilento.

  • Scuola, visiere e divisori tra banchi: si torna così
    Politica
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    Scuola, visiere e divisori tra banchi: si torna così

    "Oltre alle mascherine ci sarà possibilità di usare le visiera anche per andare incontro alle esigenze di studenti con difficoltà respiratorie e ipoacusici". Lo sta valutando il Cts, ha fatto sapere la ministra della Scuola Lucia Azzolina nel corso del vertice a Palazzo Chigi sulle riaperture delle scuole a settembre. Sarà inoltre "valutata anche la possibilità di compartimentare i banchi, con divisori, anche per garantire maggiore sicurezza".  "Sulla scuola stiamo mobilitando risorse per oltre 4 miliardi", ha affermato Azzolina sottolineando che “ci sarà subito un nuovo stanziamento di altri 330 milioni per l’edilizia scolastica leggera. La norma contenuta nel decreto scuola favorirà i lavori dando ai sindaci potere di intervenire”. Al vertice erano presenti il premier Giuseppe Conte, la ministra ai Trasporti e alle Infrastrutture Paola De Micheli oltre, per gli enti locali, al numero uno dell'Anci, Antonio Decaro, e al presidente della conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, nonché sindacati - sul piede di guerra - rappresentanti di famiglie e studenti. "Vogliamo tenere quanto più possibile unito il gruppo classe, daremo strumenti flessibili alle scuole per agire”. “Stiamo aspettando i dati sull’edilizia dagli Enti locali. A breve chiuderemo le Linee guida condivise per settembre", ha aggiunto Azzolina sottolineando: "Siamo tutti d'accordo che l'obiettivo di riapertura a settembre è complesso, ma raggiungibile se lavoriamo tutti insieme, ciascuno per la propria parte: il Paese si aspetta da noi che i ragazzi a settembre tornino a scuola''. "L'obiettivo è portare tutti a scuola in presenza. Con particolare attenzione ai più piccoli, che hanno sofferto maggiormente in questo periodo", ha detto la ministra in apertura dell’incontro. Il governo ha ascoltato e raccolto le istanze dei partecipanti, fa sapere il ministero dell'Istruzione, e nei prossimi giorni, anche con la collaborazione degli Enti locali, che invieranno dati aggiornati sull’edilizia scolastica, saranno chiuse le linee guida per la scuola che terranno conto dei numerosi incontri che si sono svolti in queste settimane, del confronto con le parti sociali, del lavoro del Comitato tecnico-scientifico del ministero della Salute sulle misure di sicurezza e di quello del Comitato di esperti del ministero dell’Istruzione sugli aspetti didattici.

  • Il racconto del principe Carlo: "Virus? Orribile, io fortunato"
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    Il racconto del principe Carlo: "Virus? Orribile, io fortunato"

    Il 71enne è stato colpito da una forma lieve di coronavirus ed è tornato alla vita di prima

  • Serena Grandi: "Mi hanno rovinato la vita, mia grande bellezza è svanita''
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    Serena Grandi: "Mi hanno rovinato la vita, mia grande bellezza è svanita''

