Dazi: Federvini, restano in pericolo liquori, aziende non possono programmare

Dazi: Federvini, restano in pericolo liquori, aziende non possono programmare

Milano, 15 feb. (Adnkronos) – Dopo i liquori made in Italy, colpiti dai dazi dal 18 mese di ottobre 2019, anche i vini esportati negli Stati Uniti potevano da oggi rischiare pesanti rincari. Le trattative serrate tra il presidente della Commissione EU Ursula von der Leyen e l’amministrazione Trump hanno per il momento scongiurato il pericolo. Nell’occhio del ciclone rimangono sempre i nostri aperitivi e liquori". E' quanto sottolinea Federvini alla notizia che l'agroalimentare italiano è fuori dalla lista Ustr americana dei prodotti soggetti a dazi.

Ma Piero Mastroberardino, presidente del Gruppo Vini di Federvini, fa notare: "Il mercato americano rappresenta il primo sbocco per il nostro vino. Secondo gli ultimi dati, l’export complessivo in valore, nel 2019, ha raggiunto 1 miliardo 750 milioni di euro ed una crescita su base annua del 4,2%, ma questo trend potenzialmente rischia di rallentare. La spada di Damocle dei dazi rimane, comunque sui nostri prodotti: tra sei mesi, con il nuovo round del carosello, le nostre aziende, saranno di nuovo in ansia, perché non hanno modo di prevedere con esattezza come programmare investimenti e pianificare l’attività", afferma.

"Dall’entrata in vigore dei dazi, il fatturato nel mercato Usa, è diminuito in media del 35%", commenta a sua volta Micaela Pallini, presidente del Gruppo Spiriti di Federvini. "Stiamo assistendo ad un progressivo calo della marginalità delle vendite poiché le aziende si sono dovute far carico di riassorbire parte dei dazi senza incidere sul mercato, a discapito soprattutto delle imprese medio-piccole che costituiscono buona parte del tessuto produttivo: il settore nel complesso annovera circa 4.500 addetti coinvolti nelle strutture produttive e 228 mila occupati in maniera diretta ed indiretta".