Debito al 159,8% come dopo la Grande Guerra

Giuseppe Colombo
·Business editor L'Huffington Post
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Mario Draghi (Photo: CHIGI PALACE PRESS OFFICEANSA)
Mario Draghi (Photo: CHIGI PALACE PRESS OFFICEANSA)

Quello tra la pandemia e la guerra è un parallelismo frequente e di cui spesso si fa un uso inappropriato. Ma c’è una percentuale che cristallizza questa equazione se la prospettiva è quella dell’economia del Paese. La percentuale è contenuta nel Documento di economia e finanza - il quadro dei conti pubblici - approvato dal Consiglio dei ministri. Il rapporto tra il debito e il Pil schizzerà quest’anno al 159,8 per cento. Mai così alto dai tempi del primo Dopoguerra, anzi ancora più alto dato che nel 1920 si attestò al 159,5 per cento. Allora pagammo il costo della Grande Guerra, di spese militari ingenti per combattere con mezzi moderni. Saldammo gran parte del debito qualche anno dopo, grazie ai soldi che i tedeschi, da sconfitti, ci diedero per risarcire i danni. Oggi la guerra è il Covid. È un debito che lo Stato ammortizzatore si è dovuto caricare per finanziare la cassa integrazione in favore dei lavoratori e per sostenere famiglie e imprese. Siamo sopravvissuti, pagando però il prezzo di 116mila morti e indebitandoci come non facevamo da più di cento anni.

All’espansione monstre del debito non c’era alternativa. Per tutti i Paesi. E non c’è neppure oggi, anche se i vaccini e un virus che non uccide e non contagia più come un anno fa hanno generato l’appendice del debito che deve scomporsi tra buono e cattivo. Mentre fino ad ora è stato debito e basta, quindi soldi a pioggia, a tutti e così è stato perché mentre schizzavano i contagi, mentre il numero dei morti cresceva, così come quello dell’occupazione delle terapie intensive, è arrivato il lockdown e poi restrizioni più lente, ma comunque restrizioni. Mettersi a fare distinzioni con le fabbriche chiuse e i lavoratori a casa sarebbe stato impossibile oltre che deleterio. Ma il dato del deb...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.