    (di Alisa Toaff) "Mi hanno rovinato la vita, la mia grande bellezza è svanita''. Serena Grani ospite oggi a 'I Fatti Vostri' torna a parlare del suo tumore al seno. E rivela: "Volevo fare e ho fatto un intervento estetico alla pancia perché dopo una gravidanza importante volevo sistemarla un po' -ha detto l'attrice- poi hanno deciso di fare un lifting al seno ritardando così la diagnosi perché quando hanno aperto non c'era un fiore ma un carcinoma di 5 centimetri di cui non sapevo nulla. "Erano loro che dovevano saperlo e vederlo non io -ha detto la Grandi- io faccio l’attrice. Nonostante la mia prevenzione, faccio esami ogni anno, non era apparso questo problema e così ho deciso di affidarmi all'avvocato Bruno Sgromo per tutelarmi e ne sono felice''. L'ex regina della commedia sexy degli anni Ottanta e Novanta spiega poi che chi le ha fatto l’intervento al seno che era ''un po' sceso'', ha sottolineato, ha aperto e richiuso ma ''il grasso non scendeva perché c’era il carcinoma che spingeva su''."C'è stata una mancata diagnosi con un ritardo di undici mesi - spiega il legale all'Adnkronos - Lei è andata è andata a fare un intervento di chirurgia estetica che incideva su 5 siti chirurgici ma non hanno fatto degli accertamenti diagnostici preoperatori che solitamente vanno fatti in queste situazioni. Se li avessero fatti si sarebbero accorti che aveva una massa tumorale. L'ha scoperto (Serena Grandi, ndr) undici mesi dopo quando si è recata all'ospedale a Sant'Arcangelo di Romagna a fare un controllo e le dissero che aveva una tumefazione, peraltro al terzo stadio''.  All'ospedale, prosegue il legale, ''sono immediatamente intervenuti, hanno asportato il seno con un intervento molto invasivo: asportazione totale della mammella fino alle ghiandole ascellari. Ora si spera che abbia risolto perché c'è sempre il pericolo di una recidiva''. Da un punto di vista legale "andremo a richiedere il risarcimento del danno che è stato valutato biologico, poi c'è il danno psichico, la perdita di capacità lavorativa generica e il danno estetico che incide tanto per chi lavora nel mondo dello spettacolo''. ''A breve depositeremo gli atti, sono state fatte varie relazioni, ha partecipato un medico legale, un chirurgo, più medici specialisti perché abbiamo voluto fare le cose per bene. La denuncia penale la Grandi non l'ha voluta fare quindi abbiamo chiesto il risarcimento dei danni'', tiene a precisare l'avvocato della Grandi.

  • Politica
    AGI

    Di Battista assicura di non voler picconare il governo

    "Ho fatto i complimenti a Conte per come ha gestito l'emergenza del coronavirus. Ora però si apre un'altra partita, quella per ricostruire il Paese". Esordisce con queste parole Alessandro Di Battista, leader riottoso del M5S nell'intervista a Il Fatto Quotidiano nella quale ribadisce anche che "non mi interesso alle poltrone, mi dedico ad altro".Poi però con tono distensivo, Di Battista dichiara che "se il premier porterà avanti idee come l'ecobonus e la legge sul conflitto d'interessi avrà il mio sostegno" ma qualora dovesse invece portare avanti idee "come il Ponte sullo Stretto di Messina e non essere duro come aveva detto di voler essere sulla revoca della concessione ad Autostrade, dirò pubblicamente che sono in disaccordo con lui".Tuttavia, precisa e assicura, "ciò non significa che io intenda picconare il governo" anche se si definisce "anti-establishment" e cioè contro "i Benetton, il presidente di Confindustria Bonomi, gli Elkann e il loro accentramento di potere mediatico, Giovanni Malagò".L'obbiettivo di Di Battista in ogni caso è "aumentare il potere contrattuale del M5S nel governo, perché ritiene che quello attuale "non sia proporzionato al 33 per cento preso alle Politiche 2018".Afferma poi che "non è un segreto che io non volessi il governo con il Pd" però ritiene che "in questa fase è necessario un esecutivo politico: la cosa peggiore che ci possa capitare sarebbe un esecutivo tecnico o di unità nazionale".Tuttavia, dichiara, "è falso che io voglia far cadere Conte". E chiosa: "Sono grillino, non stupido".

  • 'Ndrangheta, arresti a Verona. Indagato per peculato l'ex sindaco Tosi
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    'Ndrangheta, arresti a Verona. Indagato per peculato l'ex sindaco Tosi

    Tosi risulta tra gli indagati nell'inchiesta della Dda di Venezia che ha portato a 26 misure cautelari, tra le quali 23 arresti, a carico di un'associazione criminale riconducibile alla cosca della 'ndrangheta degli Arena-Nicosia di Isola Capo Rizzuto

  • Meteo, Italia nella morsa di temporali e grandine
    Scienza
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    Meteo, Italia nella morsa di temporali e grandine

