Decreti sicurezza, alle Ong la modifica non basta

Maria Elena Capitanio
·Giornalista e scrittrice
·3 minuto per la lettura
Giorgia Linardi, legal adviser in Italy for German hunmanitarian NGO Sea-Watch, attends a joint press conference of humanitarian NGOs Sea Watch, Doctors Without Borders (MSF), Open Arms and Tavolo Asilo on July 3, 2019 at the Foreign Press Association in Rome, following a decision to ban Sea Watch from a parliamentary hearing of NGOs within the government's second security decree aimed at giving more resources to police and judicial offices. - The German captain of a migrant rescue vessel, Carola Rackete, has gone into hiding following numerous threats, her charity Sea-Watch said on July 3, a day after her release from Italian custody. An Italian judge had on July 2 released Sea-Watch 3 captain Rackete, three days after her arrest for docking with 40 migrants aboard her ship in defiance of an Italian ban. (Photo by Tiziana FABI / AFP)        (Photo credit should read TIZIANA FABI/AFP via Getty Images) (Photo: TIZIANA FABI via Getty Images)
Giorgia Linardi, legal adviser in Italy for German hunmanitarian NGO Sea-Watch, attends a joint press conference of humanitarian NGOs Sea Watch, Doctors Without Borders (MSF), Open Arms and Tavolo Asilo on July 3, 2019 at the Foreign Press Association in Rome, following a decision to ban Sea Watch from a parliamentary hearing of NGOs within the government's second security decree aimed at giving more resources to police and judicial offices. - The German captain of a migrant rescue vessel, Carola Rackete, has gone into hiding following numerous threats, her charity Sea-Watch said on July 3, a day after her release from Italian custody. An Italian judge had on July 2 released Sea-Watch 3 captain Rackete, three days after her arrest for docking with 40 migrants aboard her ship in defiance of an Italian ban. (Photo by Tiziana FABI / AFP) (Photo credit should read TIZIANA FABI/AFP via Getty Images) (Photo: TIZIANA FABI via Getty Images)

“Questo governo ha mantenuto il pregiudizio nei confronti dell’attività di soccorso, altrimenti avrebbe cancellato del tutto le multe alle Ong”. Parla chiaro con HuffPost Giorgia Linardi, la portavoce di Sea Watch, all’indomani del via libera del Consiglio dei ministri al nuovo decreto su sicurezza e immigrazione, che riscrive i dl Salvini. Niente più multe milionarie alle organizzazioni non governative titolari delle navi, solo tra i 10.000 e 50.000 euro in caso di violazioni, richiamando la disciplina del Codice della navigazione, e sparite le sanzioni amministrative.

Ma la norma non convince Linardi, che si domanda: “Perché introdurre multe per un illecito mai verificatosi?”. Secondo lei “il nuovo decreto non doveva essere pensato sulla base dell’impianto salviniano, noi infatti avevamo chiesto al governo di partire da basi del tutto diverse. Con Salvini erano stati fatti due passi indietro, ora è stato fatto un passo in avanti, di fatto però si rimane un passo indietro rispetto alla situazione di partenza di due governi fa, che comunque non era ottimale”. Qual è il risultato? “Si tira un sospiro di sollievo dalla situazione insostenibile creata dai decreti salviniani, soprattutto per quanto riguarda l’irregolarità”, ammette. Si amplia infatti il sistema di accoglienza, introducendo il regime di protezione speciale, ma “questo non è sufficiente in quanto non si possono prendere quei decreti come base e punto di riferimento per una nuova legislazione sull’immigrazione”. Per ciò che riguarda il soccorso in mare, “Non vengono fatti sostanziali passi in avanti nel momento in cui, lo ripeto, si mantiene il pregiudizio rispetto all’attività delle Ong”. Il rischio sanzionatorio, come dicevamo, viene sposato dal piano amministrativo a quello penale, aggiungendo quindi la garanzia dell’intervento del giudice, “tuttavia le disposizioni restano un deterrente e una limitazione di accesso alle acque territoriali nonostante non ci sia evidenza di illeciti da parte delle Ong”.

Storce il naso anche Mediterranea Saving Humans APS, piattaforma di realtà della società civile e azione non governativa fondata per monitorare il Mediterraneo e salvare chi era in difficoltà dopo che la maggior parte delle altre Ong non era più in condizione di agire a causa dei decreti sicurezza di Salvini. In una nota spiegano che con il nuovo decreto “si è optato per una modifica, e non per l’abolizione che avrebbe reso più giustizia sulla valutazione sull’obbrobrio culturale e giuridico, che erano quei decreti”. E poi proseguono dando delle attenuanti all’attuale esecutivo: “In alcune parti la modifica è sostanziosa: la reintroduzione della protezione umanitaria e il riavvio del dispositivo di accoglienza diffusa del sistema Sprar sono certamente buone notizie, soprattutto per le migliaia di donne, uomini e bambini migranti che forse riusciranno a stare un po’ meglio”. Sul soccorso in mare, “nonostante la modifica delle multe, quasi scontata dopo le osservazioni del Presidente della Repubblica, si mantiene l’impianto secondo il quale chi salva una vita, deve stare attento alle procedure, perché altrimenti rischia fino a due anni di carcere”. Parlano di stigma per chi opera soccorso e sentenziano: “È l’impianto politico culturale nel suo complesso che andrebbe radicalmente cambiato, a partire dallo sblocco delle navi della società civile che rimangono in porto mentre la gente continua a morire in mare”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.