Davvero potrebbero non esserci più le cause per plagio musicale?

G. Fazio - A. Rociola

Due programmatori sono convinti che grazie a un loro algoritmo le cause di plagio musicale potrebbero cessare di esistere. Si chiamano Damien Riehl, avvocato e musicista, e Noah Rubin anche lui musicista, ma programmatore.

Secondo loro infatti ciò che banalmente, da pubblico, al di fuori dei tecnicismi che in certi casi sarebbero dovuti, chiamiamo plagio, o copia, altro non rappresenterebbe in questo momento che un cappio attorno al collo di chi fa musica, più concentrato a fare slalom tra le melodie già utilizzate da altri artisti piuttosto che sul creare la propria arte. Ecco, appunto, le melodie.

L'impresa dell'algoritmo

Rubin e Riehl ritengono che le melodie sono qualcosa di matematicamente finito, sono un tot, oltre è impossibile andare; l'algoritmo allora cosa fa? Esattamente come quelli utilizzati dagli hacker per trovare una password, ovvero passare velocemente in analisi tutte le combinazioni di lettere e numeri possibili, il sistema ipotizza ogni possibile combinazione di melodie a 8 note e 12 battute.

Perché il loro progetto potrebbe cambiare la storia dei plagi

Ma non solo, lo ipotizza, lo trasforma in un formato MIDI, che altro non è che la semplice e fedele trasposizione delle note in numeri, e le registra. Come scrive Vice: “Una volta che un'opera è impegnata in un formato tangibile, viene considerata protetta da copyright”. “Secondo la legge sul copyright, i numeri sono fatti e, in base alla legge sul copyright, i fatti hanno un copyright sottile, quasi nessun copyright o nessun diritto d'autore - ha spiegato Riehl durante un intervento al TedX - Quindi forse se questi numeri sono esistiti dall'inizio dei tempi e li stiamo semplicemente cogliendo, forse le melodie sono solo matematica, che è solo composta da fatti, che non sono coperti da copyright”.


Tutte le 300 melodie al secondo raccolte dall'algoritmo dunque sono state caricate sulla piattaforma Github, come materiale open source, libero dunque da qualsiasi vincolo di pagamento del diritto d'autore; perché a rinunciare a quel diritto sono proprio Riehl e Rubin, che le hanno registrate con una licenza Creative Commons Zero che, come viene spiegato sul sito ufficiale “consente a scienziati, educatori, artisti e altri creatori e proprietari di contenuti protetti da copyright di rinunciare a quegli interessi nelle loro opere e di renderli quindi il più completamente possibile di dominio pubblico, in modo che altri possano liberamente migliorare e riutilizzare le opere per qualsiasi scopo senza restrizioni ai sensi del diritto d'autore”.

Mazza: "Solo una provocazione, non farà un metro in tribunale"

Il commento di avvocati specializzati su copyright non è esattamente in linea con l'idea dei due; in due soli casi infatti, perlomeno negli Stati Uniti, un'opera può essere considerata totalmente priva di qualsiasi vincolo sul copyright: se è un'opera governativa o se sono scaduti i diritti a essa legati, cosa che, come sappiamo, avviene dopo svariati decenni dalla morte dell'autore. Insomma, per capire se l'idea di Riehl e Rubin di appropriarsi e contestualmente rendere libere tutte le melodie possibili sia valida, dobbiamo aspettare solo cosa ne penserà un tribunale.

Se un giudice dovesse condividere la loro stravagante idea, certo, si creerebbe un precedente fondamentale nella storia della musica globale. Ma c'è chi non è d'accordo. "La realizzazione di un file attraverso l'intelligenza artificiale deve comunque possedere il requisito dell'originalità e qui ci troviamo di fronte all'equivalente di semplici file midi come lo erano le famose suonerie analogiche dei cellulari che venivano create con i computer", commenta all'Agi Enzo Mazza, amministratore delegato di FIMI.  "Non per questo non dovevano essere riconosciuti i diritti d'autore. Si tratta di una provocazione per far parlare di intelligenza artificiale ma non farà un metro davanti ad un tribunale", conclude.