    Nei prossimi giorni un vortice ciclonico in discesa dal Nord Europa invierà una serie di fronti perturbati che inseriranno l’Italia in un lungo periodo di instabilità. La fase di maltempo più intensa è attesa tra giovedì 4 e venerdì 5 giugno. Il team del sito www.iLMeteo.it avverte che giovedì 4 una violenta perturbazione atlantica determinerà una forte fase perturbata sulle regioni del Nord e in estensione a quelle del Centro entro venerdì.  Rovesci, temporali e grandinate (anche di notevoli dimensioni) si accaniranno soprattutto su Liguria centro-orientale, Lombardia e Triveneto. Su queste regioni sono attesi anche dei nubifragi. Entro sera il maltempo si porterà sulla Toscana e in nottata scenderà su Lazio, Campania e resto del Sud. Venerdì la perturbazione scaricherà il suo quantitativo di pioggia su Lazio, Campania, Calabria e Basilicata; anche su queste regioni le precipitazioni potranno assumere carattere di nubifragio, come a Roma e Napoli. Il tempo sarà instabile anche nel weekend. Il team del sito www.iLMeteo.it comunica che sia sabato sia domenica altri fronti instabili punteranno le regioni settentrionali con temporali che scoppieranno soprattutto durante le ore pomeridiane e preserali. Al Centro-Sud invece l’aumento della pressione garantirà due giornate più soleggiate. In tutta questa fase le temperature saranno decisamente più fresche dove sarà piovoso (valori massimi sotto i 20°C) e miti dove ci sarà più sole (valori massimi non superiori ai 23-25°C).

  • E' morto Marcello Abbado, compositore e pianista
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    E' morto Marcello Abbado, compositore e pianista

    Il compositore, pianista e docente Marcello Abbado, figura di spicco del mondo musicale, fratello maggiore del direttore d'orchestra Claudio (1933-2014), è morto la scorsa notte nella sua casa di Stresa. Aveva 93 anni. Ha diretto il Conservatorio di Musica 'Giuseppe Nicolini' di Piacenza (1958-66), quindi il Conservatorio 'Gioachino Rossini' di Pesaro (1966-72) e il Conservatorio 'Giuseppe Verdi' di Milano (1972-96). Nel 1993 ha formato insieme con Vladimir Delman l'Orchestra Sinfonica di Milano 'Giuseppe Verdi', di cui è stato il direttore artistico dal 1993 al 1996. Negli Stati Uniti Marcello Abbado faceva parte del Texas Piano Institute ed era l’unico pianista italiano membro d’onore della Japan Piano Teachers Association di Tokyo.  Nato a Milano il 7 ottobre 1926 da una famiglia di musicisti, Marcello Abbado inizia la sua formazione accademica presso il Conservatorio della sua città, diplomandosi in pianoforte nel 1944 con i maestri Gianandrea Gavazzeni e Renzo Lorenzoni, e in composizione nel 1947 con Giulio Cesare Paribèni e Giorgio Federico Ghedini. Nella seconda metà degli anni '40 avvia una lunga carriera concertistica esibendosi al Teatro alla Scala, alla Salle Gaveau di Parigi, al Musikverein di Vienna, all’Accademia Liszt di Budapest, al Conservatorio Tchaikovskij di Mosca, al Teatro Coliseo di Buenos Aires e nelle più importanti sale da concerto di Londra, Montreal, New York, Pechino, Rio de Janeiro e Tokyo.  Nella sua carriera ha collaborato con grandi musicisti, come il compositore Paul Hindemith e i direttori d'orchestra Wolfgang Sawallisch e Guido Cantelli. Ha lavorato molto intensamente con la Filarmonica di Vienna, con la quale ha suonato e diretto tutti i 27 concerti per piano di Mozart. Marcello Abbado è stato anche presidente e membro di giurie di concorsi internazionali di canto, composizione, direzione d’orchestra, musica da camera, violino e pianoforte e, per molti anni, a partire dal 1981, è stato nella giuria del prestigioso Concorso Pianistico Internazionale Van Cliburn.  Marcello Abbado ha insegnato composizione per dodici anni nei Conservatori di Bologna, Parma e Piacenza, dove viene nominato anche direttore, e per sei anni ricopre l’incarico di direttore del Conservatorio di Pesaro. Nel 1973 diventa direttore del Conservatorio di Milano, mantenendo l’incarico fino 1996. Negli stessi anni è stato consigliere d’amministrazione del Teatro alla Scala di Milano. Nel 1993 ha fondato, con Vladimir Delman, l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, di cui è stato direttore artistico fino al 1996.  Come compositore, Abbado si è cimentato in vari generi musicali. Il suo catalogo comprende, infatti, composizioni per orchestra, da camera, musiche di scena. Tra i lavori pubblicati con Ricordi ricordiamo Costruzioni per 5 piccole orchestre (1963), Doppio concerto per violino, pianoforte e doppia orchestra da camera (1965), Fasce sonore per due pianoforti e orchestra da camera (1973), Riverberazioni per flauto, oboe, fagotto e pianoforte (1965) e Costruzioni…e ricostruzioni per orchestra (2007).

