Davigo: dubbi su costituzionalità proposta Conte su prescrizione

red/cro

Roma, 10 gen. (askanews) - Piercamillo Davigo, presidente di Sezione Penale in Corte di Cassazione e membro del Csm, ha commentato a Circo Massimo di Radio Capital l'esito del vertice di maggioranza sulla riforma Bonafede e l'ipotesi di mediazione illustrata dal ministro della Giustizia con lo stop alla prescrizione per i condannati in primo grado e una "sospensione lunga" per chi è stato invece assolto: "Dal punto di vista politico è un compromesso facilmente spendibile perché se si usa l'argomento del 'fine pena mai' può avere senso per chi è stato assolto mentre non ha alcun senso per l'imputato condannato che sta impugnando. Di che si lamenta - si chiede il magistrato - se è lui che chiede un altro giudizio". Davigo invece si mostra più perplesso sul diverso trattamento tra chi è assolto e chi è condannato. Sulla legittimità costituzionale di questa distinzione, il magistrato ha risposto che "possono esserci dubbi sotto il profilo di precedenti pronunce della Consulta".

Sulle parole di Bonafede e sull'ipotesi di chiedere maggior conto al magistrato che sfora dal punto di vista dei tempi del processo, Davigo ha commentato: "I magistrati italiani, sulla base delle statistiche del Consiglio d'Europa sono i più produttivi tra 47 stati. In Italia però ci sono troppo processi, soprattutto nei gradi successivi al primo. In Italia l'impugnazione è la regola perché non si corre alcun rischio e si differisce l'esecuzione della pena e fino a questa riforma si sperava nella prescrizione. Il secondo grado si paralizza se non si mettono filtri. In Francia solo il 40% delle condanna in primo grado viene appellato perché là rischiano di avere una sentenza di secondo grado più severa della prima mentre in Italia questo non è possibile e tutti fanno ricorso". Davigo risponde a questo punto alle critiche ricevute dall'Unione Camere Penali e dice di essere "stufo di sentir parlare della violazione dei diritti. La patria dei diritti dell'uomo è la Francia e lì la 'reformatio in peius' non c'è, dobbiamo smetterla di credere di essere i più bravi al mondo".

Davigo ritiene poi utile "mettere più filtri anche nel processo di primo grado. Un innocente in un sistema civile non dovrebbe proprio andare processo".

Sull'ottimismo del governo sulla riduzione dei tempi del processo Davigo si è mostrato scettico, perché le "risorse economiche non ci sono, visto il debito pubblico che abbiamo. E non è facile trovare risorse umane. Pensate che non riusciamo quasi mai a coprire i posti messi a concorso in magistratura, non perché manchino candidati ma perché il numero di candidati ammessi agli orali è inferiore al numero di posti messi a concorso. Dobbiamo farci domande molto serie sul livello di preparazione universitaria: la preparazione universitaria non è mediamente sufficiente per superare il concorso. Bisognerebbe vedere se la formazione è adeguata a formare persone adatte a fare questo lavoro. Non abbassiamo l'asticella e dire prendiamoli anche se sanno meno cose perché poi si strillerà contro la cattiva qualità dei giudici", ha concluso.