Ddl Zan, audizioni da 170 a 70: la proposta

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"Ho proposto di ridurre le audizioni a circa 70, si tratta di audizioni in presenza, le altre 70 saranno frutto di invio di relazioni, e parallelamente si dovrebbe fare un tavolo di confronto politico con i capigruppo dei partiti e di commissione, per un arrivare a un testo condiviso", ha affermato Andrea Ostellari, presidente della Commissione Giustizia del Senato, al termine dell'ufficio di presidenza sul ddl Zan.

Per il leghista "se si arriva a un testo condiviso" il timing della legge sarebbe più veloce: "Serve un tavolo dove ci siano tutti, poi 70 audizioni le finiamo entro luglio, se c'è l'accordo eviti tanti emendamenti, quindi potremmo andare in Aula entro metà luglio". "Molti gruppi hanno dato apertura a questa mia proposta - conclude Ostellari . Spero che la politica trovi una soluzione".

"Noi da sei mesi subiamo sul ddl Zan l'ostruzionismo del presidente Ostellari, questo cambio di impostazione del centrodestra ci mette ora nelle condizioni di fare verifiche, siamo disposti a sederci a un tavolo, ma prima vogliamo garanzie sui tempi", ha detto dal canto suo il dem Franco Mirabelli, capogruppo del Pd in Commissione Giustizia del Senato, dopo l'ufficio di presidenza.

Per Mirabelli "serve calendarizzare la presentazione degli emendamenti il 29 giugno, quindi chiudere le audizioni e la discussione generale il 29 giugno, ma Ostellari non ci ha assicurato questo, se pensa di tagliare i tempi solo se si stravolge il ddl Zan non ci stiamo". "Ci ha chiesto la disponibilità - conclude - a cambiare il ddl Zan, noi pensiamo sia difficile trovare sintesi, ci sediamo al tavolo, ma prima abbiamo garanzie sui tempi. Il tavolo non ci sarà fino a quando non ci saranno tempi chiari".

"La commissione Giustizia del Senato ancora una volta non ha potuto votare. Il presidente Ostellari ci ha posto di fronte ad un ricatto: si faccia un tavolo politico per capire se è possibile chiudere una mediazione mentre lui si impegnerebbe a terminare le audizioni, 70 con documenti scritti e 70 in presenza o via web. E solo dopo la conclusione del tavolo politico si fisserebbe il termine per presentare emendamenti. Questo è un ricatto inaccettabile. Il calendario della Commissione deve essere chiaro, ci deve essere la possibilità, nel caso non ci sia alcun accordo, di andare in aula entro luglio". Lo dichiara Monica Cirinnà, segretario della commissione Giustizia.

"Chiediamo quindi - aggiunge - che entro il 29 giugno sia chiuso il termine emendamenti e la discussione generale con le audizioni. Non accettiamo nessun ricatto da parte del presidente della Commissione. D'altra parte sappiamo già, per quello che è successo in questi mesi, che un accordo politico con la destra non è possibile perché di fatto il ddl Zan non lo vuole".

"La Commissione - conclude - deve poter fare il proprio lavoro. Il metodo Ostellari serve solo a creare tempo per fare ostruzionismo".

"Da 170 siamo passati a 70 audizioni come avevamo richiesto noi di Italia Viva: una vittoria della linea di mediazione importante che pone le basi per un iter rapido della legge". Così il senatore di Italia Viva Giuseppe Luigi Cucca a margine della riunione dell’Ufficio di presidenza della commissione giustizia in Senato che aggiunge: "Di una legge contro le discriminazioni omotransfobiche abbiamo bisogno. Il presidente Ostellari ha accettato la nostra proposta e ha significativamente ridotto le audizioni. Puntiamo ad arrivare in aula in tempi rapidi".

"Il taglio fortissimo delle audizioni fatto da Ostellari è un segnale positivo. Ora più vicino l’approdo in aula. #ddlzan". Lo scrive il senatore Pd, Andrea Marcucci, su Twitter.

“Mi pare del tutto evidente che non sia sufficiente ridurre il numero delle audizioni senza avere tempi certi per l’approdo in aula del ddl Zan. Noi del Partito Democratico vogliamo portare a casa una legge di civiltà. Basta giochini: chi ritiene importante per il nostro Paese questa legge, lavori con noi contro l’ostruzionismo e l’ambiguità”. Così la presidente dei senatori del Pd Simona Malpezzi dopo la riunione dell’ufficio di presidenza della commissione Giustizia del Senato.

"La commissione Giustizia del Senato ancora una volta non ha potuto votare. Il presidente Ostellari ci ha posto di fronte ad un ricatto: si faccia un tavolo politico per capire se è possibile chiudere una mediazione mentre lui si impegnerebbe a terminare le audizioni, 70 con documenti scritti e 70 in presenza o via web. E solo dopo la conclusione del tavolo politico si fisserebbe il termine per presentare emendamenti. Questo è un ricatto inaccettabile. Il calendario della Commissione deve essere chiaro, ci deve essere la possibilità, nel caso non ci sia alcun accordo, di andare in aula entro luglio". Lo dichiara Monica cirinnà, segretario della commissione Giustizia.

"Chiediamo quindi - aggiunge - che entro il 29 giugno sia chiuso il termine emendamenti e la discussione generale con le audizioni. Non accettiamo nessun ricatto da parte del presidente della Commissione. D'altra parte sappiamo già, per quello che è successo in questi mesi, che un accordo politico con la destra non è possibile perchè di fatto il ddl Zan non lo vuole".