Ddl Zan salvo per un voto, Salvini-Renzi: "Così non passa"

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Un voto con i brividi segna la seconda giornata del ddl Zan al Senato. A Palazzo Madama non passa la bordata del centrodestra, che propone la sospensiva della legge Zan. "Rimandiamola in Commissione, diamoci altri 15 giorni", è la richiesta del capogruppo leghista Massimiliano Romeo. I senatori votano, resta la linea a difesa della permanenza in Aula della legge, ma i numeri del Senato danno il margine minimo, solo un voto in più (136 a 135) che permette di stoppare la sospensione. Matteo Salvini fa la voce grossa: "Il voto - dice lasciando Palazzo Madama, prima di incontrare Draghi - dimostra che la legge senza accordo muore, il Pd ci pensi". "Immaginate cosa potrà accadere con il voto segreto", commenta il leader di Italia Viva, Matteo Renzi. "Si cambino gli articoli 1 4 e 7 e si va a chiudere alla Camera nel giro di 15 giorni", sottolinea ancora l'ex premier.

M5S e Pd tirano dritto, cercando conforto nei tabulati. Tra gli assenti non giustificati, i senatori non in missione o congedo, - fanno notare le forze a favore del ddl Zan - a non aver dato il loro contributo sono stati, oltre ai 5 senatori del Movimento Cinque Stelle, 4 senatori di Fi e 3 della Lega. "Sono a destra a non essere compatti", è il refrain che gira in Transatlantico. Pallottoliere alla mano, anche da Fratelli d'Italia trapela l'irritazione per le assenze del centrodestra. I conti, infatti, sembrano dimostrare che senza le sette assenze targate Fi e Lega, il voto dell'Aula avrebbe avuto esito diverso, e la sospensiva, invece di essere bocciata sarebbe passata.

"Sì, pare proprio che abbia salvato il ddl Zan", dice, intanto, l'ex M5S Lello Ciampolillo, all'AdnKronos dopo esser stato visto correre verso l'emiciclo per votare in extremis, come fece già per soccorrere Conte, con il voto di fiducia dello scorso gennaio poi rivisto al Var dalla Casellati, che lo portò agli onori delle cronache.

Tornando invece agli assenti: tra i tre leghisti figurano i nomi di Roberto Marti, Paolo Saviane e Umberto Bossi, da tempo lontano dal Senato per motivi di salute. Per quanto riguarda gli azzurri non presenti al voto, figurano i nomi di Niccolò Ghedini, Roberto Berardi, Giuseppe Mangialavori e Barbara Masini. Assenti anche i pentastellati Giuseppe Auddino, Gianni Girotto, Pietro Lorefice, Paola Taverna e Sergio Vaccaro.

Intanto in Senato non mancano le scintille. La mattinata offre lo scontro Faraone-Cirinnà. Con il capogruppo renziano che chiede l'intervento della presidente del Senato Casellati perché "la senatrice Cirinnà mi ha esposto alla lapidazione social", dice, puntando il dito contro l'esponente del Pd Monica Cirinnà, accusata per la pubblicazione di un video dove si vede lo stesso senatore renziano applaudire l'intervento di Matteo Salvini, ieri sera. Casellati promette che interverrà, sarà poi la stessa senatrice dem a scusarsi per quanto avvenuto.

Infine parte la maratona ostruzionistica in Aula, annunciata da Fratelli d'Italia, in attesa dei voti segreti sugli emendamenti, attesi entro martedì prossimo. (di Francesco Saita)

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