La protesta dei catalani arriva anche a Madrid

La protesta dei catalani per le condanne inflitte ai leader separatisti arriva anche a Madrid, dove dodici persone sono state arrestate la scorsa notte durante gli scontri avvenuti nel centro dopo che un centinaio di manifestanti a favore dei prigionieri politici catalani aveva tentato di bloccare la Gran Via, una delle principali arterie stradali della capitale. Sono invece 26 le persone ferite, tra loro dieci agenti di polizia.

Scontri tra manifestanti e forze dell'ordine si sono verificati intorno alle 20.30 di sabato, alla fine di una marcia di 4 mila persone che chiedevano "l'amnistia per tutti i prigionieri politici". Secondo fonti della polizia, dieci dei fermati facevano parte della manifestazione a favore dei politici catalani, mentre due erano del corteo indetto dall'estrema destra sotto lo slogan "La Catalogna è Spagna". 

Nella sesta giornata di protesta in Catalogna e a Barcellona si registra anche la formazione di una catena umana di volontari che si è schierata tra manifestanti e polizia. Una folla si è riunita dal pomeriggio, per ore fino a tarda sera, dinanzi alla sede del Tribunale superiore di giustizia, per denunciare la violenza della polizia e reclamare la libertà dei leader indipendentisti detenuti. Negli ultimi cinque giorni di violenze ci sono stati, in tutta la Catalogna, 83 persone arrestate e 182 feriti. 

Il diario degli scontri

Era già stato difficile il ritorno alla normalità per Barcellona dopo la notte di guerriglia, quella tra venerdì e sabato, tra separatisti e forze dell'ordine. Il bilancio aveva fatto registrare oltre 180 feriti in tutta la regione (di cui 152 a Barcellona) e 83 fermi della polizia. Le proteste indipendentiste sono scoppiate dopo le condanne inflitte ai leader secessionisti catalane, tra i quali il presidente di Esquerra Republicana de Catalunya, Oriol Junqueras, che dovrà scontare 13 anni. 

Ma sono altri i numeri che raccontano la portata della protesta. Nel centro del capoluogo catalano si erano radunate 525 mila persone, partite in cinque lunghe marce da cinque città della regione. I dimostranti avevano camminato per giorni prima di arrivare nel cuore di Barcellona. Con la città completamente bloccata e la cancellazione di 57 voli. Non solo. La Sagrada Familia chiusa ai visitatori, l'Opera ha annullato la Turandot, la maggior parte dei negozianti ha preferito abbassare le serrande e il traffico sull'autostrada principale che collega la Spagna alla Francia interrotto dai dimostranti.

Rilasciato il reporter di El Pais fermato

Albert Garcia, il fotoreporter del quotidiano spagnolo El Pais, che era stato fermato dalla polizia  venerdì notte, mentre seguiva gli scontri a Barcellona, è stato poi rilasciato nella giornata di oggi. L'uomo, che aveva addosso segnali che lo identificavano come 'stampa', e' stato immobilizzato a terra da una mezzo dozzina di agenti mentre cercava di riprendere l'arresto di un giovane. Ammanettato, è stato caricato su un pulmino e portato via; nel frattempo gli agenti cercavano di impedivano ai colleghi del fotoreporter di riprendere quanto stava accadendo.

Di fronte alle violenze, il governo spagnolo risponde con "l'applicazione proporzionata della legge e con fermezza democratica", ha affermato, in un'intervista a 'La Repubblica', Isabel Celaà, portavoce del governo socialista spagnolo di Pedro Sanchez.

"Negli ultimi giorni abbiamo assistito a fatti molto spiacevoli, portati avanti da gruppi minoritari ma coordinati per agire in modo violento. Stiamo rispondendo come qualunque Stato democratico e di diritto, con le forze di polizia", ha sottolineato.

"Ci aspettavamo una grande reazione emotiva in vista della sentenza. Ora, dopo le condanne, la dobbiamo gestire", ha aggiunto, rimarcando che "in questo momento siamo garanti della liberta' e della sicurezza di tutti i cittadini spagnoli". Guardando alle prossime elezioni, Celaà si è detta convinta che bisogna "fare di tutto perché il 10 novembre ci sia un governo forte, sostenibile, coerente, per guidare la Spagna nei prossimi 4 anni".

L'estrema destra chiede l'arresto del governatore

La formazione di estrema destra Vox ha denunciato, da parte sua, il presidente della Generalitat catalana Quim Torra e ne ha chiesto "l'arresto immediato". Il partito nazionalista guidato da Santiago Abascal accusa Torra di ribellione, disordini pubblici, manifestazione illecita e collaborazione con organizzazioni terroristiche. Vox chiede inoltre l'apertura di un'inchiesta che porti all'individuazione e successivamente all'arresto dei leader di "Tsunami democratico" accusata di essere un'organizzazione terroristica. "Tsunami Democratic" è una app che i manifestanti più facinorosi usano per darsi appuntamento e la polizia ha aperto un'indagine in merito.

Torra ha comunque condannato "gli atti di vandalismo": "Non possiamo permettere che un gruppo di infiltrati danneggi l'immagine dell'indipendentismo", ha avvertito denunciando l'azione di gruppi estranei alla causa separatista. Poi ha rilanciato la sfida di un nuovo referendum entro due anni per l'indipendenza da Madrid.