Ddl Zan, il Vaticano: lo Stato è laico, troppo margine ai giudici

·4 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Città del Vaticano, 24 giu. (askanews) - Con un'intervista ufficiale, il cardinale Pietro Parolin si assume la paternità della "nota verbale" sul ddl Zan, allontana l'ipotesi che sia uscita dal Vaticano, derubrica la presunta eccezionalità di uno strumento che, spiega, è "il mezzo proprio del dialogo nelle relazioni internazionali", fa sponda al presidente del Consiglio Mario Draghi sulla necessaria laicità dello Stato e ribadisce, perimetrandola, la richiesta non già di "bloccare la legge" - cosa esclusa già dalla "nota verbale" - ma di limarne - preventivamente, come è ovvio - il testo al fine di ridurre il margine che rischia di essere riservato ai giudici che saranno chiamati a dirimere eventuali contenziosi sul tema della "discriminazione".

"Avevo approvato la Nota Verbale trasmessa all'ambasciatore italiano e certamente avevo pensato che potevano esserci reazioni", spiega il Segretario di Stato, appena tornato dal Messico, in una intervista concessa al direttore editoriale vaticano, Andrea Tornielli, ed apparsa su Vatican News e Osservatore Romano. "Si trattava, però, di un documento interno, scambiato tra amministrazioni governative per via diplomatica. Un testo scritto e pensato per comunicare alcune preoccupazioni e non certo - scandisce il porporato - per essere pubblicato". Una sottolineatura che corrobora l'idea, diffusa ai piani alti del Palazzo apostolico, che per individuare chi ha fatto finire il documento sui giornali si debba guardare non dalla parte dei mittenti, ma da quella dei destinatari, e in generale della politica italiana.

Negli stessi minuti in cui veniva pubblicata l'intervista, peraltro, un fedelissimo di papa Francesco, il gesuita Antonio Spadaro, twittava una frase pronunciata tempo fa dal pontefice argentino: "Uno Stato dev'essere laico. Gli Stati confessionali finiscono male... E' in Parlamento che si deve discutere, argomentare, spiegare e ragionare. E' così che una società cresce". Parole che, lette oggi, confermano l'impressione che la paternità della "nota verbale" firmata dal "ministro degli Esteri" Paul Richard Gallagher sia da rinvenire appunto in Segreteria di Stato, e non a Casa Santa Marta, dove Bergoglio risiede.

"Non è stata un'ingerenza", puntualizza Parolin. "Lo Stato italiano è laico, non è uno Stato confessionale, come ha ribadito il Presidente del Consiglio. Concordo pienamente con il Presidente Draghi sulla laicità dello Stato e sulla sovranità del Parlamento italiano", ha sottolineato Parolin.

Oltretevere non sono peraltro sfuggite le sfumature del discorso tenuto dal premier al Senato: "Il nostro è uno Stato laico, non è uno Stato confessionale". Ma anche: "Il nostro ordinamento contiene tutte le garanzie per assicurare che le leggi rispettino sempre i principi costituzionali e gli impegni internazionali, tra cui il concordato con la Chiesa".

Sulla stessa lunghezza d'onda si muove Parolin, che ha peraltro incontrato Draghi solo poche settimane fa per l'anniversario proprio dei Patti lateranensi e della revisione del Concordato: "Ho apprezzato - nota - il richiamo fatto dal Presidente del Consiglio al rispetto dei principi costituzionali e agli impegni internazionali. In questo ambito vige un principio fondamentale, quello per cui pacta sunt servanda". E' "su questo sfondo" che con la Nota Verbale "ci siamo limitati a richiamare il testo delle disposizioni principali dell'Accordo con lo Stato italiano, che potrebbero essere intaccate. Lo abbiamo fatto in un rapporto di leale collaborazione e oserei dire di amicizia che ha caratterizzato e caratterizza le nostre relazioni".

En passant, il "primo ministro" del Pontefice sottolinea che la nota verbale è "il mezzo proprio del dialogo nelle relazioni internazionali". Proprio perché riservata, non è dato di sapere quante volte un simile strumento sia stato utilizzato per le interazioni tra le due sponde del Tevere, anche recentemente, su questioni, ad esempio, come il fine vita, l'immigrazione, le scuole cattoliche. Se la menzione del Concordato è inusuale, "faccio notare - precisa però il porporato veneto - che fino ad ora il tema concordatario non era stato considerato in modo esplicito nel dibattito sulla legge. La Nota Verbale ha voluto richiamare l'attenzione su questo punto, che non può essere dimenticato".

Nel merito, è la giurispurdenza delle corti, che già in passato ha dato qualche grattacapo alla Chiesa, che suscita anche adesso l'apprensione vaticana: "La nostra preoccupazione - spiega il cardinale Parolin - riguarda i problemi interpretativi che potrebbero derivare nel caso fosse adottato un testo con contenuti vaghi e incerti, che finirebbe per spostare al momento giudiziario la definizione di ciò che è reato e ciò che non lo è. Senza però dare al giudice i parametri necessari per distinguere. Il concetto di discriminazione resta di contenuto troppo vago. In assenza di una specificazione adeguata corre il rischio di mettere insieme le condotte più diverse e rendere pertanto punibile ogni possibile distinzione tra uomo e donna, con delle conseguenze che possono rivelarsi paradossali e che a nostro avviso vanno evitate, finché si è in tempo. L'esigenza di definizione è particolarmente importante perché la normativa si muove in un ambito di rilevanza penale dove, com'è noto, deve essere ben determinato ciò che è consentito e ciò che è vietato fare". Ma nessuna volontà bellicosa: "Discutere - conclude Parolin - è sempre lecito".

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli