Ddl Zan, causa giusta e risposta sbagliata alla robaccia da fogna

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Citizens and associations in the streets to support the battle for LGBTQ rights after the sinking of the Zan DDL in the Senate .  on 28 October 2021 in Rome, Italy. (Photo by Andrea Ronchini/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
Citizens and associations in the streets to support the battle for LGBTQ rights after the sinking of the Zan DDL in the Senate . on 28 October 2021 in Rome, Italy. (Photo by Andrea Ronchini/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

Ruggero, un amico al quale voglio bene e di cui ho stima mi scrive una mail in cui mi parla di due uomini, Marco e Valter, suoi vicini di casa che “stanno insieme da sedici anni” e con i quali ha consolidato nel tempo un’amicizia di quelle che contano e tanto più che alcuni dei loro parenti non ne vogliono sapere della loro omosessualità. Marco e Valter si aspettavano dal Senato un voto diverso, mi scrive Ruggero. Gli rispondo che una buona parte della colpa ricade su quanti hanno preso a cuore la (sacrosanta) causa dell’identità sessuale di Marco e Valter ma non hanno saputo tirare in porta e fare gol. Lo faccio naturalmente non perché su quella loro identità abbia una sensibilità per una sola virgola diversa da quella di Ruggero, ma perché questo è il mio giudizio su quanto è accaduto al Senato.

È stata una vicenda politicante, da una parte e dall’altra, la rispettiva sensibilità sull’identità omosessuale c’entrava poco: questa è la mia opinione. L’opinione di uno il cui amico più fraterno, quello che ha fatto da testimone al mio matrimonio, è un omosessuale e mi vergogno anche a precisarlo nel parlare di lui, che ha centomila particolarità che contano davvero. Come se ce ne fosse bisogno di mettere le mani avanti. Ho raccontato di recente l’emozione che a me poco più che trentenne provocò l’avere assistito a uno dei primissimi raduni della comunità omosessuale italiana; ho detto ”emozione” e lo sottolineo. Né credo di dovere spendere una mezza parola di più a dire dei miei sentimenti sull’argomento.

Mi ha colpito l’espressione che Francesco Merlo, un giornalista/scrittore che di solito non sbaglia un accento, ha usato a proposito della scelta di Matteo Renzi, il quale anziché andare in Senato a mettere il suo voto a favore del ddl Zan, si è spavaldamente recato a fare gli affaracci suoi in Arabia Saudita. Secondo Francesco, Renzi ha “mancato di rispetto” agli omosessuali, li ha offesi. Gli ho scritto che a mio giudizio in politica non esistono le “offese” e bensì solo le scelte di un contenuto anziché di un altro, di una opzione anziché di un’altra. E Renzi lo aveva detto in un italiano comprensibile a tutti che in due o tre punti il testo del ddl Zan andava emendato, opinione del resto condivisa dall’unico senatore dichiaratamente omosessuale, Tommaso Cerno. Benissimo a dire che l’odio contro gli omosessuali è robaccia da fogna, solo che di questa robaccia da fogna il web è stracolmo, e proprio ieri hanno beccato un sottufficiale della Marina militare cinquantunenne che aveva espresso il desiderio di “decapitare” Beppe Sala, il sindaco di Milano. Robaccia su robaccia, delinquenti digitali a strafottere e di tutti i tipi e di tutte le cause e di tutti gli anditi politici. Scriveva Leonardo Sciascia che quando usciva per andare a incontrare un uomo intelligente, doveva passare attraverso sette imbecilli. Non so se nel frattempo, e a causa del web, questa proporzione non sia peggiorata. Temo di sì.

Figuriamoci se quando si trova uno che quell’odio lo ha espresso a puntino costui non vada preso a calci in culo. Cosa diversa se ha espresso una sua ardente opinione a favore della famiglia tradizionale, questi sono fattacci suoi. Nel disegno di legge Zan il confine fra i due atteggiamenti, la delinquenza digitale o invece l’adesione a una cultura “tradizionalista” non era lampante. E quanto a retoriche moderne, è innegabile che quella sulla “identità di genere” è sovrabbondante e talvolta persino minacciosa come racconta bene l’inesausto romanzo relativo a quella cancel culture i cui orrori Giulio Meotti espone sul “Foglio” giorno per giorno.

Dire queste cose significa mettere il velo sulle prepotenze mentali e linguistiche di cui sono spesso oggetto gli omosessuali italiani? Ma nemmeno per idea. Semmai significa ricondurre alla normalità e al buonsenso tutto ciò che in questa materia è tuttora divisivo nel sentir comune degli italiani, un sentir comune che non lo abolisci col fatto di votare un disegno di legge arcigno nell’essere a loro favore. A uno come me che quel disegno di legge sia approvato o no dal Senato non cambia nulla di nulla di nulla, non cambia nulla dentro di me voglio dire. Proprio nulla. Solo non vorrei che aggravasse lo stato di tensione che sull’argomento in questione esiste nella società reale italiana. Dove tuttavia non siamo certo a mezzo secolo fa, quando uno dei più grandi scrittori italiani del Novecento, Aldo Palazzeschi, non una volta nella sua vita ammise il fatto semplicissimo (oltre che in tutto e per tutto irrilevante) di essere un omosessuale. Ho detto semplicissimo. Ho detto irrilevante, irrilevantissimo. Ddl Zan sì o no, che devo aggiungere per stare al meglio nella società italiana di oggi che è la mia?

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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