  • Coronavirus, presidente virologi: "La variante buona è geneticamente diversa"
    Salute
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    Coronavirus, presidente virologi: "La variante buona è geneticamente diversa"

    di Paola Olgiati La variante 'buona' del nuovo coronavirus isolata a Brescia non è solo "estremamente meno aggressiva", ma è anche "geneticamente molto diversa". Il suo Rna presenta cioè "mutazioni significative" rispetto a quello dei virus Sars-CoV-2 sequenziati nei mesi più 'caldi' dell'epidemia di Covid-19. Lo annuncia all'Adnkronos Salute Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv), che nei giorni scorsi ha comunicato la scoperta di "una variante virale molto meno potente. Mentre a quelle più aggressive bastano 2-3 giorni per sterminare in vitro tutte le cellule bersaglio a disposizione - aveva spiegato - a questa servono almeno 6 giorni soltanto per iniziare ad attaccarle".  Oggi il passo avanti: la 'variante bresciana' trovata dal Laboratorio di Microbiologia dell'Asst Spedali Civili, diretto da Caruso - isolata da un tampone che, a differenza di quelli che arrivano nelle ultime settimane all'attenzione dei centri deputati a processarli, "presentava stranamente una carica virale altissima" pur provenendo da "un paziente completamente asintomatico" - appare anche mutata geneticamente. Prima di dirlo "aspettavamo di confrontarci con i colleghi più esperti in questo campo - precisa l'esperto, ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica all'università degli Studi di Brescia - Ora lo abbiamo fatto e finalmente possiamo riferire di avere ottenuto una sequenza completa fortemente attendibile". Il lavoro "è pronto per la pubblicazione - assicura il numero uno dei virologi - Lo sto inviando a una rivista scientifica internazionale e, come noto, questo è un processo che ha i suoi tempi. Ma fin d'ora, chiunque all'interno della comunità scientifica fosse interessato alla sequenza potrà contattarmi perché siamo assolutamente pronti a condividerla. E' questo che mi aspettavo già al primo annuncio, quando ho informato dell'isolamento della nuova variante: curiosità, non certo polemiche", ragiona lo specialista che ci tiene a evidenziare "quella che per noi è la vera notizia": sapere che esistono varianti più deboli di Sars-CoV-2 "potrà anche aprire la strada alla messa a punto di vaccini attenuati contro Covid-19".  Le differenze riscontrate nella sequenza genetica della variante buona non stupiscono Caruso: "Me lo aspettavo", dice. "Mi aspettavo che ci fossero una serie di variazioni", delle 'novità' nell'Rna virale. "Differenze molto significative - ricorda - del resto le avevamo individuate anche in altri ceppi, pur non modificati nell'aggressività, che stiamo studiando e sui quali pubblicheremo insieme a Massimo Clementi dell'università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Pure Massimo Ciccozzi del Campus Bio-Medico di Roma mi ha confermato di avere visto tantissime interessanti modifiche. Nel mondo sono almeno 7mila quelle ormai note" e "chiunque sappia di virologia - puntualizza l'esperto - sa bene che i coronavirus hanno un'alta potenzialità di mutazione", perché "fanno della mutazione un punto di forza per replicare e propagarsi".  