Davide Parenti: "Sapeva di avere non più di 10 mesi. Il lavoro l'ha tenuta in vita. Gli ultimi tempi era sfinita, ma faceva i balletti"

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Per Davide Parenti, la morte di Nadia Toffa è stato come “perdere un figlio” L’autore de Le Iene, in un’intervista a Il Messaggero, racconta il tempo trascorso insieme da quando la conduttrice ha scoperto di essere malata. “Quando ti dicono che hai quella cosa, in quel posto, e di quel tipo, basta che guardi su internet per leggere che hai al massimo dieci mesi. Lei ne ha fatti venti”.

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Nadia odiava essere definita malata. È stata una guerriera, fino all’ultimo giorno. 

È stata bravissima a portare avanti tutto, nonostante gli attacchi e le operazioni, ma è difficile stare vicino a una persona che ha il destino segnato. E Nadia lo sapeva. È andata avanti lo stesso, ha condotto il programma sapendo che sarebbe finita così

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Nonostante tutto “Nadia era su di morale, era la più up di tutti, ma fra di noi sapevamo come sarebbe finita la vicenda”.

Lei diceva che non voleva essere trattata da malata. Chi ha il cancro finisce per essere considerato dagli altri quasi una non persona, e allora meglio considerarsi un guerriero che un malato. Un guerriero è uno che non ha alcuna intenzione di spegnersi

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Il lavoro le ha dato la forza di andare avanti. 

Il fatto che lavorasse l’ha tenuta in vita più di quanto la malattia le potesse permettere. È una malattia spietata. Quando ti dicono che hai quella cosa, in quel posto, e di quel tipo, basta che guardi su internet per leggere che hai al massimo dieci mesi. Lei ne ha fatti venti. Ovviamente sono stati bravissimi i suoi dottori, capaci di allungarle la vita con le giuste cure. Ma aver continuato a lavorare, avere un appuntamento cui tornare, un impegno con il pubblico, era per lei una delle ragioni per continuare a vivere

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