Decreto “Cura Italia”: licenziamenti dei lavoratori vietati per due mesi

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Una delle norme contenute nel decreto “Cura Italia” varato dal governo lunedì 16 marzo 2020 per fronteggiare la crisi economica derivata dall’emergenza coronavirus riguarda lo stop ai licenziamenti per due mesi. In particolare sono vietati quelli collettivi e per giustificato motivo oggettivo. Non sono presi in causa dal provvedimento quelli per giusta causa o giustificato motivo soggettivo.

Decreto “Cura Italia”: stop ai licenziamenti

Nel testo si legge infatti che “l’avvio delle procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24, della legge 23 luglio 1991, n. 223 è precluso per 60 giorni. Nel medesimo periodo sono sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020“. Ciò vuol dire che il datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei propri dipendenti, non può recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo né avviare forme di licenziamento collettivo.

Con questa disposizione il governo ha l’obiettivo di indurre le parti, datori di lavoro e lavoratori, a utilizzare gli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro come la cassa integrazione. In alternativa possono fare ricorso al lavoro agile, alle ferie e qualsiasi modalità che eviti il licenziamento.

Come predetto, la norma non ha investito i licenziamenti disciplinari per giusta causa o giustificato motivo soggettivo. Si tratta del caso in cui il datore di lavoro, a seguito di gravi e irreparabili mancanze commesse dal lavoratore, attui il licenziamento in tronco. Saranno inoltre possibili le dimissioni da parte del lavoratore, anche per giusta causa. In questo caso si potrà ottenere la prestazione a sostegno del reddito, ovvero la Naspi.