Adesso si tratterà di capire "il perché di queste mutazioni, quali sono quelle importanti ai fini della patogenicità dell'agente di Covid-19 e quanto sono diffuse". Ma le ricerche future potranno anche contribuire ad arricchire l''albero genealogico' di Sars-CoV-2. In gergo epidemiologico si parla di "alberi filogenetici, gruppi all'interno dei quali vengono classificati virus vicini, simili l'uno dell'altro. Il nuovo coronavirus appare essersi differenziato molto recentemente dagli altri" suoi 'cugini' e "rientra in un albero filogenetico a parte in cui sta da solo", almeno per ora. Un domani, infatti, per Caruso non è escluso che i 'rami' del suo albero possano popolarsi di "altri coronavirus molto molto simili. Parenti stretti", si spera non 'esplosivi' come il loro capofamiglia. "Staremo a vedere". Il presidente Siv-Isv ribadisce come la variante meno cattiva del nuovo coronavirus sia stata "un ritrovamento fortunato, possibile grazie a un tampone a carica virale eccezionalmente alta per questa fase epidemica". Ma si può ipotizzare che altri tamponi, quelli "a titolo virale troppo basso per consentire un isolamento e un sequenziamento virale completo", in realtà possano contenere anche loro questa variante buona? La domanda è legittima, conferma Caruso. "In passato - ragiona infatti l'esperto - le analisi condotte hanno riguardato tutte tamponi molto ricchi in virus, eseguiti su pazienti che da Covid-19 hanno ricevuto l'insulto più forte, sperimentandone la maggiore aggressività. Abbiamo così trovato virus simili tra loro".  In altre parole, in qualche modo finora "l'analisi è stata falsata" da un limite tecnico che a livello internazionale ha portato gli scienziati a "selezionare" e quindi a vedere "le varianti verosimilmente più aggressive". Ora, però, gli studi in corso sull'isolato bresciano potrebbero "aprire finestre inedite": riuscendo a individuare specifici punti chiave della sequenza genetica virale, "con metodologie diverse - prevede lo specialista - potremo azzardare ipotesi sulla base del sequenziamento di piccoli frammenti del virus", scoprendo elementi "che potrebbero avvicinarsi al nostro isolato o eventualmente ad altri che emergeranno in questo momento di così debole circolazione virale".  Infine la prospettiva vaccino, ossia l'idea di arrivare anche contro Covid a "futuri vaccini attenuati come quelli che vengono utilizzati efficacemente per esempio contro il morbillo o la rosolia. Sapere che vi sono varianti attenuate di Sars-CoV-2", dunque "che abbiamo i potenziali per la sua attenuazione - afferma Caruso - significa che un domani potremo sperare di sviluppare una variante virale estremamente attenuata, talmente tanto da poter essere usata come vaccino". Dalla ricerca sul virus, le armi per vincerlo.

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  • Brusaferro: "No a riuso e ricondizionamento mascherine chirurgiche"
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    Brusaferro: "No a riuso e ricondizionamento mascherine chirurgiche"

