Dati falsi sul Covid in Sicilia, tre arresti. L'assessore indagato si dimette

Giuseppe Marinaro
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AGI -  Dati falsati sul Covid in Sicilia per tenere a bada, almeno dal punto di vista 'contabile' il fenomeno e i provvedimenti conseguenti, evitando le restrizioni della zona rossa. Tre gli arrestati e altri tre indagati tra cui l'assessore alla Salute, Ruggero Razza che si è dimesso pur respingendo le accuse.

Il governatore Nello Musumeci si dice sorpreso: "Le zone rosse le abbiamo chieste noi. Fiducia nella magistratura e nell'assessore Razza". Ma il gip è duro e parla "scellerato disegno politico cui sembra estraneo il presidente Musumeci".

L'inchiesta della procura di Trapani si abbatte sulla Regione e colpisce il cuore del sistema chiamato a contenere l'emergenza pandemica: il Dipartimento regionale per le Attività sanitarie e osservatorio epidemiologico dell'assessorato della Salute.

Tre gli arresti dei carabinieri del Nas di Palermo e del Comando provinciale di Trapani: ai domiciliari sono finiti la dirigente generale del Dasoe Maria Letizia Di Liberti, il funzionario della Regione Salvatore Cusimano e il dipendente di una società che si occupa della gestione informatica dei dati dell'assessorato, Emilio Madonia. I reati contestati sono falso materiale ed ideologico in concorso.

Notificato un invito a comparire e contestuale avviso di garanzia, nonché sequestro dei telefoni cellulari per falsità materiale ed ideologica nei confronti di Razza

Gli arrestati sono accusati di aver alterato, in svariate occasioni, il flusso dei dati riguardante la pandemia, modificando il numero dei positivi e dei tamponi, diretto all'Istituto superiore di sanità, alterando di fatto la base dati su cui adottare i provvedimenti per il contenimento della diffusione del virus. Così da novembre nell'Isola i casi Covid sarebbero cresciuti in modo allarmante, ma sarebbero stati 'addomesticati' per evitare provvedimenti restrittivi.

Da novembre sono circa 40 gli episodi di falso documentati dagli investigatori dell'Arma, l'ultimo dei quali risalente al 19 marzo. Effettuate perquisizioni domiciliari nei confronti di altri sette indagati alla ricerca di materiale informatico e non solo. Inoltre, è stata effettuata un'acquisizione informatica (in particolare, flusso email e dati relativi all'indagine) presso i server dell'assessorato regionale alla Salute e del Dipartimento.

Arresti necessari  secondo il gip, per il pericolo di inquinamento probatorio e distruzione e falsificazione di documenti, nonché di reiterazione di reati, rischio "reso estremamente concreto ed attuale dal numero, dalla ripetitività e dalla gravità delle condotte accertate nonché dalla cadenza pressoché quotidiana delle stesse fino a data recentissima, cioè il 20 marzo"

L'inchiesta nasce dalla scoperta che in un laboratorio di Alcamo - da qui la competenza della procura di Trapani - erano stati forniti dati falsati su decine di tamponi. Il gip però a dichiarato l'incompetenza territoriale e ha inviato gli atti a Palermo. Diverse intercettazioni confermerebbero l'alterazione dei dati inviati all'Istituto superiore della sanità.

"Spalmiamoli un poco..." Così l'assessore alla Salute Ruggero Razza il 4 novembre dell'anno scorso si rivolgeva alla dirigente Di Liberti, a proposito dei dati sui decessi da coronavirus da comunicare all'Istituto superiore di sanità. Il 4 novembre 2020 nel corso di una telefonata Maria Letizia Di Liberti con un interlocutore commenta i dati sui decessi da Covid-19 nella zona di Biancavilla (in provincia di Catania).

"Nello specifico Di Liberti - si legge nel provvedimento emesso dal gip - dopo essersi accertata" che un suo interlocutore "si trovi in compagnia dell'assessore, gli chiede come gestire i dati relativi ai decessi Covid-19 del comune di Biancavilla e cioè se inserirli in unica soluzione o spalmarli in più giorni". Sono le 16:03 e la Di Liberti dice: "Digli solo... Biancavilla, i deceduti glieli devo lasciare o glieli spalmo?". Razza: "Ma sono veri?". Di Liberti: "Si, solo che sono di 3 giorni fa". Razza: "E spalmiamoli un poco...".

"Sono sorpreso - commenta a caldo Musumeci - noi le zone rosse le abbiamo anticipate, non nascoste. Dobbiamo avere rispetto per l'attività della magistratura, così come ho fiducia nell'assessore Razza: se dovesse risultare responsabile prenderebbe da solo le decisioni conseguenti. Bisogna essere sereni e fiduciosi nell'operato della magistratura: sono convinto che la verità emergerà presto. Abbiamo agito nella massima trasparenza, con rigore e fermezza; fino a due settimane fa abbiamo chiesto noi a Roma la zona rossa. Facciamo andare avanti le indagini: del resto gli avvisi di garanzie servono a questo, a fare chiarezza e poi ne trarremo le conclusioni".

E' la stessa linea di Razza che, pur dimettendosi, respinge le accuse:  "L'epidemia è sempre stata monitorata con cura, come evidenzia ogni elemento oggettivo, a partire dalla occupazione ospedaliera e dalla tempestività di decisioni che, nella nostra Regione, sono sempre state anticipatorie. Non avevamo bisogno di nascondere contagiati o di abbassare l'impatto epidemiologico, perché proprio noi abbiamo spesso anticipato le decisioni di Roma e adottato  provvedimenti più severi". 

Aggiornato alle ore 13,40