Decreto Covid e riaperture, Orlando bacchetta la Lega

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Andrea Orlando
Andrea Orlando

Le divergenze sul coprifuoco rimasto inalterato alle ore 22 accendono le polemiche in seno al governo tra la Lega e chi è concorde con la decisione intrapresa. Sulla questione relativa all’astensione del Carroccio sul nuovo decreto, che include anche le tanto discusse riaperture, ha parlato Andrea Orlando durante la trasmissione Omnibus.

Il ministro del Lavoro del governo Draghi ha commentato la decisione. “Credo che questo – commenta Orlando – non sia il momento per fare strategie politiche. Lo ritengo un atto incomprensibile e assolutamente irresponsabile. Poche ore prima condividi un accordo poi dici che non ha senso, poi spari e poi ti astieni. Si tratta di una posizione che non è all’altezza di questo momento”.

Nuovo decreto, vecchie ruggini

Le tensioni in seno alla maggioranza ci sono, nonostante siano cambiati diversi interpreti rispetto al governo precedente. La larga maggioranza di forze politiche, fatta eccezione per Fratelli d’Italia che si trova all’opposizione, ha più di un nodo politico e gestionale da risolvere. Orlando, nel frattempo, torna sulle scelte della Lega. “Questo continuo alternarsi, ultimatum e passi avanti e indietro, non aiuta l’Italia in questo passaggio delicato. È una contraddizione che esplode – continua il ministro Orlando – ma non si può fare ogni giorno la forza di governo e di opposizione. La delegazione della Lega ieri mi è parsa in evidente difficoltà”.

Lo scontro politico riguarda in primis il coprifuoco: da un lato la richiesta di posticiparlo alle ore 23, dall’altro la fermezza di Draghi che ha scelto di lasciarlo alle 22. Per non parlare dello schema riguardante le riaperture che ha scatenato tensioni tra i partiti che compongono l’attuale maggioranza di governo. Durante la discussione c’è anche spazio per un commento inerente al Movimento 5 Stelle e Giuseppe Conte come capo politico. “Conte deve iniziare a guidare il M5s, non sta a me dirlo ma mi pare ci sia stata una decisione. Non possiamo che attendere, per dare un giudizio, che questo fatto avvenga. Non mi pare che Conte – conclude il ministro del Lavoro Orlando – sia effettivamente sceso in campo”.