Ddl Zan, Salvini: "Educazione bimbi fuori da battaglia politica"

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Sul ddl Zan "la Lega è forza coerente: difendere vittime di abusi e violenze è sacrosanto, ma lasciamo fuori l'educazione dei bambini da questa battaglia politica". Così il leader della Lega Matteo Salvini, parlando del ddl nel corso di un punto stampa a Maratea.

"Da questa legge la Lega chiede che si tolgano i bambini. Non usiamo i bambini, non si può far politica sulla pelle di bambini di 6 o 7 anni", ha poi detto il leghista durante un comizio a Battipaglia (Salerno). "Oggi pomeriggio - ha spiegato Salvini - dovevo passare prima da Caserta e poi da Napoli, ma devo tornare a Roma perché il Pd porta in aula il cosiddetto ddl Zan e quindi vediamo di chiarirci una volta per tutte. Io chiarisco una volta per tutte che sono per le libertà: la libertà d'impresa, di cura, di pensiero e quindi anche la libertà d'amore. Ovviamente nessuno dev'essere toccato, insultato, discriminato, per Battipaglia possono andare in giro mano nella mano e baciandosi due ragazzi, due ragazze, a me non interessa se uno è etero, omosessuale e cosa fa nella sua vita privata, è affare suo e nessuno si permetta di offenderlo. Però da questa legge la Lega chiede che si tolgano i bambini".

Secondo Salvini "l'educazione di un bimbo non spetta allo Stato o a qualche associazione, spetta alla mamma e al papà, e dico mamma e papà apposta perché per noi esistono la mamma e il papà, non il genitore 1, il genitore 2 o il genitore 32. Qualcuno dice che siamo all'antica ma secondo me questo non è il passato, ma è il presente e il futuro. Io rispetto la vita di tutti, però non mettiamo in discussione le nostre radici, le nostre culture, le nostre tradizioni, le nostre identità. Battipaglia come l'Italia sono paesi accoglienti, solidali e generosi, ma nessuno può permettersi di arrivare qua dall'altra parte del mondo e spiegarci come si prega, come si mangia e come si viene al mondo. L'Italia è un Paese accogliente ma i nostri genitori emigrati nel mondo in passato hanno portato ricchezza e rispetto, nessun italiano ha mai preteso di cambiare le leggi in Germania, in Australia, in Svizzera, in Canada o ovunque sia andato".

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