    "Per le mascherine chirurgiche non è consigliato il riutilizzo e neppure il ricondizionamento mentre può essere preso in considerazione l’uso prolungato". Lo ha precisato Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), in audizione alla Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, riferendo della gestione dei rifiuti legata all’emergenza Covid-19 e sottolineando che "l’ Istituto superiore di sanità ha operato ed opera per promuovere un uso appropriato delle mascherine chirurgiche è rimane disponibile a fornire il suo contributo con campagne di sensibilizzazione alla cittadinanza. Lo slogan potrebbe essere: scegliere la mascherina appropriata per l'uso più appropriato". "Nel caso delle mascherine chirurgiche, l’orientamento è quello di considerare le attuali mascherine, prodotte con materiali diversi difficilmente sanificabili, come non lavabili e non riutilizzabili", ha ricordato. "In particolari situazioni - ha aggiunto Brusafetto - può essere necessario prendere in considerazione l’utilizzo prolungato delle mascherine chirurgiche per lo stesso utilizzatore, in quanto sembra mantengano una efficacia per un periodo di tempo che varia dalle 2 alle 6 ore".  "In merito alla possibilità di ricondizionare i dispositivi monouso (mascherine chirurgiche) per il loro riutilizzo, sono stati proposti alcuni sistemi di bonifica basati sull’utilizzo del calore secco - ha ricordato Brusaferro - che pur dimostrando l’efficacia nei confronti di alcuni virus e superando i test di performance (fit test e filtration test- maschere Ffr), presentano elementi di incertezza che necessitano ulteriori approfondimenti". Mentre sulla possibilità del lavaggio e della sanificazione da parte dell’utilizzatore "le procedure applicate non standardizzate non consentirebbero di verificarne il mantenimento delle caratteristiche di sicurezza e di performance iniziali con possibili rischi per l’utilizzatore stesso", ha chiarito il presidente dell'Iss. "Le maschere di Tipo I, come specificato nella stessa norma, dovrebbero essere utilizzate solo da pazienti e da popolazione per ridurre il rischio di diffusione dell’infezione in caso di epidemia o pandemia e non sono destinate ad essere utilizzate da operatori sanitari tantomeno in sala operatoria o in strutture ospedaliere con requisiti assimilabili - ha ribadito Brusaferro - Le maschere di Tipo II, hanno lo scopo di evitare che chi le indossa contamini l’ambiente, in quanto limitano la trasmissione di agenti infettivi con la duplice funzione di ridurre il passaggio di saliva e particelle respiratorie verso gli altri e, al contempo, proteggere da eventuali schizzi di sangue e altri materiali potenzialmente infetti, la pelle, la bocca o il naso di chi le indossa. Come specifica la stessa norma UNI EN 14683, è un “dispositivo medico che copre la bocca e il naso fornendo una barriera per ridurre al minimo la trasmissione diretta di agenti infettivi tra il personale e il paziente”. "I materiali più utilizzati per la produzione delle mascherine attualmente sono tessuti non-tessuti (Tnt) fabbricati per coesionatura di filamenti continui di Polipropilene o Poliesteri. I risultati migliori si ottengono associando più strati sovrapposti di Tnt per sfruttare le prerogative filtranti dei filamenti più fini disposti nello strato interno, associate alle proprietà strutturali dei filamenti degli strati esterni del sandwich - ha aggiunto il presidente dell'Iss - Dal punto di vista strutturale, possono essere o meno idrorepellenti e non perfettamente aderenti al viso di chi le indossa. Sono ideate per essere monouso e si deteriorano con l’uso prolungato, se esposte all’umidità o ai sistemi standard di disinfezione (ad esempio chimici, calore, radiazioni) e inoltre, se visibilmente sporche, possono rendere difficoltoso il respiro. Pertanto, ad oggi, sulla base dei diversi materiali impiegati per lo strato filtrante, per gli elementi strutturali e per gli accessori, non è consigliato né il riutilizzo e neppure il ricondizionamento (decontaminazione per il riutilizzo) a causa della rapida degradazione già in fase d’impiego, mentre il riciclo risulta estremamente difficoltoso". "Il Robert Koch Institut della Germania non consiglia il riutilizzo delle mascherine chirurgiche monouso, poiché il riutilizzo richiede un ricondizionamento e una manipolazione in condizioni di sicurezza che se non correttamente eseguiti potrebbero aumentare il rischio di infezione - ha concluso Brusaferro - La stessa norma Uni 14683:2019 non fa alcun riferimento alla riutilizzabilità delle mascherine chirurgiche dopo l’uso né ad eventuali pratiche di pulizia-disinfezione, piuttosto, sottolinea che la mascherina chirurgica può inumidirsi facilmente con conseguente diminuzione dell’efficacia filtrante".

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