David Randall, il giornalista che credeva nell’intelligenza

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Image from askanews web site
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Milano, 19 lug. (askanews) - Per le vie di Ferrara non era difficile incontrarlo durante i giorni del Festival di Internazionale ed era naturale scambiarci due parole, sul mondo, sull'attualità, sul giornalismo. David Randall è stato un ospite fisso della manifestazione ed era una persona attenta, disponibile, calorosa. E' morto a Londra a 70 anni, facendo il suo mestiere, quello di cronista e scrittore. Autore di libri e manuali di giornalismo, sempre orientato a parlare ai giovani, ci aveva anche svelato, qualche anno fa, i segreti per essere un "giornalista quasi perfetto".

"Per prima cosa bisogna leggere - ci aveva detto -. Non si può essere un bravo scrittore se non si legge con costanza tutto quello che ti capita tra le mani. La seconda cosa è una grande determinazione, ma la terza e più importante qualità è l'applicazione dell'intelligenza all'argomento trattato. Non è solo questione di fare ricerche e scrivere bene, bensì di proporre interpretazioni diverse".

Questo era David Randall, queste erano le idee che spiegava nei propri workshop, luoghi nei quali si faceva i conti con un mondo complesso come quello del giornalismo contemporaneo, ma dove pure continuava a brillare la passione, al di là di tutte le difficoltà. E così, per quanto sia difficile oggi immaginare i giorni di Internazionale a Ferrara senza di lui, conviene continuare a ricordarci il motto con cui ci aveva salutato alla fine di un'intervista: "C'è un mondo qui, andate fuori e fate i giornalisti".

Ciao David, noi continuiamo a provarci.

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